Allucinazioni uditive in persone senza disagi psichici

PS_20171115173555Vivere in un mondo in cui le voci che si sentono non sono solamente quelle reali, è devastante per il proprio equilibrio in quanto va ad intaccare la fiducia nelle proprie percezioni fino a far perdere la propria autonomia. Le allucinazioni verbali uditive (ascoltare voci) sono tipicamente associate alla psicosi, ma una minoranza della popolazione generale li sperimenta anche frequentemente e senza stress precedente al fenomeno. Tali esperienze “non cliniche” offrono un’occasione rara e unica per studiare le allucinazioni, oltre a permettere di distinguere i fattori clinici, consentendo così l’individuazione di meccanismi specifici della psicosi. Le teorie recenti suggeriscono che le allucinazioni derivino da uno squilibrio di previsione e informazioni sensoriali, ma anche come un tale squilibrio influenza anche i processi uditivi-percettivi, rimane sconosciuto. In uno studio recente pubblicato sulla prestigiosa rivista Brain, per la prima volta vengono esaminate l’elaborazione corticale di un discorso ambiguo in persone senza psicosi che regolarmente hanno la percezione di ascoltare voci. Dodici uditori non-clinici di voce e 17 controlli abbinati completarono una sessione di scansione in risonanza magnetica funzionale, mentre ascoltarono passivamente un discorso costruito allo scopo con andamento regolare (“sinusoidale”), potenzialmente intelligibile o incomprensibile. Gli ascoltatori hanno riferito di aver riconosciuto la presenza del discorso negli stimoli prima dei controlli e prima di essere esplicitamente informati della sua intelligibilità. In entrambi i gruppi, la parola intellegibile nell’onda sinusoidale impegnava una tipica rete di elaborazione vocale sinistra-lateralizzata. In particolare, tuttavia, gli ascoltatori hanno mostrato di percepire risposte più intelligibili rispetto ai controlli nella corteccia cingolata anteriore dorsale e nel giro superiore frontale. Ciò suggerisce un maggiore coinvolgimento dei processi di attenzione e sensomotori, selettivamente quando il discorso era potenzialmente intelligibile. Complessivamente, questi risultati comportamentali e neurali indicano che le persone con esperienze allucinatorie mostrano risposte distinte agli stimoli uditivi significativi. Una maggiore ponderazione nei confronti delle conoscenze e delle aspettative precedenti potrebbe provocare sensazioni uditive non veridiche in questi individui, ma potrebbe anche agevolare spontaneamente l’elaborazione percettiva quando tale conoscenza è necessaria. Ciò ha implicazioni per la comprensione delle allucinazioni nelle popolazioni cliniche e non cliniche ed è coerente con le teorie di “predittività” di psicosi. A leggere questo studio sembra che “ascoltare voci” abbia a che fare più con l’intuizione e con la genialità che non con un disagio…

Daniele Corbo

Bibliografia: Distinct processing of ambiguous speech in people with non-clinical auditory verbal hallucinations. Ben Alderson-Day César F. Lima Samuel Evans Saloni Krishnan Pradheep Shanmugalingam Charles Fernyhough Sophie K. Scott. Brain, Volume 140, Issue 9, 1 September 2017.

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