Conversazioni con la voce interiore

PS_20171204210642Mentre leggi questo testo, è probabile che tu possa sentire la tua voce interiore che narra le parole. Potresti sentire di nuovo la tua voce interiore quando considererai silenziosamente cosa mangiare a pranzo, o immaginando come si svolgerà una conversazione telefonica questo pomeriggio. Le stime suggeriscono che trascorriamo almeno un quarto delle nostre vite ascoltando il nostro discorso interiore. Ma in che misura il cervello distingue tra il linguaggio interiore e i suoni che produciamo quando parliamo ad alta voce? Ascoltare una registrazione della propria voce attiva il cervello più che sentirsi parlare ad alta voce. Questo perché quando il cervello invia istruzioni alle labbra, alla lingua e alle corde vocali che dicono loro di muoversi, fa anche una copia di queste istruzioni. Questa è nota come copia efferente e consente alle regioni del cervello che elaborano i suoni di prevedere ciò che stanno per sentire. Quando i suoni reali corrispondono a quelli previsti – come quando ti senti pronunciare ad alta voce – le regioni di elaborazione del suono del cervello smorzano le loro risposte. Le copie efferenti si riferiscono a duplicati interni di segnali neurali che producono il movimento. La loro funzione primaria è di prevedere, e spesso sopprimere, le conseguenze sensoriali dei movimenti volontari. Le copie efferenti sono state studiate quasi esclusivamente nel contesto di movimenti evidenti. Ma il discorso interiore nelle nostre teste genera anche una copia efferente? Per scoprirlo, Whitford et al., in un articolo appena pubblicato sulla rivista eLife, hanno monitorato l’attività cerebrale di volontari sani mentre ascoltavano i suoni del parlato attraverso le cuffie. Durante l’ascolto dei suoni, i volontari hanno dovuto produrre lo stesso suono vocale o un altro suono vocale all’interno delle loro teste. Un tipo specifico di attività cerebrale diminuiva ogni volta che il suono del parlato interno corrispondeva al suono del parlato esterno. Questa diminuzione non si è verificata quando i due suoni erano diversi. Ciò suggerisce che il cervello produce una copia efferente per discorso interno simile a quello per il discorso esterno. Questi risultati dimostrano che il linguaggio interiore – un’azione puramente mentale – è associato a una copia efferente con proprietà uditive dettagliate. Queste scoperte potrebbero in definitiva avvantaggiare le persone che soffrono di sintomi psicotici, ad esempio come la schizofrenia. Si ritiene che i sintomi come l’udito delle voci riflettano i problemi con la produzione e l’interpretazione del linguaggio interiore. La tecnica che Whitford et al. hanno sviluppato permetterà di testare questa idea, finora non verificabile. I risultati dovrebbero aumentare la nostra comprensione di questi sintomi e possono eventualmente portare a nuovi trattamenti.

Daniele Corbo

Bibliografia: Neurophysiological evidence of efference copies to inner speech. Thomas J Whitford  Bradley N Jack Daniel Pearson Oren Griffiths David Luque Anthony WF Harris Kevin M Spencer Mike E Le Pelley. eLife 2017;6:e28197

33 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mi viene in mente il film Fraulein- Una fiaba d’inverno in cui lei ascoltava parole rilassanti, a carico dell’apparato introspettivo per evadere dalla realtà..o trovare serenità 😁

    Liked by 1 persona

    1. Grazie per la citazione… basta che non diventi una fuga però, bisogna sempre essere presenti ed relazione col mondo!

      Mi piace

      1. In quel caso era isolamento. Nel mio è: parlo con tutti piante e cani compresi dunque con me verso di me scatta in immediato

        Liked by 1 persona

      2. Lo so che tu non ti isoli, imparo a conoscerti…

        Mi piace

  2. Aria Mich ha detto:

    Articolo interessante! La mia voce interiore, è un pochino diversa dalla mia reale 👀 . Poi cambia se per esempio chatto con una persona, nello specifico: mentre leggo cosa mi ha scritto, io immagino la sua voce ed è quella sempre… quando qualche volta ho parlato al telefono con le persone con cui chattavo, la voce ovviamente era diversa nella maggior parte o se non in tutti i casi, ed era una sensazione poco carina… per fortuna, a volte era meglio la voce reale che quella che avevo immaginato 😆 .
    Eppure a me non viene di parlare da sola e ad alta voce, come se non mi riconoscessi, e sentirmi parlare mi distrae dai miei pensieri.

    Liked by 2 people

    1. Grazie per la tua condivisione. Infatti la voce interiore è quel sottofondo che c’è nella nostra testa che commenta la vita. Parlare da soli è un’altra cosa e trovo normale che tu lo percepisca come estraneo. Il problema inizia a sorgere quando si sente estranea la voce interiore.

      Liked by 1 persona

      1. Aria Mich ha detto:

        Aah, ho capito. Allora va tutto bene! 😀 quella interiore non mi è affatto estranea.

        Liked by 1 persona

  3. Trovo tutto questo molto interessante e sinceramente non lo sapevo… beata ignoranza…grazie! 😉

    Liked by 1 persona

    1. Grazie a te per il tuo interesse verso quello che scriviamo!

      Mi piace

      1. È un interesse che fa parte della mia vita passata ma sono sempre cose e nozioni utili ed interessanti da sapere, specie per un ex paziente come me 🙂

        Liked by 1 persona

      2. Conoscere se stessi è un viaggio che non finisce mai! Per cui credo che queste tematiche possano interessare tutti, l’importante è avere sempre una mente ed un animo vivo per continuare il viaggio!

        Mi piace

      3. La mia vita è sempre stata un viaggio interiore…ora anche fattivo, esteriore dato che prima non riuscivo a fare più di 3 km da casa mia… ora viaggio dappertutto proprio perché me lo sono imposto come programma di vita e di resurrezione.

        Liked by 1 persona

      4. Più ti conosco e più ti percepisco vicino a noi di Orme Svelate

        Mi piace

  4. titti onweb ha detto:

    Mica facile questa pagina… interessante ma la devo rileggere. E’ molto tecnica.

    Liked by 1 persona

    1. Ho cercato di smussare un po’ il linguaggio scientifico, col tempo cercherò di migliorare…

      Mi piace

      1. titti onweb ha detto:

        ah! L’avevi già semplificata….dev’essere bello fare l’editing di certi testi, anche se impegnativo.

        Liked by 1 persona

      2. Eh si, ma mi rendo conto che devo lavorarci ancora per essere più divulgativo…In realtà fare ricerca è il mio lavoro, visto che sono neuroscienziato, per cui l’impegno è rendere comprensibili queste tematiche, senza dare niente per sottinteso.

        Mi piace

      3. titti onweb ha detto:

        Non è facile! I miei migliori auguri, Daniele🙂

        Liked by 1 persona

  5. The Hidden Girl ha detto:

    Molto interessante! Quindi se non ho capito male quando si parla di qualcuno dicendo “sente le voce” potremmo scoprire che dipende da un difetto di riproduzione della sua voce interiore? Se così fosse sarebbe una scoperta magnifica!

    Mi piace

    1. La scoperta interessante è che la voce interiore produce delle attivazioni come la voce udita. Così come vedere persone parlare, senza ascoltare l’audio, attiva le medesime aree (come ho dimostrato in uno studio condotto da me che ho pubblicato quest’anno: “Observing Others Speak or Sing Activates Spt and Neighboring Parietal Cortex. Corbo D, Orban GA. J Cogn Neurosci. 2017 Jun;29”. In seguito a queste scoperte lo scenario che si apre è quello che dici tu e cioè chi riferisce di sentire le voci, probabilmente non riesce a sentire come propria la voce interiore. La potremmo definire, però questa è assolutamente un’idea mia, una sorta di depersonalizzazione della voce interiore.

      Liked by 1 persona

      1. The Hidden Girl ha detto:

        Ora ho capito meglio! Quindi secondo te le voci non sarebbero altro che il frutto della voce interiore che però la persona stessa non identifica come tale? Scusa il disordine di parole, ma è un argomento molto interessante e complicato allo stesso tempo. Non conosco nessuno che senta le voci ma mi sono sempre chiesta se ci fosse una spiegazione logica a tutto ciò.

        Mi piace

      2. Si, sembrerebbe di si; è chiaro che è un’idea nuova che va verificata. Però se confermata darebbe la possibilità di nuove terapie, non necessariamente farmacologiche

        Mi piace

      3. The Hidden Girl ha detto:

        Straordinario, grazie della spiegazione!

        Mi piace

      4. Di niente, grazie a te per le tue domande stimolanti!

        Mi piace

  6. fausto ha detto:

    Tutti, con diversa intensità, conduciamo dentro di noi un dialogo interiore.
    Ci sono alcuni, in particolare se vivono da soli, che a questo dialogo danno persino voce, con soliloqui nei quali due personaggi discutono tra di loro.
    I pensieri si dipanano in continua alternanza fra quello che vorremmo essere e fare e quello che in realtà facciamo e siamo, fra le mete che vorremmo conquistare e l’autocritica che ci prospetta i nostri limiti, a volte esasperandoli.
    I pensieri corrono come velieri nel mare della nostra mente, filano più veloci della nostra volontà. Sono propositi buoni e sentimenti cattivi, impulsi di generosità e spinte egoistiche. Sogni che ci proiettano nel futuro e nostalgie che ci ancorano al passato, privandoci del presente.
    Questo lavorio dentro di noi prosegue anche di notte: la nostra mente non smette di elucubrare. E’ un laboratorio che non conosce orari di lavoro e che si ferma soltanto quando siamo intenti a un’attività che ci soddisfa completamente, per esempio quando diamo libero sfogo alla nostra creatività.
    Raramente siamo in grado di convivere internamente pacificati, in quello stato di serena beatitudine che potremmo definire con un’immagine metaforica “il sorriso interiore”.
    Come lottare con queste tempeste intime? E sono davvero negative? Forse, non dovremmo allarmarci quando la burrasca assume toni fragorosi. Si placherà.
    Poi, non lasciamoci trascinare lontano da quei velieri, verso isole di illusione o sconforto. Teniamo saldo il timone del nostro discernimento, evocandolo dalle profondità sapienti del cuore.
    Sarebbe certo utile, nei passaggi più difficili fra le onde, un interlocutore a cui affidarsi, con cui confidarsi, ma poiché raramente è disponibile, possiamo ricorrere ad un espediente antichissimo, al nostro “diario di bordo”: affidare alla carta i pensieri più galoppanti.
    E la rilettura, tempo dopo, ci servirà per ridimensionare gli eccessi. Alla fine, quello che dovremmo fare è abituarci a convivere con il nostro conflitto interiore, accettandolo come una realtà ineludibile ed anche positiva. In fondo, fa parte della dinamica della vita e se sapremo governare le sue vele con distacco e un po’ di serenità e, forse, un pizzico di ironia, diventerà una ricchezza.
    Di più. Una persona senza i marosi dei conflitti è un individuo senza vitalità: adagiato sulla coffa della falsa sicurezza si sente già a posto così.
    E’ tra quelli che stanno sempre dalla parte giusta, che non sbagliano mai, che hanno sempre l’ultima parola, che vincono sempre. Non perdono mai. Sono vincenti: ma non sono “invincibili”, perché non hanno conosciuto mai il sapore della sconfitta.
    Invincibile, invece è: il sole che torna ad avvolgere le cose dopo che la notte le aveva confuse nell’oscurità; il fiore che torna a regalare perdutamente profumo e colore senza curarsi chi meriti o no il suo dono; l’anziano , sazio di giorni, che non smette di credere che il “fare” non è l’unico valore della vita; il giovane assetato di futuro, che compie il primo passo di un lungo viaggio.
    Talora può capitare che quasi nulla avanzi di noi stessi, alla sera: solo stanchezza, desiderio, attesa. Tutto, in certi momenti, appare perduto, vuoto, inutile. Ma proprio lì, al contrario di ogni evidenza, accade, si solleva, comincia qualcosa di inedito: il vento.
    Il vento della perseveranza gonfia nuovamente le vele, profuma le fronti sollevate a cercare colori e incontri che aggiungono sapore nuovo al quotidiano. Il cuore si rinnova in una danza che canta alla vita, nella gratitudine, nello stupore. Appare possibile tutto ciò che appariva spento, fermo, inamovibile.
    Marinai dell’anima: questo ci basti per sentirci invincibili.

    MARINAI DELL’ANIMA

    di Fausto Corsetti

    Liked by 1 persona

    1. Grazie ancora per averci regalato queste parole. Qualsiasi frase possa scrivere non aggiungerebbe nulla, mi sento solo di fare una citazione che amo molto di San Paolo, che credo possa completare il discorso: “quando sono debole, è allora che sono forte”. Nel riconoscerci le nostre fragilità e nel guardarle con tenerezza diventiamo improvvisamente forti e non abbiamo più paura….

      Mi piace

  7. fausto ha detto:

    La tua citazione è lente che ha letto nel mio cuore…
    GRAZIE ancora della generosa ospitalità.
    Un caro saluto.

    Fausto

    Liked by 1 persona

    1. Grazie a te per la tua generosa condivisione che mi ha arricchito tantissimo… un caro saluto a te
      Daniele

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...