Effetti dell’invalidazione emotiva

PS_20171213105638.jpegCome associazione Orme Svelate crediamo molto nell’evitare i condizionamenti e, se possibile, non trasmettere mai, soprattutto a i bambini dei giudizi che li marchiano spesso in maniera indelebile. Nella teoria biosociale del disturbo borderline di personalità è teorizzato che gli ambienti emotivamente invalidanti sono negativamente incidenti in maniera vasta e severa. Tuttavia, i risultati degli studi sull’impatto dell’invalidità emotiva (EI) variano, forse a causa di differenti definizioni operative di EI. Un ambiente emotivamente invalidante (EIE) è attualmente definito in letteratura come un ambiente infantile in cui le risposte di coloro che se ne prendono cura ignorano, minimizzano o puniscono le esperienze emotive interiori di un bambino. Le EIE insegnano ai bambini che i loro pensieri e sentimenti interiori sono sbagliati e non dovrebbero essere considerati attendibili, e che sono responsabili di essere sbagliati o attraverso difetti di personalità o caratteristiche socialmente indesiderabili. Questi messaggi possono essere trasmessi direttamente attraverso commenti punitivi e minimizzanti, come dire a un bambino che i suoi sentimenti erano ingiustificati, ignorare o sminuire i sentimenti del bambino, incolpare un bambino per aver provato uno stato d’animo negativo o punirlo per aver provato quei sentimenti. I bambini possono anche sperimentare l’invalidazione emotiva (EI) in modo più indiretto osservando l’angoscia dei genitori in risposta alla loro espressione emotiva. Mentre questi sono alcuni esempi di modi in cui le emozioni di un bambino possono essere invalidate, ce ne sono molte altre, e questi tipi di risposte al caregiver possono essere abbastanza frequenti. Il costrutto EIE descrive un elemento comune nell’ambiente infantile degli adulti diagnosticati con disturbo borderline di personalità (BPD), un disturbo mentale debilitante caratterizzato da un modello pervasivo di instabilità nella regolazione delle emozioni, impulsività, instabili relazioni interpersonali e un inconsapevole auto- immagine. La teoria biosociale della BPD afferma che le persone che crescono negli EIE spesso mancano di autoidentità coerenti, hanno difficoltà a regolare le proprie emozioni e mostrano comportamenti inappropriati nei loro sforzi per esprimere emozioni. Prove preliminari acquisite attraverso valutazioni teoriche e collegamenti di ricerca correlativa di EIE a diversi esiti gravi, tra cui BPD, disturbi alimentari, disregolazione emotiva, depressione e suicidio. La stragrande maggioranza di questi studi è correlazionale e si basa sulle percezioni retrospettive delle persone nei loro ambienti infantili. A partire dallo sviluppo dell’Invalidating Childhood Environment Scale, c’è stato un aumento della ricerca che esamina direttamente i correlati delle percezioni infantili di EI. Sembra che i problemi derivanti dalle EIE dell’infanzia tendono a persistere nell’età adulta e si manifestano attraverso i domini della vita. Gli studi che utilizzano dati ottenuti da adulti con e senza BPD indicano che la loro percezione di esperienze invalidanti emotivamente durante l’infanzia sembrano essere coinvolti nello sviluppo del disturbo. Studi che esaminano la relazione tra disturbi alimentari, depressivi disturbi e disturbi d’ansia trovano anche supporto che le percezioni delle EIE infantili siano collegate alla psicopatologia. L’evidenza è crescente che suggerisce che gli adulti che percepiscono livelli più alti di EI durante la loro infanzia sono ad aumentato rischio di psicopatologia. Tuttavia, rimangono delle domande sull’accuratezza della segnalazione retrospettiva delle esperienze invalidanti in quanto è probabile che la relazione tra le sfide emotive e le EIE sia bidirezionale. Gli individui con livelli più elevati di sensibilità emotiva, ad esempio, potrebbero avere maggiori probabilità di esperienza e/o percepire più EI. Alcuni ricercatori hanno risposto a questo punto critico osservando in modo più specifico i comportamenti che possono essere considerati invalidanti dal punto di vista emotivo attraverso studi osservazionali e di laboratorio. Uno studio appena pubblicato ha cercato di esplorare la relazione tra le osservazioni comportamentali oggettive di EI e le percezioni soggettive del ricevente di sperimentare questi comportamenti. In primo luogo, 58 partecipanti hanno assistito a interazioni tra persone identificando la presenza di comportamenti invalidanti e/o neutrali. Successivamente, 92 partecipanti si sono impegnati in interazioni in prima persona utilizzando le stesse interazioni osservate dal primo gruppo di partecipanti. Mentre il primo gruppo di partecipanti ha identificato comportamenti invalidanti in modo accurato e coerente, i partecipanti che hanno sperimentato i comportamenti hanno dimostrato una maggiore variabilità nelle loro percezioni dei comportamenti come invalidanti dal punto di vista emotivo. Questi risultati preliminari dimostrano che l’esistenza oggettiva di comportamenti invalidanti emotivamente probabilmente non è la stessa della percezione sperimentata di EI tra individui, evidenziando la necessità di esaminare come EI viene definita e misurata operativamente. La ​​percezione della critica dipende da diverse esperienze interne ed esterne dell’individuo che riceve i comportamenti critici che possono aumentare o diminuire la sensibilità emotiva di una persona i comportamenti. Sulla base del supporto preliminare dello studio corrente all’idea che le percezioni di EI sono distinte da comportamenti invalidanti emotivamente, sembra plausibile che la percezione di comportamenti invalidanti come EI possa dipendere anche da diverse esperienze interne ed esterne del comportamento del ricevente. Identificare quali sono questi fattori potrebbe ulteriormente aiutare la nostra comprensione della connessione tra EI e risultati emotivi negativi. Può anche far progredire il processo di comprensione del modo in cui le persone imparano a auto-convalidare le proprie esperienze emotive, mettendo così meno enfasi sull’EI ricevuta da altri. La ricerca futura dovrebbe esaminare quali caratteristiche individuali possono avere un ruolo nel percepire comportamenti come invalidanti dal punto di vista emotivo. Questi studi confermano le idee di Orme Svelate, ma soprattutto trasmettono l’evidenza che non è necessario un trauma evidente per indurre problematiche nel bambino e nel futuro nell’adulto, ma a volte basta anche uno sguardo in un particolare momento, per cui il suggerimento è di essere attenti a far in modo che il bambino si esprima per quella che è la sua natura. Questo non vuol dire non educarlo, ma al contrario significa aiutarlo a conoscersi e ad esprimersi per quello che è.

Daniele Corbo

Bibliografia: Behaviour vs. perception: An investigation into the components of emotional invalidation.  Elzy M, Karver M. Personal Ment Health. 2017 Dec 8.

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Essere genitori nel modo giusto è davvero molto difficile

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      1. jancyjoy28 ha detto:

        Can I ask you something.. From where are you actually? I mean which place?

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      2. Of course, you can. Actually I’m in Parma, Italy.

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      3. jancyjoy28 ha detto:

        Great Italy is one of my favorite place

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      4. And you? Where are you?

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  2. Sara Provasi ha detto:

    Ciao! Ne so qualcosa, ne sto ancora uscendo adesso…
    Se non si può dover far passare un’esame generale per poter diventare genitori (la mia utopia :D), almeno un corso minimo di psicologia base del bambino una volta in attesa di un figlio andrebbe reso obbligatorio secondo me!

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    1. Sono assolutamente d’accordo con te, sembra utopia ma eviterebbe tanti problemi…mi dispiace che tu ancora ne paghi le conseguenze! Ciao
      Daniele

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      1. Sara Provasi ha detto:

        Che bello, in pochi condividono questa idea! Ma purtroppo la famiglia, è sempre la base dei problemi più gravi, quindi il tirarne su una senza pensare al se si sia in grado o meno è una cosa assurda secondo me…
        Grazie del pensiero, ora va meglio, ci lavoro sempre su 🙂 più che altro sono rimasta bloccata per anni ed ora è difficile rimettermi in pari… ma è ancora peggio per tante persone che conosco che non hanno nemmeno mezzi psicologici, creativi o di consapevolezza per uscirne!
        Troppi hanno l’equazione in testa del fare figli come una cosa a prescindere positiva..🤔

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      2. Assolutamente no, fare figli deve essere un atto di amore verso i figli quindo bisognerebbe essere pronti a riceverli. La famiglia è la culla dell’adulto che sarà ed i condizionamenti iniziano dal grembo materno. Tu sei stata bravissima perché è oggettivamente difficile tirarsi fuori da queste dinamiche. Un abbraccio!

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      3. Sara Provasi ha detto:

        Grazie mille!! 😊 va meglio a livello mentale e di percezione di me, autostima ecc, ma a livello concreto e di somatizzazione ancora ce ne vuole… ma come dici tu è difficile, quindi cerco di accontentarmi dei passi che faccio pian piano… dato che anche il senso di colpa o di non essere abbastanza capaci è un must tra i vari condizionamenti 😅 E hai ragionissima sul discorso famigliare! Grazie ancora, e buona serata! 🤗

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      4. Buona serata a te! Un abbraccio🌹

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      5. Sara Provasi ha detto:

        Grazie mille!! Anche a te 🤗🌸🌷🌺🌈

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    2. jancyjoy28 ha detto:

      I’m from kerala, India.

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