C’è continuità tra veglia e sogni?

sognoIl mondo dei sogni da sempre ha affascinato l’essere umano, anche perché ha sempre pensato di poter ricavare da essi informazioni utili per migliorare la propria esistenza. In tal senso, spesso si legge nei sogni una continuità col vissuto, ma è realmente così? L’ipotesi che esista continuità afferma che ci sia correlazione, di qualche forma, tra veglia e sogno. Recenti lavori hanno fornito prove convincenti, come ad esempio che alcune esperienze salienti di vita-veglia si trovano nei sogni. Sono stati proposti cinque fattori per rappresentare l’incorporazione di esperienze di vita nei sogni: l’emozione durante la vita-veglia; il tipo di attività da svegli; tratti della personalità; intervalli di tempo; e il tempo della notte. L’eccitazione emozionale sembra accompagnare costantemente queste esperienze, sia durante la veglia che durante il sogno. La continuità tra sogni e veglia sembra quindi fornire un quadro per studiare e misurare l’entità della sovrapposizione o della varianza condivisa tra diversi stati di coscienza. Quando parliamo di continuità della coscienza intendiamo una visione olistica del presente, del passato recente e di quello più lontano e della capacità di proiettarsi nel futuro. Tuttavia, sembra assolutamente troppo semplicistico pensare anche alla consapevolezza nella veglia come omogenea. Per esempio la consapevolezza metacognitiva di rendersi conto di aver cercato di leggere lo stesso paragrafo del testo per qualche tempo, senza averlo realmente appreso o l’atto cosciente di sognare ad occhi aperti: un’attività focalizzata su parti forse con un fine piacevole ma che richiede fantasia e una perdita di aderenza alla realtà. Altri esempi che combinano un funzionamento metacognitivo di alto livello con una perdita di contatto con la realtà includono l’esperienza del deja-vu, l’avere memorie autobiografiche involontarie che interrompono il pensiero focalizzato e la meditazione. Durante la veglia, spesso sembra che non si notino eventi nel nostro ambiente circostante (per esempio la cecità dei cambiamenti, in cui gli osservatori spesso non riescono a notare importanti cambiamenti di uno stimolo visivo). La maggior parte delle teorie della coscienza distingue tra i processi più essenziali e automatici di rispondere alle esigenze ambientali ed i processi cognitivi ad alto ordine di consapevolezza di sé in luogo e in tempo. I processi di consolidamento della memoria del sonno dipendenti delle esperienze autobiografiche possono in parte rappresentare molte delle discontinuità della cognizione del sonno in modo funzionale. Attraverso l’evidenza dell’incorporazione, della frammentazione e della riorganizzazione dei ricordi nei sogni, un articolo della ricercatrice inglese Caroline Horton, appena pubblicato sulla rivista Frontiers in psychiatry, propone un modello di frammentazione di memorie autobiografiche e episodiche durante il sonno, che si manifestano come discontinuità durante il sonno, rendendo gli aspetti salienti di quelle memorie successivamente disponibili per il consolidamento in isolamento dalle loro caratteristiche contestuali. In sintesi, le discontinuità della cognizione nei sogni sono state precedentemente riconosciute sia come tipiche del comportamento normale dell’attività cerebrale nei sogni e possibilmente indicative di sintomi dissociativi problematici, come la schizofrenia. Questo articolo riassume gli elementi di processo continuo e discontinuo attraverso il sonno e la veglia, riconoscendo che le discontinuità in forma, di cognizione e di coscienza sono tipiche ed effettivamente funzionali sia della veglia che dei sogni (cioè, elaborazione del sonno). Il campo della scienza del sonno riconosce bene che il sonno è uno stato eterogeneo. Poiché fasi distinte del sonno sono definite da specifici schemi di attività neurale, misurati con elettroencefalografia, si suppone che anche la coscienza durante il sonno cambi. Ciò che è meno chiaro è come la coscienza cambi in linea con questo. Questo è meno chiaro perché è difficile accedere ai segnali dell’esperienza cosciente dal sonno, poiché la possibilità di accedere a queste esperienze è bassa e mutevole rispetto a come l’individuo si sveglia dal sonno. La discontinuità come abbiamo concettualizzato qui è la frammentazione delle esperienze mentre tendiamo a percepirle nel presente. Questo può riferirsi al sognare di un evento reale in modo molto diverso rispetto all’esperienza originale, oppure può riferirsi semplicemente a richiamare un’esperienza in modo diverso rispetto alla sua origine. Pertanto, la discontinuità potrebbe riferirsi al cambiamento di una rappresentazione della memoria nel tempo, sia che si tratti di un sogno o quando ci si ricorda di un sogno in un momento successivo al risveglio. Durante il sonno, le esperienze provenienti dalle nostre vite sono particolarmente discontinue, in quanto sono selezionate le specifiche componenti costituenti le esperienze autobiografiche per l’elaborazione. Tuttavia, sotto la supervisione della coscienza continua, il flusso di pensieri, immagini e cognizioni vengono cuciti in un racconto coerente, i singoli frammenti di memoria sono legati insieme a creare un nuovo “episodio”, certamente discontinuo rispetto alla veglia, che può essere non plausibile, incongruo o impossibile (ad esempio, sognare di parlare con qualcuno che è stato recentemente scomparso). La conseguenza di questo è che il prodotto del sogno può fornire un’idea attraverso considerazioni di nuove esperienze, ma non può essere stato composto in modo deliberatamente metaforico o simbolico. La natura del sonno può essere vista come riflesso dei processi cognitivi della riorganizzazione della memoria nel tempo, uno strumento della mente per strutturare in modo più organizzato l’insieme dei ricordi.

Daniele Corbo

Bibliografia: Consciousness across Sleep and Wake: Discontinuity and Continuity of Memory Experiences As a Reflection of Consolidation Processes. Caroline L. Horton. Front Psychiatry. 2017

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. sofiailpensierofilosofico ha detto:

    Il sogno è sicuramente connesso alla nostra attività cosciente. Tuttavia per sua caratteristica d’essere, il sogno può ineffabile ed incoglibile nella maggior parte delle volte perché non sempre ciò che “vediamo” come contenuto manifesto è un racconto coerente e chiaro. Il discorso si presta sicuramente ad ulteriori considerazioni. La invito pertanto su http://www.sofiailpensierofilosofico.wordpress.com dove troverà una sezione di domande che spero possano suscitare curiosità.

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    1. ormesvelate ha detto:

      La ringraziamo per il suo interesse e per il suo invito, che sicuramente raccoglieremo. Ci tengo a sottolineare che negli articoli in cui inseriamo una singola bibliografia, non esprimiamo una visione completa ed esaustiva circa l’argomento, ma esponiamo il punto di vista esplicitato in recenti pubblicazioni scientifiche. Cerchiamo, come associazione che si occupa della mente in tutte le sue declinazioni, di essere sempre aggiornati sul punto di vista scientifico più recente e proviamo a trasmetterlo agli altri.

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      1. sofiailpensierofilosofico ha detto:

        Grazie per aver risposto al mio commento. Sono molto incuriosita dai vostri articoli e, ne sono sicura, ci potranno essere ulteriori scambi dialettici futuri.

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      2. ormesvelate ha detto:

        Grazie a lei! attendiamo che ci fornisca altri preziosi stimoli.

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      3. sofiailpensierofilosofico ha detto:

        Grazie a voi

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