Maltrattamenti a disabili psichici

Basta scorrere le notizie degli ultimi giorni per accorgersi che la condizione in cui vivono le persone con problemi psichici non sono idilliache. È importante essere a conoscenza di tali episodi perché i riflettori sulle vite difficili di queste persone non vengano mai spenti.

Iniziamo il nostro ideale viaggio dell’orrore da Marina di Nicotera, centro del Tirreno vibonese, dove un 59enne afflitto da gravi patologie psichiatriche fin dalla nascita era stato rinchiuso addirittura in un pollaio dal fratello e dalla cognata,a cui era stato affidato, una volta morti i genitori. Spazi di vita ridottissimi, per giaciglio un materasso letteralmente invaso dai suoi stessi escrementi, essendo confinato ad un piccolissimo locale senza bagno né acqua a disposizione; tutto intorno rifiuti, insetti, odori mefitici, resti di cibo sparpagliati un po’ ovunque, un degrado umiliante.

Proseguiamo verso Roggiano Gravina (Cosenza) dove alcuni adolescenti tormentavano con dei messaggi whatsapp una ragazzina di 17 anni con problemi psichici.

Spostiamoci a Torre del Greco, dove una ragazzina è stata segregata in una casa del centro storico, dentro uno dei tanti vicoli stretti e umidi sempre. La sua vita sembra quella di un fantasma, non si sa da quanti anni sia andata avanti così, ma le prime segnalazioni risalgono al 2015. La piccola non va più a scuola. Intervengono i Servizi sociali del Comune. Tra un’assenza e l’altra la tredicenne torna in classe. Da qualche parte viene scritto che è affetta «da un lieve disturbo mentale». Ma in alcun centro di Igiene Mentale c’è traccia di un suo passaggio volontario o suggerito da insegnanti e addetti vari. Intanto, la famiglia continua ad occuparsi della ragazzina meglio che può, ma non riceve alcuna visita sanitaria né assistenza. La depressione incombe sulla piccola. I suoi genitori non hanno un lavoro stabile e forse loro stessi hanno bisogno di supporto psicologico. Adesso tutto è stato affidato ad una casa famiglia.

Finiamo a Cozzo, nel Pavese, dove un’anziana donna e il figlio disabile erano segregati dal figlio di lei e dalla sua compagna, i quali per giunta vivevano con la loro pensione. La donna e il figlio erano obbligati a vivere in un locale poco illuminato e areato e senza servizi igienici, tanto che l’anziana e suo figlio erano costretti a fare i propri bisogni nei secchi oppure in giardino. Per lavarsi usavano un tubo dell’acqua e non avevano a disposizione altri indumenti oltre a quelli che avevano indosso. Mangiavano solo una volta al giorno, la sera, ed erano terrorizzati, afflitti dalla paura di subire percosse.

Tutte queste storie ci raccontano di un tessuto sociale in cui le situazioni di fragilità non sono tutelate ed i nuclei familiari con criticità sono troppo spesso abbandonate ad una sorte che spesso diventa tragica. Il lavoro da fare per tutelare chi soffre è ancora tanto, purtroppo.

 

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