Attività fisica come rimedio cognitivo

sh_113516374.jpgC’è una crescente necessità di strategie terapeutiche innovative per migliorare i deficit cognitivi nella schizofrenia. Il rimedio cognitivo (CR), inteso come intervento finalizzato al miglioramento delle funzioni cognitive (attenzione, memoria, funzioni esecutive, cognizione sociale o metacognizione) in maniera duratura e generalizzabile, è efficace a livello di gruppo, ma la variabilità nella risposta al trattamento è grande. Dato che il CR può dipendere dalla neuroplasticità intatta per produrre guadagni cognitivi, è ragionevole combinarlo con strategie che sfruttano il potenziale neuroplastico dei pazienti. La maggior parte degli sforzi per il miglioramento della cognizione ha utilizzato approcci farmacologici (cioè farmaci che migliorano l’apprendimento e la memoria nei modelli animali). Tuttavia, i risultati in studi più ampi sono stati deludenti e, al momento, non esiste alcun farmaco approvato per l’aumento della cognizione nella schizofrenia. Pertanto è opportuno cercare approcci non farmacologici che possano migliorare la neuroplasticità e possibilmente aumentare gli effetti della CR nella schizofrenia. Tra di essi due che possono dare ottimi risultati sono l’esercizio fisico e la stimolazione transcranica in corrente continua (tDCS). Una consistente letteratura supporta l’effetto benefico dell’esercizio fisico sulla cognizione e una manciata di studi sulla schizofrenia ha dimostrato che l’esercizio fisico in combinazione con la CR ha un impatto maggiore sulla cognizione rispetto alla sola CR. Si ritiene che l’esercizio fisico stimoli la neuroplasticità attraverso la regolazione dei fattori centrali di crescita e le attuali evidenze indicano il fattore neurotrofico derivato dal cervello come il potenziale meccanismo sottostante attraverso il quale l’esercizio fisico potrebbe migliorare l’efficacia della CR. Gli effetti benefici dell’esercizio fisico sulla cognizione sono ben documentati in individui sani, così come in molte malattie mediche e psichiatriche. L’accumulo di prove suggerisce che l’esercizio riduce i processi pro-infiammatori e i fattori di rischio periferici (cioè l’obesità e il diabete) associati al declino cognitivo. Inoltre, stimola la neuroplasticità ippocampale e promuove l’angiogenesi, la neurogenesi e la sinaptogenesi attraverso la regolazione dei fattori centrali di crescita. I meccanismi dei miglioramenti cognitivi indotti dall’esercizio sembrano, in larga misura, essere correlati a un’aumentata produzione di fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), che svolge un ruolo fondamentale nella plasticità sinaptica ed è particolarmente importante per l’apprendimento e la memoria. Simile a CR, l’esercizio ha dimostrato di aumentare i livelli periferici di BDNF. Poiché i due approcci potrebbero potenzialmente migliorare la cognizione attraverso meccanismi neurobiologici sovrapposti, l’aggiunta di un esercizio a un programma di CR può ulteriormente sfruttare il potenziale neuroplastico dei pazienti e portare a guadagni cognitivi oltre a quelli raggiunti dalla sola CR. Le prove provenienti dalla ricerca sugli animali suggeriscono alcuni benefici dalla combinazione di questi approcci. Ad esempio, è stato dimostrato che una combinazione di esercizio aerobico e arricchimento cognitivo per i roditori ha avuto effetti benefici sulla neurogenesi, portando ad un aumento del 30% maggiore nei nuovi neuroni rispetto all’una o all’altra attività. Diverse relazioni in adulti più anziani sani hanno confrontato gli effetti separati vs combinati di CR e dell’esercizio fisico e hanno mostrato effetti superiori dell’intervento combinato sulla memoria verbale/lavorativa, l’attenzione, così come le prestazioni cognitive globali e funzionamento quotidiano. Studi condotti su bambini hanno anche dimostrato che i programmi di allenamento che integrano l’esercizio fisico con giochi di addestramento basati su computer hanno migliorato l’apprendimento e aumentato il rendimento scolastico. È stato dimostrato che l’attività fisica migliora i sintomi psicotici e negativi della schizofrenia e migliora la qualità della vita dei pazienti riducendo i problemi di salute spesso associati alla malattia. Recentemente sono stati pubblicati studi randomizzati controllati (RCT) che dimostrano che l’esercizio fisico, in particolare l’esercizio aerobico, migliora il funzionamento cognitivo nei pazienti con schizofrenia, con corrispondenti aumenti dell’integrità della materia bianca e connettività strutturale e volume dell’ippocampo. tDCS è emerso come uno strumento potenziale per il miglioramento cognitivo e sembra influenzare i meccanismi cellulari coinvolti nel potenziamento a lungo termine (LTP). Alcuni studi hanno dimostrato la fattibilità dell’integrazione di tDCS con CR nella schizofrenia, ma non ci sono dati sufficienti per determinare se questo approccio multimodale porti ad un aumento delle prestazioni nei pazienti. Sono necessari studi controllati randomizzati più ampi per comprendere i meccanismi dell’intervento combinato TDC-CR. La ricerca futura dovrebbe trarre vantaggio dai nuovi sviluppi nei paradigmi di neuroplasticità per esaminare gli effetti di questi interventi sulla LTP. In ogni caso aumentano le evidenze sulla valenza di approcci alternativi o complementari a quelli farmacologici, per cui bisogna aumentare la consapevolezza dell’importanza dei propri comportamenti per migliorare il benessere psichico.

Daniele Corbo

Bibliografia: Enhancing Neuroplasticity to Augment Cognitive Remediation in Schizophrenia. Carol Jahshan, Yuri Rassovsky and Michael F. Green. Front. Psychiatry, 27 September 2017

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Srijana ha detto:

    Very needed information

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    1. I’m glad that you think it! Thanks

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