Fatica e depersonalizzazione

PS_20171215150542Anche chi non ha problemi psichici conclamati, in particolari momenti di stanchezza o stress può avere una percezione sfalsata della realtà, come uno stato di ebrezza o onirico. Se si pensa a quella sensazione e la si moltiplica per un milione si può immaginare l’atroce condizione di chi soffre di depersonalizzazione e derealizzazione. Le strategie di regolazione delle emozioni influenzano i risultati relativi alla salute quando si trovano ad affrontare circostanze stressanti, sia per quanto riguarda i problemi quotidiani o dopo eventi di vita critici. Esiste un insieme di prove che indicano che la capacità di regolare le emozioni è cruciale per la salute mentale come depressione, ansia, disturbi post-traumatici o disturbi alimentari. Pertanto, la nostra auto-percezione e il modo in cui viviamo il nostro ambiente sono influenzati dagli stati affettivi situazionali e dalla nostra capacità di controllare le emozioni. In uno studio appena pubblicato, i ricercatori hanno quindi studiato come le differenze individuali nelle strategie di regolazione delle emozioni in circostanze stressanti siano correlate a sintomi di depersonalizzazione altamente prevalenti, ma raramente esaminati, che sono caratterizzati dall’esperienza soggettiva di distacco dal senso di e sintomi di derealizzazione che sono caratterizzati dall’esperienza di irrealtà del mondo esterno. In letteratura, la derealizzazione è spesso inclusa nella classificazione della depersonalizzazione. Le prime ricerche sulle esperienze di depersonalizzazione/derealizzazione (DD) avevano sottolineato che le tendenze DD probabilmente si verificano in condizioni di grave stress. Tuttavia, le capacità di autoregolamentazione in termini di tratti di personalità sembrano avere un impatto sulle tendenze DD suggerendo un effetto tampone della capacità di regolare le proprie emozioni. Secondo studi epidemiologici e una revisione della letteratura, i sintomi transitori di DD hanno un alto tasso di prevalenza nel corso della vita (tra il 26% e 74%) nella popolazione generale e la depersonalizzazione clinicamente significativa ha tassi di prevalenza dell’1-2%. Nonostante la sua rilevanza per la salute, la depersonalizzazione e la derealizzazione sono state raramente affrontate nella routine clinica. Sorprendentemente, gli studi empirici sulla relazione degli effetti individuali della regolazione delle emozioni sulle tendenze DD sono scarsi. Sebbene la DD sia stata associata a modelli psicoanalitici e cognitivo-comportamentali con processi di regolazione delle emozioni, questo studio è il primo a indirizzare questa domanda empiricamente riguardo alla soppressione e alle tendenze cognitive di rivalutazione. In uno stato di affaticamento, che riflette una circostanza psicologicamente travolgente e ad un certo punto minacciosa per un individuo, la capacità di regolare le emozioni sembra attenuare i sintomi della DD. L’affaticamento è raramente uno stato binario, cioè uno ha stanchezza o no. In momenti diversi, ognuno può sperimentare livelli di affaticamento che variano da lievi a schiaccianti. All’interno del concetto di fatica, è anche importante considerare un numero di altri descrittori della fatica, vale a dire normale, anormale, periferico o centrale, oltre alle diverse dimensioni della fatica. C’è una chiara distinzione tra affaticamento periferico e centrale. L’affaticamento periferico è definito come una riduzione della forza muscolare massima o dell’output motorio ed è comunemente dovuto a sforzi eccessivi, prolungati o faticosi. L’affaticamento centrale si riferisce invece al sentimento generale spesso descritto come “stanchezza”, “debolezza”, “languore” o “sonnolenza”. Questo può esistere indipendentemente o potrebbe essere dovuto ad alcune condizioni psicologiche o patologiche di base. È accettato che l’affaticamento “normale” sia uno stato di stanchezza generale che è il risultato di sforzi eccessivi e può essere migliorato dal riposo. Al contrario, l’affaticamento “anormale” o “patologico” è uno stato caratterizzato da stanchezza non correlata ai precedenti livelli di sforzo e di solito non è migliorato dal riposo. La fatica è un sintomo soggettivo e spiacevole che incorpora le sensazioni corporee totali che vanno dalla stanchezza all’esaurimento creando una condizione generale inesorabile che interferisce con la capacità di un individuo di funzionare secondo le sue normali capacità. Altri hanno concluso semplicemente che la fatica generale vissuta tra gli adulti più anziani è un “compromesso debilitante della qualità della vita”. Lo scopo di questo studio era quello di indagare le relazioni delle comuni strategie di regolazione delle emozioni (soppressione e rivalutazione) ai sintomi di stanchezza e DD auto-riferiti. Nello specifico, hanno testato l’effetto moderatore della soppressione e della rivalutazione sul legame della fatica con sintomi di depersonalizzazione e derealizzazione. Ci si aspettavano effetti opposti per entrambe le strategie di regolazione delle emozioni, supponendo che la rivalutazione cognitiva abbia un effetto tampone adattativo, mentre la soppressione intensifica l’associazione tra esperienze di spossatezza e DD. In uno studio rappresentativo (N = 2524) hanno valutato le strategie di regolazione delle emozioni, l’affaticamento, la DD, l’angoscia e le variabili demografiche tramite questionari. Queste scoperte forniscono dati empirici completi che indagano i sintomi di depersonalizzazione/derealizzazione dal punto di vista della ricerca sulla regolazione delle emozioni. La rivalutazione cognitiva potrebbe aiutare le persone che soffrono di affaticamento per prevenire spersonalizzazione e tendenze di derealizzazione. Questo sarebbe un grande passo avanti per mitigare tutta la sofferenza di coloro che vivono questa condizione.

Daniele Corbo

Bibliografia: Emotion regulation strategies moderate the relationship of fatigue with depersonalization and derealization symptoms.  Tibubos AN, Grammes J, Beutel ME, Michal M, Schmutzer G, Brähler E. J Affect Disord. 2017 Nov 15;

21 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuseppina D'Amato ha detto:

    Molto interessante l’articolo e il sito. Pina.

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    1. Grazie! ci fa piacere il tuo incoraggiamento…
      Daniele

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    Purtroppo non conosco l’inglese , e tu ci fai conoscere delle conoscenze nuove , che in Italia fanno fatica ad arrivare . Grazie .

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    1. Grazie a te! divulgare è uno degli obiettivi, sapere che c’è qualcuno apprezza sprona a spendere ancora più energie! buona serata

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  4. alemarcotti ha detto:

    Brutta roba… Conosco bene quei momenti e li odio☺

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    1. Lo so anche se non li ho mai provati in prima persona…ma riesco ad intuire il dolore che si prova. Noi ricercatori dobbiamo lavorare tantissimo per cercare di aiutare chi soffre di questi problemi! Tu tieni duro quando vengono…

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      1. alemarcotti ha detto:

        Pensa, il primo lo ebbi in prima liceo… Grazie per questi articoli, uno si sente un po’ capito😀

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      2. Il problema è proprio che spesso non si è capiti. Soprattutto i primi episodi segnano la separazione col resto del mondo e spesso anche con la famiglia. È per questo che ci tengo tanto ad informare e a sensibilizzare. Spero che così si possa innanzitutto prevenire o almeno sapere riconoscere ciò che accade. Grazie a te per l’incoraggiamento 😘

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  5. titti onweb ha detto:

    “la depersonalizzazione e la derealizzazione sono state raramente affrontate nella routine clinica” : peccato, ma ci credo. Si guarda più al protocollo e alla malattia, che non al paziente.
    Questo post andrò a rileggermelo.
    Mi piace lo stile semplice usato nonostante la complessità dell’argomento.

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    1. Spesso vengono trascurati in quanto “semplici” sintomi, ma sono troppo dolorosi per non essere studiati

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      1. titti onweb ha detto:

        Troppo importanti e molto importante dare peso a questi sintomi.

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