Raccontami quel mondo che hai dentro

Vivere con l’autismo. Una piccola storia vista in due chiavi diverse, quelle di una mamma e del suo piccolo Lele

Mi chiamo Lele, ho 11 anni e sono autistico. Non mi piace parlare, ma so dire mamma, papà e da poco anche pipì. Il giorno che ho imparato questa parola, davvero non capisco il perché, ma in famiglia è stata una festa grande. Sono nato nel mese di giugno e quando sono nato, dicono tutti che ero molto bello. Poi gattonavo, giocavo con mio fratello e mi divertivo un sacco, nonostante non riuscissi ancora ad imitare i versi degli animali. Dopo aver compiuto il primo anno, qualcosa dentro di me cominciò a disorientarmi. Mi perdevo con lo sguardo altrove come se fossi rapito da un mondo parallelo che presto sarebbe diventato il mio, inaccessibile. I movimenti irregolari senza senso del mio corpo facevano intuire il mio distacco dalla realtà che fino a quel momento conoscevo, ma con la mente vagavo già in una dimensione che non mi permetteva di capire il mio corpo. Non riuscivo ad esprimermi. Mi sentivo sempre confuso, e destabilizzato, ed attorniato da un altro mondo. Quando mamma e papà mi chiamavano, non li ascoltavo. Quando battevano la mano con fermezza sulla porta, non li sentivo. Quando mi dicevano di fare la pipì nel vaso, non capivo. Quando mi contorcevo e mi imploravano di smetterla, non finivo.

Quando viaggiamo in macchina, la musica la mette lui. Sempre. Guai a protestare! Viaggiamo molto, ma non per vacanze. Ah, Anna, vai da questo dottore che è molto bravo! E allora si chiamava, si prenotava e si andava. Non subito, si aspettava minimo sei, sette mesi. Lele si sballottava per svariati esami, a volte era collaborativo e a volte no. Mi piace pensare che fosse per il motivo che quelle sale erano bianche, ovunque. Ma non quel bianco che ispira candore, ma proprio quella sensazione di un mondo privo di colore. Noi per fortuna non si era così! Poi, Anna, tocca preparare la cena per Lele, senza glutinemaissoiaecaseina, poi a te pensaci dopo, mal che vada c’è sempre la vaschetta di gelato. Con le spese è una lotta continua, Lele è un lusso disperato. Ma la malattia non si sceglie, Anna mia. L’amore mio e di Giorgio per lui prevale, sopra ogni cosa, sopra ogni desiderio, ogni sfizio, ogni investimento, ogni rinuncia. Parallelamente all’entrata nella scuola materna, Lele ha presto cominciato un iter di terapia cognitivo-comportamentale, dove da un lato gli s’insegnava a percepire e conoscere meglio gli oggetti, a comprendere le parole, a ragionare, mentre dall’altro lato lo si educava nel comportamento da tenere con altre persone, e a gestire il tempo d’attesa, che per loro autistici è un vero dramma.

Io ho cambiato otto insegnanti di sostegno fino alla quarta elementare. Con alcuni si è creato un rapporto bellissimo, con altri invece… Io però ho sempre cercato di essere il più possibile partecipe, anche se vedevo nei loro occhi la loro incapacità nel rapportarsi con me. Ricordo con immensa dolcezza il Maestro Michele, un insegnante che si chiama come me e che è riuscito ad insegnarmi a scrivere il mio nome, ed anche a portarmi in gita, ma ci credete, un’intera giornata lontano di casa e dai miei genitori e solo con gli amici. Ho incontrato persone che mi hanno dimostrato tanto affetto, e altre che mi hanno guardato come fossi soltanto un difetto della natura! Ma lo volete sapere un segreto? Io so amare… Il mio sogno più grande è essere circondato solo da tante cose tutte colorate e da persone che mi vorranno tanto bene, per sempre.

Ma figuratevi se Anna dimentica il secondo giorno più brutto della sua vita. Vabbè il primo già avrete capito quale sia. Lele davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli, piantato di fronte al più grande Winnie the Pooh che io avessi mai visto. 1 metro e sessanta per trecento euro di pelo sintetico. «Dai, amore, è troppo grande, è più grande di mamma, che te ne fai? Dai che mamma ti compra un’altra cosa, ti va un gelato?». Niente, niente da fare. Era inchiodato al pavimento di marmo di quel maledetto negozio. Solo una contorsionista capirebbe i movimenti che ho fatto per arrivare davanti alla cassa senza lasciare la mano di Lele e chiedere al proprietario: «Prendete il bancomat?» «No signora, ma c’è una banca, proprio qui a fianco». “E vaffanculo” dissi tra me e me, “come se fosse facile!”. A quel punto, carica di tutta la mia frustrazione, sollevai Lele di peso tirandolo dagli slip, non l’avevo mai fatto e mi faceva impressione usare quella tecnica, ma ce l’avevano insegnata e funzionava. Incazzata come un animale tirai fuori una forza sconosciuta e con un gesto rapido e violento riuscii a sollevarlo e spostarlo fuori dal negozio. Nel frattempo, una dolcissima signora che passeggiava proprio lì davanti, assistendo alla scena, gridò: «Ma signora, che modi! Chiamo il telefono azzurro!». Stavo per avere un attacco di ansia ed ero letteralmente fuori di me. «Chiama un po’ chi cazzo ti pare, i carabinieri, la polizia, chiunque sia in grado di darmi una mano!». Glielo gridai. Cinque minuti dopo sedevamo su una panchina poco più avanti, Lele col gelato della cremeria, io spettinata, lacera, un fiume di lacrime sul viso, la sua mano stretta nella mia, per sempre.

Scritto con la collaborazione, preziosissima, di Anna F.

14 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Una mia conoscenza ha una figlia – ormai ragazza – autistica ed è davvero difficile gestire la vita di tutta la famiglia; per non parlare delle sofferenze che si è costretti a fronteggiare

    Liked by 1 persona

    1. Silvias ha detto:

      Ciao R., credo che solo chi vive una situazione delicatissima come la tua può avvicinarsi nell’immaginare tutte le difficoltà che affrontiate ogni giorno. Nonostante ogni storia sia a sè, credo che ciò che accomuna tante famiglie e genitori come voi, sia una grande, grandissima forza d’animo e di volontà, determinazione e coraggio. Oltre ad uno smisurato amore per i vostri figli e un grande attaccamento alla vita e a tutto ciò che di bello il mondo ha da offrire; perchè ne ha da offrire tanto, tanto, tanto. Per fortuna 🙂 Un abbraccio!

      Liked by 1 persona

      1. Le perle di R. ha detto:

        Io non la vivo in prima persona, ma solo per mezzo di questa mia conoscenza e ho trovato in queste persone tutto quello che hai descritto in questo tuo commento e, credimi, ho pensato più volte dove riescano a trovare quella forza.

        Mi piace

  2. Storia meravigliosa, grazie mille Silvia di averla raccontata!

    Liked by 2 people

    1. Silvias ha detto:

      Dani ma tu sei di parte 🙂 grazie mille per il commento e per il tuo grandissimo supporto!

      Liked by 1 persona

      1. Non sono di parte, sei tu che sei bravissima!😘

        Mi piace

  3. Volpina Blu ha detto:

    C’e’ tutto un mondo dentro che non smettero’ mai di amare

    Liked by 4 people

    1. Silvias ha detto:

      Sintesi perfetta di una filosofia della vita idilliaca 🙂 Non smettere mai!

      Liked by 1 persona

  4. vikibaum ha detto:

    ottimo articolo, mes compliments…

    Mi piace

  5. NientedispeciAle ha detto:

    Però far piangere cosi la gente non vale.
    Giro il post ad una mia amica che vive una situazione parallela. ❤

    Mi piace

  6. lucetta ha detto:

    Anche tu Silvia come Daniele sei straordinaria. Hai creato una situazione vera, hai dato voce a chi non riesce a farlo. Ragazzi è bello sapere che esistete. Dio vi benedica e vi sorregga nel vostro lavoro.

    Mi piace

  7. fulvialuna1 ha detto:

    Quando feci il tirocinio da maestra, avevo un bambino che oggi si definirebbe autistico, Giulio, che ho amato tantissimo e di cui sono stata poi baby-sitter fino a quando la famiglia non si è trasferita all’estero. Purtroppo a quei tempi (metà anni ’70 circa…) di autismo non si parlava, si diceva “…è un bambino strano…”

    Mi piace

  8. Rain ha detto:

    L’autismo mi ha sempre dato da pensare… il disturbo meno compreso dalla nostra società, credo, perchè ha a che fare col sè ma soprattutto con gli altri. Poeticamente, direi che autismo è non riconoscere il proprio posto nel mondo, non riconoscerne le regole… una cosa che non viene socialmente accettata, e forse non gestita nel modo migliore

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...