Prendersi cura di chi si prende cura dei pazienti psichiatrici.

PS_20171003132202Avere in famiglia una persona che soffre di disagio psichico comporta tutta una serie di problematiche che spesso non vengono prese in considerazione. Oltre agli aspetti strettamente pratici come l’impegno totalizzante in termini materiali e di tempo, c’è l’aspetto più importante che riguarda la sfera emotiva e psicologica. Negli ultimi anni diverse pubblicazioni hanno dedicato spazio a questa tematica, in quanto i familiari finiscono per diventare essi stessi sofferenti psicologicamente. Uno studio statunitense di circa dieci anni fa intervistava un gran numero di familiari e tutti esponevano le stesse difficoltà rispetto all’accedere ad un sostegno psicologico, ad una vicinanza emotiva adeguata e allo stigma rispetto all’avere un congiunto con un problema psichiatrico. Nel decennio successivo, l’importanza di includere i membri della famiglia nei servizi per i soggetti psicotici è stata sempre più riconosciuta. Tra i primi è stato il progetto OPUS in Danimarca, avviato nel 2000, per il quale l’intervento integrato comprende un trattamento di comunità assertivo, il coinvolgimento familiare e la formazione delle competenze sociali. OPUS ha portato ad una diminuzione del peso delle famiglie e una maggiore soddisfazione. La terapia comportamentale cognitiva combinata individuale e familiare con la psicoeducazione ha portato a meno stress tra i membri della famiglia e ad una sensazione di poter “contribuire positivamente alla cura del proprio parente”. Negli Stati Uniti c’è il progetto RAISE che si occupa di recupero dopo un episodio iniziale di schizofrenia, che comprende due anni di assistenza coordinata specializzata che promuove l’impegno, la partecipazione e il recupero. Elementi fondamentali includono il prendere decisioni condivise, l’assistenza nell’istruzione e l’occupazione, la formazione delle competenze sociali, i servizi di crisi e, per le famiglie, l’impegno, la psicoeducazione, le famiglie e la necessaria consultazione. Una pubblicazione appena uscita sull’importante rivista World Psychiatry espone la tendenza degli ultimi anni che è quella di cercare di coinvolgere e preparare delle reti intorno alle famiglie. In Australia si stanno coinvolgendo le istituzioni religiose, come chiese, moschee e sinagoghe in modo da supportare i sofferenti e le famiglie, anche con attività e reti di affetti, soprattutto in quelle aree lontane dall’assistenza specialistica psichiatrica. In questo contesto l’iniziativa della nostra associazione Orme Svelate, di dare un supporto parallelo a quello medico a chi ha il disagio e alle famiglie, con una semplice rete affettiva di ascolto e condivisione, sembra essere in linea con le più recenti pubblicazioni scientifiche.

Daniele Corbo

Bibliografia: Taking care of the carers: support for families of persons with early psychosis. Cheryl Corcoran. World Psychiatry. 2017 Oct..

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