Fare musica mantiene il cervello giovane

Da sempre l’uomo ha espresso sentimenti e stati d’animo con la muPS_20170912124925sica, traendone un beneficio immediato, ma gli effetti positivi potrebbero essere molto più a lungo tempo e ben più determinanti sulla qualità della vita delle persone. Uno studio condotto in collaborazione da università tedesche ed israeliane, appena pubblicato sulla rivista Brain Structure & Function, ha mostrato che l’età mentale di coloro che nella vita hanno dedicato regolarmente del tempo a suonare degli strumenti è minore di quelli che non l’hanno mai fatto. Studi scientifici hanno dimostrato che suonare uno strumento musicale per lunghi periodi di tempo porta ad una serie di vantaggi legati all’intelligenza, alle abilità verbali, alla discriminazione uditiva e alle competenze motorie già durante l’infanzia, ma anche durante l’adolescenza con effetti che dura per decenni. Particolarmente rilevante in quanto si proietta sul successo scolastico o nella carriera è l’autodisciplina, in quanto è richiesto un impegno enorme per raggiungere, mantenere, perfezionare e sincronizzare tutte le azioni e le abilità necessarie per suonare uno strumento. Inoltre molto vantaggioso è il fatto che questi sforzi spesso ricevono il sostegno di risposte positive e ricompense, quali il riuscire a suonare una melodia, per cui viene rilasciata dopamina che dà una sensazione di benessere. Inoltre, la produzione di musica arricchisce le interazioni sociali, rafforzando indirettamente il comportamento musicale, ma anche portando ad un impatto sulla salute sul cervello, in quanto fornisce un prezioso arricchimento e funge da stimolatore cognitivo con importanti conseguenze sulla decelerazione del declino cognitivo connesso all’età fino alla riduzione del rischio e della progressione della demenza. Per quanto riguarda la plasticità del cervello, i musicisti rappresentano una popolazione eccezionale, dato che il loro cervello è impegnato in un’intensa attività multisensoriale e motoria che inizia tipicamente all’inizio dell’infanzia ed è praticata per tutta la vita. Pertanto, i musicisti professionisti sono un modello umano in vivo predisposto per lo studio della plasticità cerebrale. I ricercatori hanno studiato immagini anatomiche di risonanza magnetica ottenute da tre gruppi di soggetti che differivano per il tempo dedicato nella loro vita alle attività musicali (cioè musicisti professionisti, musicisti amatoriali e non musicisti). Per ciascun soggetto, hanno calcolato un punteggio di età cerebrale usando un particolare algoritmo. Rispetto ai non musicisti, i musicisti hanno generalmente avuto punteggi di età cerebrale inferiori, mentre i musicisti amatoriali hanno i punteggi più bassi che suggeriscono che la produzione musicale ha un effetto di decelerazione dell’età sul cervello. Gli studiosi quindi hanno giustificato questo dato, argomentando che il benessere generato dalla musica, nei musicisti professionisti, è scompensato dallo stress dovuto allo stile di vita e alle condizioni economiche non agiate in cui versano la maggior parte di loro. In conclusione la musica preserva il cervello dall’invecchiamento ed è vivamente consigliato che da bambini si impari a suonare uno strumento, a patto però che nella vita non si scelga di fare i musicisti per professione…

Daniele Corbo

Reference: Keeping brains young with making music. Rogenmoser, L., Kernbach, J., Schlaug, G. et al. Brain Struct Funct (2017).

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