Pensare a sé in terza persona

PS_20171108204026L’ansia di una prova o di un’interrogazione sembra porci in uno stato confusionale che fa rendere molto meno rispetto alle nostre reali capacità. Allora come fare a mettere un freno a quest’ansia per rendere al 100% e soprattutto per vivere meglio? Ci risponde un team di ricercatori statunitense, in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports, con uno studio realizzato sia in risonanza magnetica che con elettroencefalografia. È stato chiesto a 37 studenti di riflettere sulle emozioni suscitate dalla visione di immagini violente usando la prima o la terza persona, in pratica chiedersi il motivo del dolore provato oppure chiedere perché un’altra persona dovesse soffrire a vedere quell’immagine. L’analisi dell’attività cerebrale in elettroencefalografia ha dimostrato che l’uso della terza persona reprimeva in un secondo la risposta emotiva dei soggetti. Invece nel secondo esperimento 52 soggetti sono stati monitorati in risonanza magnetica per vederne l’attivazione cerebrale mentre ricordavano momenti dolorosi della loro storia personale, rievocandoli in prima e terza persona. Ancora una volta l’effetto dell’uso della terza persona modulavano le risposte delle aree che regolano la reattività emotiva ed il pensiero di sé. A differenza di tante metodiche indirizzate all’abbattimento dell’ansia, cambiare il pronome nel raccontarsi la realtà non comporta alcun sforzo, ma l’effetto è il medesimo. Quindi il consiglio a chi va nel panico prima degli esami o di un’interrogazione: raccontatevi che il soggetto delle azioni non sarete voi, ma un vostro amico o una persona indefinita. Questo creerà una distanza emotiva rispetto all’azione ed inevitabilmente l’ansia si ridurrà e voi darete il massimo.

Daniele Corbo

Bibliografia: Third-person self-talk facilitates emotion regulation without engaging cognitive control: Converging evidence from ERP and fMRI. Jason S. Moser, Adrienne Dougherty, Whitney I. Mattson, Benjamin Katz, Tim P. Moran, Darwin Guevarra, Holly Shablack, Ozlem Ayduk, John Jonides, Marc G. Berman & Ethan Kross. Scientific Reports 7, Article number: 4519 (2017)

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Aria Mich ha detto:

    Forte! Ed è assolutamente vero. Molte volte, quando ho scritto di quello che sentivo, mi risultava davvero facile quando lo raccontavo in terza persona… oppure inventavo un personaggio e quindi una storia.

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    1. Crea un distacco emotivo che ci fa vedere le cose con più lucidità e oggettività. Anche per questo scrivere fa bene!

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      1. Aria Mich ha detto:

        Proprio così!

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  2. Giuliana ha detto:

    siamo qui per questo credo 😊

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    1. Ahahah, la scienza arriva sempre dopo le intuizioni emotive…

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      1. Giuliana ha detto:

        ci puoi giurare! 😉

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  3. elidalla ha detto:

    Vi chiedo se stiamo parlando degli stessi effetti raggiungibili con la med meditazione ?

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    1. No, è diverso. Questo metodo non richiede una preparazione né una competenza, quindi facilmente applicabile. Non mira ad una maggiore consapevolezza, ma semplicemente ad allontanare la componente emotiva per abbattere l’ansia. Non paragonerei le due cose

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