Prendere decisioni nei dilemmi morali

PS_20180112145516Immagina di essere in tempo di guerra. Tu e i tuoi compagni vi nascondete dai soldati nemici, quando un bambino inizia a piangere. Copri la sua bocca per bloccare il suono. Se togli la mano, il suo pianto attirerà l’attenzione dei soldati, che uccideranno tutti. Se soffochi il bambino, salvi te stesso e gli altri. Se fossi in quella situazione, che è stata drammatizzata nell’episodio finale della serie TV degli anni ’70 e ’80 “M.A.S.H.,” cosa faresti? I risultati di un nuovo studio dell’UCLA suggeriscono che una buona ipotesi è quella basata su come il cervello risponde quando le persone guardano qualcun altro provare dolore. Lo studio ha rilevato che tali risposte prevedono se le persone saranno inclini a evitare di causare danni agli altri di fronte a dilemmi morali. Secondo il dott. Marco Iacoboni, direttore del Neuromodulation Lab presso il Centro di mappatura del cervello Ahmanson-Lovelace dell’UCLA e autore senior dello studio i risultati danno un’idea di quale sia la natura della moralità, che è una domanda fondamentale per capire noi stessi e per capire come il cervello modella la nostra stessa natura. Nello studio, pubblicato su Frontiers in Integrative Neuroscience, Iacoboni e colleghi hanno analizzato i neuroni specchio, le cellule cerebrali che rispondono allo stesso modo quando qualcuno esegue un’azione o semplicemente guarda qualcun altro eseguire la stessa azione. I neuroni specchio svolgono un ruolo vitale nel modo in cui le persone imparano attraverso l’imitazione e provano empatia per gli altri. Tali neuroni sono responsabili del fenomeno chiamato “risonanza neuronale”, cioè ad esempio quando si sussulta mentre si vede qualcuno provare dolore. Iacoboni si chiedeva se la risonanza neurale potesse avere un ruolo nel modo in cui le persone affrontano complicati problemi che richiedono sia la deliberazione cosciente sia la considerazione dei sentimenti di un altro. Per scoprirlo, i ricercatori hanno mostrato a 19 volontari due video: uno di un ago ipodermico che perfora una mano e un altro di una mano che viene delicatamente toccata da un batuffolo di cotone. Durante entrambi, gli scienziati hanno usato una macchina MRI funzionale per misurare l’attività nel cervello dei volontari. I ricercatori hanno poi chiesto ai partecipanti come si sarebbero comportati in una varietà di dilemmi morali, compreso lo scenario che coinvolge il bambino che piange durante la guerra, la prospettiva di torturare un’altra persona per impedire a una bomba di uccidere diverse altre persone e se fare del male ad animali al fine di scoprire una cura l’AIDS. I partecipanti hanno anche risposto a scenari in cui causare danni avrebbe peggiorato il mondo – infliggendo danni a un’altra persona per evitare due settimane di duro lavoro, per esempio – per valutare la loro volontà di causare danni per ragioni morali e per motivi meno nobili. Iacoboni ed i suoi colleghi hanno ipotizzato che le persone che avevano una maggiore risonanza neuronale rispetto agli altri partecipanti mentre guardavano il video penetrante con le mani avrebbero anche meno probabilità di scegliere di mettere a tacere il bambino nell’ipotetico dilemma, e ciò si è dimostrato vero. In effetti, le persone con una maggiore attività nella corteccia frontale inferiore, una parte del cervello essenziale per l’empatia e l’imitazione, erano meno disposte a causare un danno diretto, come ad esempio mettere a tacere il bambino. Ma i ricercatori non hanno trovato alcuna correlazione tra l’attività cerebrale delle persone e la loro volontà di danneggiare ipoteticamente una persona nell’interesse del bene più grande – come ad esempio mettere a tacere il bambino per salvare più vite. Si ritiene che tali decisioni derivino da processi cognitivi più deliberativi. Lo studio conferma che la vera preoccupazione per il dolore degli altri ha un ruolo causale nei giudizi di dilemma morale, ha detto Iacoboni. In altre parole, il rifiuto di una persona di mettere a tacere il bambino è dovuto alla preoccupazione per il bambino, non solo al disagio della persona nel prendere quell’azione. Il prossimo progetto di Iacoboni esplorerà se il processo decisionale di una persona nei dilemmi morali può essere influenzato da diminuzione o miglioramenti dell’attività nelle aree del cervello che sono state prese di mira nello studio corrente. I ricercatori sostengono che si potrebbe arrivare a vedere si si può usare la stimolazione cerebrale per cambiare le decisioni morali complesse, influenzando la quantità di preoccupazione che le persone provano per il dolore degli altri in modo da fornire un nuovo metodo per aumentare la preoccupazione per il benessere degli altri. Se da un lato sembra riduzionistico associare le decisioni morali ad una regione limitata del cervello, piuttosto che all’insieme delle reti e può sembrare spaventoso (al pari di arancia meccanica) agire sul cervello delle persone per aumentarne l’empatia, sicuramente si apre uno scenario più convincente, ossia indicare un modo per aiutare le persone con disturbi mentali come la schizofrenia che rendono difficile la comunicazione interpersonale, o come da anni viene suggerito rispetto ai neuroni specchio anche l’autismo.

Daniele Corbo

Bibliografia: Deontological Dilemma Response Tendencies and Sensorimotor Representations of Harm to Others” by Leonardo Christov-Moore, Paul Conway and Marco Iacoboni in Frontiers in Integrative Neuroscience. Published online December 12 2017.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. B. ha detto:

    Estremamente interessante…

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    1. Effettivamente il tema è interessante, anche se non si fa tanta ricerca in merito. L’argomento mi affascina molto…

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      1. B. ha detto:

        Si…. anche a me….

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