La musica che cura

PS_20171113162713Tutti nell’ascoltare la musica riscontrano degli effetti sulla propria mente, un ascolto intenso difficilmente lascia indifferenti, è percepibile in maniera immediato un condizionamento. Il potere dell’ascoltare musica si trova principalmente nel suo impatto sostanziale sul cervello, con conseguenti importanti ripercussioni psicofisiologiche. Fin dalla sua origine, la musica è stata utile a diversi scopi: da un lato fornisce un veicolo per l’espressione, il piacere e la fruizione estetica, dall’altro accompagna molti eventi di natura sociale, religiosa o altra natura. In quest’ultimo caso, l’uso della musica può essere definito come funzionale, o utile ad uno scopo particolare. Ciò determina specifiche caratteristiche musicali che sostengono la funzione musicale: esempi sono ninna nanne, canzoni di lavoro, cerimonie religiose e così via. Oltre a questi aspetti, la musica ha sempre avuto anche un valore terapeutico. Questa prospettiva ha ottenuto il riconoscimento attraverso i secoli, sostenendo l’identificazione delle fondamenta scientifiche dell’azione terapeutica della musica. Le risultanti applicazioni in numerosi contesti clinici e riabilitativi hanno portato ad importanti risultati terapeutici. Uno studio ha discusso delle diverse funzioni e usi della musica nel vivo della gente, collegandoli anche alla personalità e alla capacità cognitiva. Analizzando i modi in cui viene utilizzato l’ascolto musicale, la fruizione estetica può essere attribuita alla condizione di ricerca di piacere e di espressione emotiva, senza un obiettivo specifico. In questo caso la musica si basa su componenti estetici che creano stili/tipi di musica, che cambiano con i tempi e sono stati sempre profondamente influenzati dalla cultura della posizione in cui si sviluppano. La musica destinata a una fruizione specifica è generalmente basata sulle stesse norme culturali, ma è regolata da restrizioni e regole musicali che prendono in considerazione non solo il fattore estetico, ma anche lo scopo che la musica deve servire. Ciò ha portato alla composizione della musica che è efficace in contesti specifici, a causa delle qualità strutturali e parametriche e del loro effetto sull’individuo. Ciò spiega ad esempio perché le ninne hanno caratteristiche comuni che li rendono simili in tutte le culture, perché l’obiettivo della musica (non puramente estetica) richiede la restrizione di modelli compositivi caratterizzati da specifici criteri relativi alla forma, ai parametri e agli stili espressivi che facilitano la realizzazione dell’obiettivo determinato. Tali restrizioni sono ancora più evidenti nella musica creata per scopi terapeutici, cioè con l’obiettivo di ridurre un sintomo o modificare la condizione psicofisica del beneficiario. Oggi, nel contesto dell’evoluzione della musica e delle sue forme compositive, coincidenti con lo sviluppo scientifico, siamo in una situazione di impasse, visto che la complessità della musica non corrisponde facilmente alla necessità scientifica di relazionare i fenomeni musicali/sonori con i loro potenziale efficacia terapeutica. Non sorprende che una recente meta-analisi conclude che, nonostante alcune questioni metodologiche e cliniche ancora senza risposta, la musica produce effetti significativi durante l’intervento chirurgico, anche se non è ancora chiaro quale tipo di musica dovrebbe essere proposta e quali processi supportano gli effetti (piacere? distrazione? qualcos’altro?). Se la musica è terapeutica, bisogna essere in grado di affermare quale musica porta questo attributo, in quali condizioni cliniche, con quali modi di somministrazione e perché. È anche importante capire se l’effetto della musica è diretto o indiretto, in altre parole, se ad esempio altre situazioni simili di piacere o distrazione producono risultati analoghi. C’è ancora molta ricerca per rispondere a questi punti, ma potrebbe essere utile dare una nuova direzione e prospettiva a questi studi, come ad esempio l’intelligenza artificiale che è già stata impiegata per produrre musica secondo uno stile particolare. Recentemente sia Iamus che Melomics hanno creato un algoritmo in grado di produrre musica in questo senso senza però riferirsi a compositori o stili preesistenti. Al fine di creare la struttura musicale di ogni frammento, la sua durata complessiva è divisa in un numero di battiti, cioè è come creare una griglia in cui tutte le possibili durate delle note (dal parametro ritmico) possono essere fornite e quindi riempire i contenitori con le note in modo casuale. Una volta scelto la durata della nota, viene dato un passo, in base al passo della nota precedente (a partire da un passo medio del parametro del pitch range) e agli intervalli consentiti. Il punteggio viene scritto in notazione Lilypond , quindi ogni parametro del frammento viene tradotto in questo linguaggio di scrittura, in modo che il punteggio possa essere stampato e sintetizzato per determinare la sua validità per il dato uso terapeutico e la sua correzione. Questo processo algoritmico non nega il valore della musica: piuttosto ha effetto su una semplificazione, riducendo la musica alla sua essenza e portando così ad un migliore controllo della sua struttura e dei suoi parametri. Ciò permette, sulla base dell’esperienza clinica e della letteratura, di ipotizzare la musica con caratteristiche specifiche mirate all’uso terapeutico: la struttura musicale ei suoi parametri possono essere controllati, modellati e adattati alle esigenze terapeutiche. Così la musica diventa un mediatore terapeutico concepito specificamente per questo fine e quindi privo di riferimenti culturali appartenenti a stili musicali o generi. La musica di Melomics-Health si basa sull’utilizzo della scala musicale occidentale, ma non sulle solite armoniche e melodiche strutture/connessioni. Ciò consente di riconoscere composizioni Melomics-Health come musica che possiamo considerare a-temporali e prive di specifici riferimenti emotivi o cognitivi. Una musica che tende a recuperare una condizione arcaica, ritornando alle origini del materiale musicale in un incontro con le esigenze della scienza. La scienza infatti stabilisce l’obiettivo di verificare l’efficacia di tale materiale musicale basata sulla precisa conoscenza dei suoi elementi integrali, con la possibilità (data dalla tecnologia) di modellarli come desiderato in base alle esigenze terapeutiche. Una possibile limitazione della musica Melomics-Health è che non tiene conto di modelli musicali e ripetizioni come di solito si può trovare nella musica. Tuttavia i nostri sistemi uditivi e cognitivi possono gradualmente riconoscere la struttura sottostante Melomics-Health rendendo questa musica familiare e parzialmente prevedibile. D’altra parte la ripetizione e la prevedibilità della musica sono legate agli aspetti di gradimento e ricompensa, ma non si è certi che altri importanti effetti nel campo terapeutico (cioè l’attivazione, il rilassamento, la modulazione, ecc.) si basano principalmente su questi fattori. A questo proposito l’approccio Melomics-Health non solo definisce nuove prospettive terapeutiche, ma prepara anche la base per i modelli innovativi di ricerca in neuroscienze sull’impatto dei fenomeni musicali/sonori sul cervello umano.

Daniele Corbo

Bibliografia: Music and Technology: the curative algorithm. Alfredo Raglio and Francisco Vico. Front. Psychol. | doi: 10.3389/fpsyg.2017.02055

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