Barcollo ma non mollo. Storia di Rossella, figlia del Parkinson e di come sia diventata una studentessa di Medicina

Parkinson

Rossella è una fantastica ragazza di 26 anni, che ho conosciuto per caso tre anni fa quando avevo bisogno di comprare un libro che lei vendeva. Aria sbarazzina, ricordo ancora come la stanchezza di un giorno intero passato a lezione, per lei, e in laboratorio di Analisi dei medicinali, per me, ci avesse accomunato dal bisogno di prendere un caffè insieme, nonostante ci fossimo appena conosciute.

Di mesi da quel primo incontro ne passarono, finché ci vedemmo di nuovo, e in quell’occasione mi raccontò della sua magnifica storia, che l’ha portata ad essere una studentessa di medicina, all’epoca al terzo anno. Prendendo nuovamente un caffè, “mia madre soffre di Parkinson” mi dice. “Lei stava male già da qualche tempo, quando cominciarono i pellegrinaggi negli studi medici, ma il suo malessere galoppava nel suo corpo, ancora senza identità e senza nome. Dal momento in cui la malattia di Parkinson le venne diagnosticata, non so dirti bene se per me le cose cambiarono in meglio o in peggio. D’altronde era stato dato solo un nome a tutta quella situazione; di certo, il mondo esterno cambiò sicuramente atteggiamento verso di noi, eccome”. E poi continua, “è una malattia che sicuramente non uccide ma che fa sentire una certa assenza. Anche se è viva, mia madre mi è mancata, mi manca e mi mancherà sempre. Il Parkinson – oramai è da più di venticinque anni che mia madre ne è affetta – mi lascia paure e sensi di colpa, ma soprattutto, ancora adesso, il timore di ammalarmi  io stessa, di rivivere la stessa sorte di chi amo”.

La malattia di Parkinson è anche detta “paralisi agitante”, un ossimoro, se ci pensate. Malattia neurodegenerativa, i tipici segni che la contraddistinguono –tremori, rigidità e lentezza dei movimenti- sono dovuti alla lenta e progressiva morte di quelle cellule deputate alla sintesi e al rilascio di un neurotrasmettitore, la dopamina. Con il tempo, molti studi hanno rivelato che esistono dei fattori di rischio che incidono significativamente nella comparsa della malattia: infatti, l’esposizione a pesticidi o solventi organici (contenuti nel petrolio e derivati, per es. nella benzina, nelle colle e nella trielina) sono fattori di rischio ambientali per malattia di Parkinson.  Il rischio di sviluppare la malattia aumenta del 60% con l’esposizione a queste sostanze.  I moderni trattamenti sono efficaci per gestire i sintomi motori precoci della malattia, grazie all’uso di agonisti della dopamina e del levodopa, la cui logica è quella di “rimpiazzare” la dopamina che viene a mancare. Col progredire della malattia, però, i neuroni dopaminergici continuano a diminuire, e questi farmaci diventano inefficaci nel trattamento della sintomatologia e, allo stesso tempo, producono una complicanza, la discinesia, caratterizzata da movimenti involontari. Comunque, il trattamento farmacologico ed una buona gestione multidisciplinare della malattia, che includono una corretta alimentazione ed alcune forme di riabilitazione, hanno dimostrato nell’insieme una certa efficacia nell’alleviare i sintomi.

“Spesso si presta molta attenzione alle esigenze del paziente, trascurando però l’enorme carico emotivo e pratico dei suoi familiari e delle persone più vicine. Questa malattia mi ha insegnato il valore della lotta perché non dà scelta. Mi ha fatto sentire arrabbiata per tanto tempo, in credito con la vita, mi ha costretta concretamente ad una infanzia e adolescenza piena di responsabilità, e di grandi sacrifici. Ricordo che a tratti smarrivo la mia spensieratezza…” Quella stessa forza l’ha poi portata a diventare una studentessa di medicina, ed il suo grande spirito di sacrificio ha fatto da fondamenta per concretizzare i suoi desideri e la sua dedizione.

Rossella sorseggia il suo thè caldo ed improvvisamente il suo sguardo si ferma sulla dispensa che fa capolino dalla sua borsa, quasi a ricordarle che è giunta l’ora di andare a studiare.
Quando poi ci salutammo, ricordo ancora quel suo sorriso abbozzato ed imbarazzato, ma non per via del suo racconto, ma perché “mi prendono tutti in giro, quando dico che mi piace troppo studiare!

Per saperne di più: Jagadeesan AJ et al. “Current trends in etiology, prognosis and therapeutic aspects of Parkinson’s disease: a review”, Acta Biomed. 2017

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ForgivingConnects ha detto:

    Daniele this is profound. Thank you for sharing the experience of this woman and her mother. So touching, and inspirational. Many blessings to you and to all you meet!! Debbie

    Liked by 1 persona

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