Distinguere il disturbo ossessivo compulsivo da chi ne soffre

PS_20170918115431La percezione che spesso si ha rispetto a chi soffre di un disagio mentale e nello specifico il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) condiziona le relazioni tra il sofferente verso se stesso e verso gli altri. La tendenza è quella di identificare la persona con il suo disturbo, fino a perdere di vista che dietro la malattia c’è una personalità diversa che subisce il condizionamento del proprio disagio. A tale proposito è interessante la ricerca dei ricercatori dell’università di Manchester, appena pubblicato sulla rivista BMC Psychiatry, che sostiene che le percezioni dei membri della famiglia circa il legame tra DOC e la persona, ma in generale le percezioni comuni, possono rappresentare un fattore fondamentale per determinare le risposte ad affrontate tale condizione. Il DOC è un problema di salute mentale debilitante caratterizzato da pensieri ricorrenti, indesiderati, immagini e impulsi (ossessioni) che l’individuo si sente obbligato a perpetuare con atti fisici o mentali ripetitivi o compulsioni. Una recente revisione della letteratura ha rilevato che le persone affette da DOC soffrono di una ridotta qualità della vita rispetto alle persone della popolazione generale. Oltre all’impatto del DOC sulla persona che ne è colpito, anche i membri della famiglia che li sostengono hanno una minore qualità di vita e un livello di sofferenza significativo, che può essere paragonabile a livelli di carico da parenti di persone con disturbi psicotici. I membri della famiglia possono diventare coinvolti nei sintomi dei loro parenti, aiutandoli nei rituali e modificando la loro routine quotidiana per aiutare il familiare. Mentre questi comportamenti possono essere motivati ​​dal desiderio di alleviare la sofferenza, i trattamenti psicologici moderni sostengono che l’assecondare i sintomi del DOC da parte dei familiari dovrebbe essere effettivamente ridotto durante il trattamento, in quanto questi comportamenti possono avere l’involontaria conseguenza a lungo termine del rafforzamento dei sintomi con un peggioramento della sintomatologia. Il problema, dimostrano gli scienziati, è che tali comportamenti da parte dei familiari nascono nella considerazione che hanno della persona sofferente, identificata nella sua patologia. Ciò fa nascere una convinzione che quelle dinamiche fanno parte del suo carattere e che non possono essere modulate o addirittura superate e cosa terribile, di questo finiscono per convincersene anche i diretti interessati. Insomma chi si trova ad affrontare un problema di questo tipo, se vuole aiutare a guarire il familiare, non deve assecondarlo nelle compulsioni e nelle ossessioni e soprattutto non deve identificarlo in esse. Chi soffre di DOC può vivere in modo diverso, ma va accompagnato nel farlo.

Daniele Corbo

REFERENCE: Separating obsessive-compulsive disorder from the self. A qualitative study of family member perceptions. Rebecca Pedley, Penny Bee, Katherine Berry and Alison Wearden. BMC Psychiatry. 2017

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