Sintomi differenti nel disturbo borderline in relazione all’età

gettyimages-481812985_2018-01-19_14_50_19Il disturbo borderline di personalità (BPD) è un disturbo psichiatrico caratterizzato da disregolazione emotiva, mancanza di controllo comportamentale, disturbi interpersonali e un’immagine di sé instabile. Nel corso del 20 ° secolo, è stato suggerito che una delle caratteristiche fandamentale dei disturbi della personalità (PD) in generale e BPD in particolare fosse la loro natura duratura. Inoltre, si è ipotizzato che la sintomatologia longitudinale coerente fosse un elemento chiave per stabilire le vere diagnosi di qualsiasi PD (American Psychiatric Association, APA, 1994). Fino a poco tempo fa, queste ipotesi hanno influenzato l’analisi della decisione clinica per il riconoscimento della BPD. Tuttavia, la ricerca attuale sta progressivamente confermando in che misura queste premesse erano errate. Riguardo alla prima affermazione, i recenti dati provenienti da ampi studi prospettici longitudinali convergono nel fatto che i PD in generale non sono così duraturi come si pensava una volta. Concretamente, la ricerca sulla BPD ha dimostrato che oltre il 55-95% dei pazienti trattati non soddisfa i criteri per questa patologia psichiatrica dopo 6, 10, 16, 17 e 27 anni di follow-up. In particolare, i tassi di remissione erano solitamente maggiori tra i pazienti più anziani al momento dell’osservazione e anche per quegli studi che utilizzavano un periodo di valutazione più lungo. Per quanto riguarda il secondo problema, la ricerca trasversale e longitudinale in corso ha rilevato che la coerenza sintomatica è l’eccezione piuttosto che la regola in quei criteri di incontro per BPD a lungo termine. In effetti, è stato proposto che alcune caratteristiche della BPD possano essere più transitorie, mentre altre possono essere più strutturali. In particolare, la ricerca su questo argomento ha generalmente rilevato che i criteri di impulsività, autolesionismo e rabbia diminuiscono nel tempo e la maggior parte dei pazienti anziani con BPD non ha queste caratteristiche cliniche. Viceversa, i disturbi interpersonali, la disregolazione emotiva e i sintomi affettivi (depressione, ansia, somatizzazione) tendono a non diminuire in tarda età tra i pazienti con BPD. Sulla base di questi risultati, alcuni autori hanno suggerito che queste ultime caratteristiche cliniche potrebbero essere caratteristiche fondamentali della BPD e, in quanto tali, relativamente resistenti ai cambiamenti. Al contrario, i precedenti sintomi della BPD possono risolversi spontaneamente relativamente presto nella vita. Nel complesso, l’eterogeneità sintomatica longitudinale nella BPD può in definitiva indicare che gli effetti della maturazione possono esercitare un ruolo nella patologia della BPD. Oltre alla sintomatologia della BPD, alcuni di questi studi si sono concentrati anche sul delineare se il funzionamento e la comorbilità cambiano nel tempo tra i pazienti con BPD. Innanzitutto, è stato osservato che il funzionamento è più compromesso quando i pazienti con BPD sono più anziani. In secondo luogo, i disturbi da uso di sostanze (SUD), i disturbi alimentari (ED) e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) sono più diffusi tra i pazienti BPD più giovani, mentre il disturbo da depressione maggiore (MDD) e la distimia tra i più anziani. Il fatto osservato che alcuni fenomeni clinici (ad es. Impulsività, comportamenti autolesionistici) si riducono nel tempo mentre il funzionamento può essere più compromesso in età avanzata può suggerire che il miglioramento sintomatico non è necessariamente accompagnato da un recupero funzionale nel tempo. Inoltre, questo può riflettere che i sintomi principali (ad esempio, la disregolazione emotiva, i disturbi interpersonali) possono essere alla fine responsabili della compromissione funzionale a lungo termine. Uno studio recente ha cercato di estendere la ricerca precedente sulle caratteristiche differenziali della BPD dall’adolescenza fino ad arrivare agli anziani. Nello specifico, hanno mirato a chiarire se i pazienti con BPD differiscono in caratteristiche cliniche, comorbidità psichiatriche, funzionamento e variabili correlate al trattamento tra i gruppi di età. In primo luogo, sono stati inclusi i pazienti con BPD sotto i 18 anni, poiché la ricerca in corso è dedicata alla diagnosi di BPD nei giovani. Inoltre, il funzionamento non era semplicemente focalizzato sulla valutazione di aree globali ma anche multidimensionali che possono essere influenzate in modo differenziale nel tempo (ad esempio, sociale, fisico). In terzo luogo, sono state incluse anche le caratteristiche di personalità normale per confrontarle con la sintomatologia BPD nel tempo. Lo studio è stato effettuato su 169 pazienti ambulatoriali con diagnosi di BPD, che erano divisi in quattro gruppi di età come segue: 16-25 anni (n = 41), 26-35 anni (n = 43), 36-45 anni (n = 45) e più di 46 anni (n = 40). I gruppi di età sono stati confrontati per la sintomatologia, i tratti di personalità normale, le comorbidità psichiatriche, il funzionamento e le caratteristiche correlate al trattamento. Il gruppo più giovane aveva livelli significativamente più alti di aggressioni fisiche/verbali e tentativi di suicidio relativamente al gruppo più anziano. Al contrario, il gruppo più anziano aveva una gravità significativamente maggiore di sintomi di somatizzazione, depressione e ansia. Inoltre, il gruppo più anziano mostrava un disagio funzionale significativamente maggiore in generale e in tutti i domini fisici/psicologici, in particolare rispetto al gruppo più giovane. Questa differenziazione dei sintomi del BPD, in funzione dell’età, dovrebbe aiutare ad arrivare ad una corretta diagnosi e di conseguenza alla terapia maggiormente indicata per la persona che ne soffre.

Daniele Corbo

Bibliografia: Differential symptomatology and functioning in borderline personality disorder across age groups. Frías Á, Palma C, Solves L, Martínez B, Salvador A. Psychiatry Res. 2017 Dec;

11 commenti Aggiungi il tuo

    1. Bisogna impegnare tutte le energie per cercare di fare stare meglio le persone che soffrono, è un dovere!

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  1. titti onweb ha detto:

    Ciao Daniele! Il problema è che le malattie di questo tipo, a differenza di quelle fisiche, sono molto più difficili da curare. Si spera comunque sempre nell’impegno concreto dei medici

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    1. Ciao!!! si, ovviamente è così…infatti io intendevo un impegno globale di medici, associazioni e i ricercatori come me….

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      1. titti onweb ha detto:

        …..a cui dire grazie!🙏

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  2. lilianadream ha detto:

    Buongiorno Daniele . Si può scrivere all’infinito di disturbi , psicosi , declinazioni di disturbi e cosi via , in sostanza si scopre che il soggetto soffre e tanto , allora bisognerebbe capire cosa si può fare per aiutarlo . Creare una community care , rete , mutuo aiuto , istituzioni sani sarebbe già qualcosa , perchè sui libri le definizioni sono belli , ma poi nella realtà non lì trovi . I ricercatori fanno il loro lavoro , denunciano il problema , il problema è la gerarchia che c’è sotto di loro .

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    1. La penso esattamente come te, cara Liliana. Infatti avrei potuto semplicemente continuare a fare il ricercatore, ma ho capito che bisogna intervenire nel quotidiano, per questo ho creato Orme Svelate. Chi ha un po’ di buona volontà dovrebbe mettersi in gioco per alleviare le pene di chi soffre così tanto…Buona settimana!

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      1. lilianadream ha detto:

        Il compito è arduo , perché la società di oggi crea molti disaggi . Anche se credo che ieri , non è che fosse meglio , forse c’era più unione , compattezza , senso di appartenenza . Guarda ti racconto una cosa : Faccio parte del tavolo 0-6 anni , per promuovere benessere alle famiglie e la mia compagnia di viaggio , non sa più come farmi fuori x ” forse io più brava ” , non lo so . A bisogno a tutti costi , che le locandine abbiano il suo nome . E’ incredibile vedere come una , che fa la psicoterapeuta , non so se laureata CEPU , Non ha capito che si lavora insieme , per un bisogno primario ” quasi ” . E’ arrivata persino a evitarmi la promozione dei programmi , sabato scorso perché si è dimenticata di me . Questo non te l’ho racconto cosi , ma sono sicura che tu riesca a capire il concetto . Aiutare va bene , ma sempre da persone competenti , con spirito di solidarietà , di sacrificio .

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      2. Lo capisco e sono d’accordo. Una laurea non garantisce sensibilità, empatia e neanche competenza… c’è bisogno di persone che amino il prossimo e soffrano con lui e che siano pronte a sacrificarsi per fare del bene.

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