Diagnosticare un disagio psichico analizzando i sogni.

PS_20171227105509.jpegUna vasta parte di letteratura scientifica mostra che i problemi del sonno sono legati a una serie di disturbi psicopatologici, tra cui depressione, disturbo bipolare, disturbi d’ansia, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), disturbo ossessivo-compulsivo, schizofrenia, dissociazione, alcolismo, disturbi alimentari, deficit di attenzione disturbo da iperattività, demenza e autismo. La maggior parte degli studi sulla psicopatologia e il sonno valutano la qualità del sonno o l’interruzione in termini di capacità di addormentarsi con facilità e di dormire senza interruzione durante la notte. Pertanto, la ricerca si è basata per lo più su misure quantitative. Questi includono, ad esempio, il tempo di sonno totale/reale, l’efficienza del sonno, la latenza del sonno, la veglia dopo l’inizio del sonno e il numero di risvegli. In effetti, queste variabili giocano un ruolo centrale nella psicopatologia e hanno il vantaggio di una possibile valutazione oggettiva (ad es. Polisonnografia, actigrafia). Tuttavia, l’attenzione sulle misure quantitative si intreccia con una certa trascuratezza degli aspetti soggettivi o qualitativi della coscienza del dormiente, come le caratteristiche del sogno. Questa negligenza relativa è evidente nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione (DSM-5, American Psychiatric Association, 2013); di numerosi disturbi dei processi sonno-veglia, che comprendono problemi con la quantità e la durata del sonno, il sonno disordinato e parasonnia (ad esempio, il sonnambulismo), solo uno, vale a dire il disordine da incubo (ND), riguarda principalmente un’alterazione nel sognare. Allo stesso modo, mentre i sintomi che implicano alterazioni del sonno quantitative compaiono in numerose diagnosi in altri capitoli del manuale (ad es. Disturbi dell’umore), le esperienze qualitative notturne sono difficilmente affrontate. Oltre ai “sogni angoscianti ricorrenti” legati al contenuto traumatico nella diagnosi di PTSD (American Psychiatric Association, 2013), il sogno non gioca un ruolo importante nel DSM-5. Pertanto, sebbene il campo della psicologia sia interessato non solo al comportamento ma anche all’esperienza soggettiva, sembra che le attuali concezioni della salute mentale non tengano conto delle caratteristiche della coscienza notturna quando definiscono o diagnosticano la psicopatologia. Certo, la ricerca onirica soffre del problema della soggettività, e le relazioni sui sogni possono essere inaffidabili e aperte a pregiudizi. Tuttavia, questo problema può essere ridotto conducendo studi rigorosi che esplorano le relazioni tra esperienze oniriche e di sonno ed emozioni con diari quotidiani, o mediante analisi lessicale dei sogni. Prestare attenzione all’esperienza soggettiva notturna è informativo e utile. Usando il termine “coscienza notturna”, piuttosto che “sognare”, ci si riferisce all’esperienza soggettiva attraverso varie fasi del sonno e le transizioni sonno-veglia. Nello specifico, sottolineiamo che non stiamo semplicemente considerando il contenuto dei sogni, ma anche i loro aspetti strutturali o formali, come la ripetitività, la vividezza e la bizzarria; e che ci riferiamo non solo ai tipici sogni REM, ma anche alla non-REM, che può essere vissuta come “pensieri”, così come i fenomeni di transizione sonno-veglia come paralisi del sonno, allucinazioni ipnagogiche e confusione al risveglio. I disturbi sonno-veglia non-REM (sonnambulismo, terrori notturni), che rappresentano l’eccitazione nel sonno, sono fortemente legati allo stress e alla psicopatologia. Le alterazioni nella coscienza notturna svolgono un ruolo significativo nella psicopatologia, infatti, vi sono ampie prove che le caratteristiche del sogno sono associate a diversi sintomi psicopatologici. Ad esempio, gli incubi sono legati a disagio emotivo, traumi e disturbi della personalità, e condividono un’associazione specifica con l’istinto suicida che è anche correlato a una riduzione della qualità onirica dei resoconti sui contenuti dei sogni tra la prima e la seconda metà della notte. Anche le alterazioni del sogno sembrano avere un ruolo nella psicosi. In realtà, lo stadio del sonno onirico (cioè il sonno REM) è stato suggerito come modello per la schizofrenia, e ci sono alcune prove che la psicosi può essere concettualizzata come mentalità addormentata che entra nello stato di veglia. Le varie caratteristiche della coscienza notturna che sono state correlate allo stress, all’emozione negativa o ai sintomi psicopatologici includono – ma non sono limitati a incubi traumatici e non traumatici, sogni in cui si cade, la bizzarria dei sogni e le allucinazioni ipnagogiche. Inoltre, negli ultimi anni un tratto ampio di caratteristiche uniche del sogno è stato fortemente e ripetutamente collegato con l’angoscia. Quindici elementi associati ad un fattore non specifico, che comprende una serie di sogni insoliti e fenomeni di sonno-veglia (d’ora in poi classificate esperienze di sonno generale, GSE, Watson, 2001), come ricordare sogni, incubi, sogni ricorrenti, sogni vividi, sogni di volare o cadere, confusione tra sogni e realtà, falsi risvegli (cioè il risveglio nel sogno), sogni di morte e allucinazioni ipnagogiche sono stati analizzati in dettaglio. I GSE non si riferiscono semplicemente all’angoscia, ma anche longitudinalmente. In particolare, i sintomi psicologici (un punteggio generale di sofferenza, così come diverse sottoscale: somatizzazione, sintomi ossessivo-compulsivi, depressione, ostilità, ideazione paranoica e psicosi) prospettavano prevedibilmente un innalzamento del GSE in un intervallo di 3 mesi. Inoltre, i GSE basali erano un potente fattore predittivo di un aumento dei sintomi psicopatologici in seguito all’esposizione al terrore 3 anni dopo. Gli studi che utilizzano altre misure incentrate su specifici eventi del sonno inusuali supportano anche queste relazioni con l’angoscia. Ad esempio, in uno studio sugli adulti che riportano un trauma infantile, i ricercatori hanno scoperto che la paralisi del sonno è correlata sia alla depressione che alla dissociazione, con dimensioni di effetto simili. Inoltre, gli incubi mostrano correlazioni da moderate a forti con depressione e ansia. Le due visioni dei GSE, vale a dire come tratto di coscienza alterato relativo a cognizioni insolite e come manifestazione di disagio psicologico, non sono necessariamente contraddittorie. Sembra che per gli individui che sono inclini a sperimentare cognizioni insolite, il disagio psicologico può manifestarsi in alterazioni nella coscienza notturna. Innegabilmente, parasomnie non-REM (ad es., Sonnambulismo) sono stati ibridi sonno-veglia; I GSE possono rappresentare i corrispondenti fenomeni di sonno REM (ad es. Elevato richiamo di sogni, incubi, allucinazioni ipnagogiche, sogni intensamente cinestetici, sogni vividi, risvegli confusionali, falsi risvegli e sogni ricorrenti, caratterizzati da un maggiore accesso alla memoria). Infatti, le persone che soffrono di insonnia mostrano un maggiore metabolismo cerebrale durante il sonno, e attività EEG ad alta frequenza durante l’insorgenza del sonno e sonno non-REM, specialmente di fronte stress. Inoltre, lo stress e la preoccupazione portano nel sonno effetti cardiovascolari prolungati, indipendenti dalla qualità del sonno, che sono stati etichettati come “preoccupazioni inconsce”. È importante sottolineare che alcuni individui sembrano essere particolarmente capaci di indugiare in stati misti sonno-veglia, comprese esperienze dissociative e parasonnie. Esiste anche un effetto rebound rispetto ai sogni, ossia il tentativo attivo di non pensare a uno stimolo (ad esempio, un orso bianco), porta ad aumentare il sogno di quell’oggetto, e soprattutto quando si trova di fronte al carico cognitivo. Ironia della sorte, sopprimere i pensieri porta a tentativi di monitorare quei pensieri, che a loro volta generano intrusioni, con conseguente aumento del verificarsi dei pensieri. Ciò riguarda le dinamiche fondamentali del disturbo post traumatico da stress: più l’individuo esercita sforzi per evitare pensieri sul trauma, più appariranno non invitati, come flashback e incubi dissociativi. Questi processi possono governare in modo simile l’insorgenza di GSE: l’intrusione dell’eccitazione nel sogno può essere radicata non solo nella tendenza ad una maggiore associazione di elementi mentali (es. Confini sottili, maggiore continuità tra veglia e sogno), ma anche in una tendenza ad aumentare evitamento e tentativi di separare gli elementi della coscienza gli uni dagli altri (ad esempio, ricordi ed emozioni), come i meccanismi dissociativi, che, per ironia della sorte, determinano anche una maggiore intrusione. Questa tendenza a resistere alle angosce, sia durante il giorno che durante la notte, potrebbe essere la spiegazione di alcune scoperte enigmatiche. Ad il sogno inconsueto auto-segnalato nei bambini prevedeva un aumento delle valutazioni dei genitori sui problemi comportamentali dei bambini (internalizzazione ed esternalizzazione) dai 10 ai 12 anni; questo suggeriva che un sogno insolito identificava angoscia o potenziale di psicopatologia alquanto nascosta, non rilevabile dai genitori fino all’età di 10 anni. I GSE possono identificare potenziali disagi futuri, perché rappresentano la tendenza a indugiare ruminalmente e in modo incontrollabile in uno stato di sonno-veglia misto, un’inclinazione che pone l’individuo a rischio di psicopatologia. Gli studi futuri dovrebbero anche lavorare per integrare le caratteristiche notturne quantitative e qualitative. Per esempio, gli individui gravemente depressi hanno più REM all’inizio della notte, ma meno durante la mattina, quando il sogno è più frequente; Infatti, il loro sogno è impoverito, suggerendo che un quadro quantitativo-qualitativo completo può chiarire la psicopatologia. In conclusione, alcune esperienze notturne insolite sembrano essere processi “veglia” che entrano negli stati di sonno. Aumentano di frequenza durante i periodi di stress e possono essere visti come interruzioni del sonno. Alcuni di questi fenomeni sono ampiamente accettati come disturbi del sonno (ad es. Incubi), mentre altri sono considerati esoterici o difficilmente considerati (ad es., sogni in cui si cade, falsi risvegli). Sebbene i GSE e altre caratteristiche oniriche siano associati a sintomi psicopatologici, gli aspetti qualitativi del sonno non sono inclusi nella maggior parte dei criteri diagnostici e raramente vengono valutati di routine. Le caratteristiche inconsuete della coscienza notturna sono un modo importante per esplorare il deterioramento del sonno in psicopatologia. Questo campo relativamente sotto-ricercato può portare a nuove intuizioni riguardo gli stati emotivi notturni e le basi della coscienza e può contribuire a comprendere la specificità del disturbo del sonno in diversi disturbi psicopatologici.

Daniele Corbo

Bibliografia: Arousal in Nocturnal Consciousness: How Dream- and Sleep-Experiences May Inform Us of Poor Sleep Quality, Stress, and Psychopathology. Soffer-Dudek N. Front Psychol. 2017 May 10.

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    A me sono capitati dei falsi risvegli

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    1. Sono strumenti per capirsi e conoscersi

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      1. Le perle di R. ha detto:

        Li ho sempre visti in tal modo, questi e altri

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  2. Norma ha detto:

    Accidenti … credevo di non arrivare alla fine, ma sono arrivata fino in fondo, rapita da mille curiosità …

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    1. Spero di non averti annoiata… in genere sono più sintetico, ma questo tema era molto complesso!

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      1. Norma ha detto:

        Stai certo che se sono arrivata alla fine è perché non mi sono annoiata affatto 🙂 E’ interessantissimo!

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  3. lilianadream ha detto:

    la mente ha bisogno di scaricare e il sonno rappresenta una delle modalità . l’ inconscio ha bisogno di esprimersi altrimenti si diventa pazzi .

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    1. Per questo il sonno è fondamentale e la sua qualità va monitorata

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