Hikikimori, disagio giovanile in espansione

PS_20171127211232Il caso degli Hikikomori sta scuotendo società, stampa e la ricerca scientifica, e dai dati ufficiali il problema si sta diffondendo anche nel nostro Paese. Il termine Hikikomori, che significa letteralmente “isolarsi, stare in disparte”, viene utilizzato per descrivere coloro, generalmente adolescenti e giovani adulti, che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria camera da letto, evitando di avere alcun tipo di contatto diretto con il mondo esterno fino a raggiungere una ricerca di livelli estremi di confinamento ed isolamento. La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che la stima fornita dall’Università di Okinawa, che parla di 410 000 soggetti che presentano tale disturbo, sia la più attendibile. Per la maggior parte sono giovani di età compresa fra i 19 e i 31 anni di sesso maschile. Le scelte alla base degli Hikikomori probabilmente sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. In una società come quella giapponese, dove gli adolescenti sono sottoposti a importanti aspettative, dove il bisogno primario di ogni maschio riguarda l’autorealizzazione e il successo personale, non può che diffondere il problema. In Italia si parla di circa 30,000 casi che possono far riferimento a tale fenomeno. Il disagio di questi giovani nasce da un forte senso di vergogna, dalla percezione di non essere all’altezza della società, che spinge a diventare qualcuno a livello professionale e non umano. Il percorso terapeutico, che può durare da pochi mesi a diversi anni, a seconda della gravità, consiste nel trattare la condizione come un disturbo mentale o un grave problema di socializzazione. Alla base sembra esserci una grande fragilità che porta all’evitamento di tutte le situazioni in cui si possa essere esposti al giudizio. Spesso problematiche di questo tipo insorgono in contesti familiari in cui è praticamente assente la figura paterna ed il figlio maschio instaura un rapporto quasi patologico con la madre, che finisce per essere l’unica persona con la quale relazionarsi, in quanto l’unica a non giudicare. Infine c’è da sottolineare l’importanza d’internet in questo fenomeno, poiché permette di avere una vita virtuale stando seduti nella propria cameretta. Una soluzione semplice non sembra esserci, ma sicuramente aiutare i giovani ad accettare le proprie fragilità senza temere il giudizio darebbe loro più probabilità di non incorrere in questo terribile fenomeno che nega la possibilità di essere persone, visto che impedisce le relazioni.

Giacomo Berghenti

7 commenti Aggiungi il tuo

    1. Giacomo Berghenti (Orme Svelate) ha detto:

      È un problema serio che va controllato e prevenuto

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    2. Anonimo ha detto:

      Grazie

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      1. Prego… pensi che dovremmo parlarne ancora dell’argomento?

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  1. Aria Mich ha detto:

    Avevo sentito di questo disagio, in un programma. È una cosa impressionante, ma riflette la realtà e le generazioni di oggi, fragilissime…

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    1. Il problema è importante, ma secondo me è la conseguenza di una società fragilissima, con genitori che fanno fatica ad esserlo, educatori che raramente hanno amore per quello che fanno ed istituzioni che non danno garanzie. Tutto questo scenario è terrificante per le generazioni di oggi che, sentendosi sbandate, si rinchiudono in se stesse…

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      1. Aria Mich ha detto:

        Sono d’accordo, i genitori sono sicuramente la prima causa per cui i figli crescono in un certo modo… l’ambiente e le frequentazioni sbagliate poi faranno il resto… e sembra che ormai andremo sempre più a peggiorare!

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