Com’è fatta la memoria?

Valzer_con_Bashir
Valzer con Bashir (2008). Il film ripercorre  i conflitti che coinvolsero il Libano nei primi anni ottanta culminando nella rappresentazione del massacro di Sabra e Shatila.

Anche noi di Orme Svelate vogliamo accendere un riflettore su questa giornata particolare, che dovrebbe essere non solo evocativa di una delle più brutte pagine della storia dell’umanità, ma dovrebbe sensibilizzare le persone rispetto a qualsiasi altra forma d’intolleranza. Ma visti i temi che costantemente trattiamo ogni giorno su questo sito direi che questa giornata non serve a molto: bullismo, disturbo post traumatico da stress, discriminazione razziale (che ha fatto nascere l’etnopsicologia, proprio per sostenere le difficoltà dei migranti) sono tutte piaghe che testimoniano che il 27 gennaio 1945, non sono finiti i crimini contro l’umanità. Allora per capire perché la nostra memoria ha bisogno che qualcuno pubblichi foto con delle scarpe segnate dalla storia per poter ricordare una tragedia immane, cerchiamo di capire com’è fatta. Un neuroscienziato quando pensa alla memoria, pensa alle… proteine. In particolare ad una proteina chiamata AKT, che è onnipresente nel tessuto cerebrale e strumentale nel consentire al cervello di adattarsi a nuove esperienze e di stabilire nuovi ricordi. Fino ad ora, gli scienziati hanno saputo molto poco su ciò che fa nel cervello. Ma in un nuovo articolo finanziato dal National Institutes of Health, dei riccercatori lo spiegano per la prima volta, dimostrando che l’AKT è disponibile in tre diverse varietà che risiedono in diversi tipi di cellule cerebrali e influenzano la salute del cervello in modi ben distinti. La scoperta potrebbe portare a trattamenti nuovi e più mirati per tutto, dal glioblastoma – il cancro al cervello – alla malattia di Alzheimer e alla schizofrenia. L’AKT è una proteina centrale che è stata implicata in una serie di malattie neurologiche, ma questo lavoro è il primo a esaminare esaustivamente quali sono le sue diverse forme nel cervello e dove. Scoperto negli anni ’70 e meglio conosciuto come un “oncogene” (uno che, se mutato, può promuovere il cancro), AKT è stato identificato più recentemente come un attore chiave nella promozione della “plasticità sinaptica”, la capacità del cervello di rafforzare le connessioni cellulari in risposta a degli stimoli. Diciamo che vedi un grande squalo bianco e hai paura e il tuo cervello vuole creare un ricordo di ciò che sta accadendo, devi creare nuove proteine per codificare quella memoria. AKT è una delle prime proteine a venire in aiuto, un interruttore centrale che accende la fabbrica di memoria. Ma non tutti gli AKT sono creati uguali. Per lo studio, i ricercatori hanno messo a tacere le tre diverse isoforme o varietà di AKT nei topi e osservato la loro attività cerebrale, facendo una serie di scoperte chiave: AKT2 si trova esclusivamente nell’astroglia, le cellule di supporto a forma di stella nel cervello e nel midollo spinale che sono spesso colpite dal cancro al cervello e dalle lesioni cerebrali. Questo è un risultato davvero importante. Se si potesse sviluppare un farmaco che ha come target solo AKT2 senza influenzare altre forme, potrebbe essere più efficace nel trattare determinati problemi con minori effetti collaterali. I ricercatori hanno anche scoperto che l’AKT1 è onnipresente nei neuroni e sembra essere la forma più importante nel promuovere il rafforzamento delle sinapsi in risposta all’esperienza, ovvero la formazione di memoria. (Questa scoperta è in linea con la ricerca precedente che dimostra che le mutazioni in AKT1 aumentano il rischio di schizofrenia e altri disturbi cerebrali associati a un difetto nel modo in cui un paziente percepisce o ricorda le esperienze). AKT3 sembra giocare un ruolo chiave nella crescita del cervello, con topi il cui gene AKT3 è silenziato con dimensioni cerebrali più piccole. Prima di questo, si pensava che tutti avessero praticamente la stessa cosa nelle stesse cellule e nello stesso modo. Ora si può dire che non è così. Gli inibitori di pan-AKT sono già stati sviluppati per il trattamento del cancro, ma immaginiamo un giorno in cui i farmaci potrebbero essere sviluppati per indirizzare versioni più specifiche della proteina (potenziatori AKT1 per l’Alzheimer e schizofrenia, inibitori AKT2 per il cancro), lasciando gli altri forma intatta, evitando effetti collaterali. Sono in corso ulteriori ricerche sugli animali per determinare cosa succede al comportamento quando diverse forme della proteina vanno male. In questo giorno è importante ricordare anche tutti coloro che sono sopravvissuti ai campi di concentramento (o penso anche a tutte le altre grandi tragedie come il Vietnam, Libano, i Balcani, la guerra del Golfo, primavera araba ecc…) che, a causa del disturbo post traumatico da stress hanno continuato a vivere nel dolore e nella disperazione la loro restante vita. Forse se questa scoperta fosse arrivata prima, Primo Levi non avrebbe avuto il bisogno di scrivere la sua poesia:

 

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)

 

Daniele Corbo

Bibliografia: AKT isoforms have distinct hippocampal expression and roles in synaptic plasticity. Josien Levenga Helen Wong Ryan A Milstead Bailey N Keller Lauren E LaPlante Charles A Hoeffer. eLife Nov 27, 2017.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. "Perseide" ha detto:

    Il cervello è un mistero ma noto che esiste sempre il bisogno di andare oltre quel mistero per trovare nuove forme di adattamento . Argomento difficile per me lo ammetto ma l’uomo ha grandi potenzialità di cambiare le cose. 🙂

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    1. È vero, l’uomo può fare tanto, senza mai avere però il delirio di onnipotenza di poter controllare tutto!

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  2. Dora Millaci ha detto:

    Argomento molto interessante ed ho letto l’articolo con molto piacere, dato che la mia malattia purtroppo intacca anche la memoria a breve termine e non sarebbe male trovare una soluzione 😉 la cosa che faccio è tenerla sempre in funzione (la memoria ed il cervello) eh eh ^_^ in tutti i modi possibili, ma è dura.

    La poesia di Levi è stupenda! La ricordo ancora quando l’ho studiata a scuola

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    1. Allo stato attuale delle conoscenze, la cura migliore è tenere sempre la mente in attività, sei bravissima!

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      1. Dora Millaci ha detto:

        Grazie ^_^ è lo stesso consiglio che mi ha dato il fisiatra. Non smettere di tenere “allenato” il cervello come fosse un muscolo del corpo. Pensa che ho messo piccoli blocchi in tutta la casa, così se mi viene in mente qualcosa lo riporto subito. Poi però cerco di sforzarmi nel ricordarlo e solo al limite vado a vedere 😉

        La cosa che mi rammarica era che avevo un ottima memoria… era il mio cavallo di battaglia anche al lavoro.. sigh! Mi dicevano che sembravo un computer. Pensa te la vita!

        Sono stata “colpita” nelle parti che usavo meglio: le gambe e il cervello eh eh ^_^

        Ex podista e super memoria… che pazienza eh eh 😀

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      2. Credo che non sia un caso. Penso che a volte nella vita perdiamo ciò di cui siamo più orgogliosi e sicuri per poter costruire le nostre certezze su altro, impedendoci inutili attaccamenti terreni… Comunque per me sei sempre un esempio!

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      3. Dora Millaci ha detto:

        Sei molto gentile. Credo anch’io che ci sia dietro una sorta di disegno. Per fortuna sono una persona che non tende ad “attaccarsi” alle cose, ai luoghi… sono uno spirito libero e forse questo mi ha aiutata molto, oltre al mio carattere ottimista e solare 😀 (vedo il lato positivo in tutto)

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  3. Rain ha detto:

    La memoria, personale e collettiva, è la nostra identità… ho spesso pensato che a dispetto di altri ambiti di ricerca la scienza desse relativamente poca “priorità” alla questione, forse perchè parliamo di qualcosa di più astratto che sfocia quasi nel filosofico.. sono buone notizie: ho sempre pensato che la vita senza memoria di sè non sia già più vita

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    1. Memoria e coscienza sono complesse da studiare e come dici tu, sfociano nella filosofia. Ma le neuroscienze spesso devono fare filosofia per progredire…

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      1. Rain ha detto:

        E altrettanto spesso sono restie a farlo…

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  4. Harley ha detto:

    Buonasera.
    Vi seguirò con molto piacere.

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    1. Grazie di cuore! Buona giornata😊

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  5. marcello comitini ha detto:

    L’argomento è molto interessante e l’ho letto con tantissimo interesse soprattutto per le implicanze positive che potrebbe avere su certe malattie degenerative. Collegare queste scoperte scientifiche con la memoria delle tragedie dovute alla guerra è stato poi quanto mai opportuno.
    Mi auguro che il prossimo articolo tratti del giorno della bontà e delle scoperte scientifiche che cancellino il male nell’uomo. Allora sì (e soltanto allora, nonostante una fortissima memoria!) non ci sarà più un Primo Levi che scriva la poesia “Se questo è un uomo”, che a me pare sostanzialmente una denuncia del male commesso dall’uomo sul proprio simile (esulla tutta la realtà che lo circonda)
    Intanto sono colto da un attacco di panico a questo pensiero e mi chiedo se l’uomo senza il male non sarebbe un perfetto ebete in balia di un’estasi senza Dio.
    Cosa ho mai scritto !!!

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    1. marcello comitini ha detto:

      Errata corrige
      – al primo rigo: soprattutto per le implicanze che le ricerche scientifiche potrebbero avere su certe….
      – al settimo rigo: (e su tutta le realtà che lo circonda).

      Sono stato veramente colto dal panico!!
      Grazie.

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      1. mi dispiace che un mio articolo sia stato responsabile di un attacco di panico, seppur in maniera indiretta… credo che l’uomo, per sua stessa natura, non possa essere immune al male. Il punto è che può arrivare a scegliere il bene, anche se sedotto dal male. Spero che tu adesso tu ti senta meglio…

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  6. marcello comitini ha detto:

    No, Daniele. Il tuo articolo non è stato neppure indirettamente causa del mio attacco di panico e la tua risposta non può farmi sentire meglio. E sai perché? Perché l’uomo (genere umano e non individuo) può scegliere il bene, ma di fatto – storicamente e geneticamente – si comporta in modo da distruggere tutto ciò che tocca. E di fronte alla distruzione, ciò che salva è talmente residuale che quel “può” ha il suono di un’eco lontana. Tuttavia la speranza… Affidiamoci a un incremento di memoria per evitare il male.

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    1. La fragilità storica di cui parli è frutto anche di una disarmonia che esiste tra gli uomini e di una frammentazione interiore che è alimentata continuamente dai modelli proposti. La speranza non va affidata alla memoria, ma all’impegno individuale a lavorare su se stessi, perché un uomo che è in pace con sé, vive in armonia con l’universo.

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