Parlare più lingue fa bene al cervello

PS_20171206081745Parlare regolarmente due lingue porta a cambiamenti cognitivi di dominio generale che persistono per tutta la durata della vita. Tuttavia, non è chiaro quale meccanismo neurale possa essere alla base di questi cambiamenti comportamentali e se questo meccanismo persista nella vecchiaia. Scoprire un tale meccanismo è fondamentale alla luce delle crescenti dimensioni della popolazione anziana. Ad esempio, in Canada la percentuale di anziani tra i 60 e i 79 anni è passata dal 4,2% della popolazione nel 2012 al 4,7% nel 2016 (Statistics Canada, 2017). Questo aumento delle dimensioni della popolazione adulta più anziana è associato ad un aumento del numero di individui che soffrono di demenza o declino cognitivo. È importante sottolineare che ci sono prove convergenti da più fonti che i sintomi della demenza e del declino cognitivo appaiono più tardi in bilingue per tutta la vita che in monolingue comparabili. I bilingue più anziani sono diagnosticati con la malattia di Alzheimer (AD) in media quattro anni più tardi rispetto ai loro coetanei monolingue. Uno studio  ha dimostrato che un ritardo di 1 anno nei sintomi produrrebbe 11,8 milioni di casi in meno di malattia di Alzheimer in tutto il mondo entro il 2050. Chiaramente vi è la necessità di esporre le differenze strutturali e funzionali del cervello che possono essere alla base della capacità dei bilingue di proteggere la funzione cognitiva con l’invecchiamento e allontanare i sintomi della demenza. Un risultato coerente nella letteratura di AD è una riduzione dell’integrità della sostanza bianca con la progressione della malattia. L’aspetto anteriore del corpo calloso e il fascicolo longitudinale superiore sono entrambi sensibili alla progressione dell’AD. Queste regioni della materia bianca sono anche coerentemente rimodellate dall’esperienza della seconda lingua nei giovani adulti. La risonanza magnetica strutturale (MRI) ha rivelato che i giovani bilingue adulti hanno un volume di materia bianca maggiore rispetto ai loro coetanei monolingue. Queste differenze sono particolarmente affidabili nel corpo calloso e possono consentire ai bilingue di scambiare informazioni cross-emisferiche in modo più efficiente rispetto ai monolingue.  Alcuni studi hanno anche prodotto prove convincenti per il rimodellamento della materia bianca. Recentemente hanno dimostrato che l’insegnamento della lingua cinese come seconda lingua da parte di madrelingua inglese per un periodo di otto mesi ha portato un rimodellamento della sostanza bianca localizzato prevalentemente nel corpo calloso anteriore. Possono anche essere ipotizzati dei parallelismi tra come il bilinguismo e la musicalità rimodellano il cervello – e, in particolare, il corpo calloso. Come per i bilingue, anche i musicisti sembrano avere volumi di corpus callosum più grandi, un effetto che è sensibile all’età in cui il musicista ha inizialmente acquisito l’abilità. Facendo eco agli argomenti della letteratura bilingue, si pensa che il rafforzamento del corpo calloso nei musicisti rifletta una maggiore comunicazione inter-emisferica. Se questi aumenti dell’integrità della materia bianca persistono negli anni è ancora una questione di dibattito, ma essenziale per comprendere la base potenziale per la riserva cognitiva trovata per i bilingue più anziani.  Uno studio canadese sembra dare argomenti maggiori di riflessione, in quanto sostiene che sicuramente nascere in contesto bilingue ha degli effetti positivi sul cervello, ma maggiormente incide imparare nuove lingue, in quanto è il meccanismo stesso dello studio di una nuova lingua che stimolano una risposta maggiormente plastica in alcune strutture cerebrali come ad esempio il corpo calloso. La conclusione è che stimolare la mente innesca dei circoli virtuosi che portano benessere a breve e a lungo termine.

Daniele Corbo

Bibliografia: Effects of bilingualism on white matter integrity in older adults. Anderson JAE, Grundy JG, De Frutos J, Barker RM, Grady C, Bialystok E. Neuroimage. 2017 Nov 22.

19 commenti Aggiungi il tuo

  1. Io che ne parlo 5……sono a posto😂😃😃😃😃

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      1. Ma magariiiiiiii😄👍👍

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  2. Aria Mich ha detto:

    Un motivo in più per studiare con più voglia nuove lingue 😀 interessante.

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    1. Infatti… anche se poi la conclusione è che qualsiasi stimolo fa bene, quindi l’importante è mantenere la mente sempre viva!

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      1. Aria Mich ha detto:

        Giusto! ☺

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  3. luisa zambrotta ha detto:

    Bell’articolo: chiaro ed esauriente

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  4. Judith ha detto:

    Ho letto anche che addirittura in alcuni casi e’ possibile che si sviluppi una specie di sub-personalita’ per ogni lingua conosciuta. Ma non saprei mai come ritrovare quell’articolo ( che semplificato in questo modo semrba una notizia da Lercio.it ma era uno studio serio)

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    1. ahahaaha! ci provo io a rintracciarlo, ma dalle poche info che mi hai dato non sarà semplice

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      1. Judith ha detto:

        E’ una cosa che credo di aver letto in preparazione ad un esame di basi anatomiche dei processi cognitivi…una parte era dedicata allo studio dei processi cognitivi del linguaggio e mi pare di ricordare che c’era tutta una serie di informazioni dedicate alle curiosita’ sui bilingue e questa cosa mi era rimasta in mente. Ma quei libri e dispense purtroppo non li ho piu’…

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      2. Vedrò cosa posso fare!

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  5. AsiaJackson ha detto:

    Yeee io faccio il linguistico😛🌻

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      1. AsiaJackson ha detto:

        Si eh!😝 se vengo bocciata, ho la scusa che lo faccio perché fa bene al cervelloo

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      2. Non citare il mio articolo come riferimento… anche perché concludo dicendo che il cervello va mantenuto vivo!😆

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      3. AsiaJackson ha detto:

        Ahahah no scherzo ovviamente😛💘

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