Dipendenza da smartphone o dal monitoraggio sociale?

Immagine correlataBasta salire su un mezzo pubblico ed osservare la scena che caratterizza la società attuale, ossia tante persone immerse con la testa nello schermo del loro smartphone e pochissime che parlano tra loro. Molte addirittura non riescono a staccare per più di dieci minuti la loro testa dal telefono e non riescono ad impedirsi di controllarlo regolarmente. Questi sono esempi di ciò che molti considerano il comportamento antisociale causato dalla dipendenza da smartphone, un fenomeno che ha attirato l’attenzione dei media negli ultimi mesi e ha portato investitori e consumatori a chiedere che i giganti della tecnologia affrontino questo problema. Ma non è possibile che stiamo osservando il fenomeno nel modo scorretto? La dipendenza da smartphone potrebbe essere iper-sociale, non anti-sociale? Il professor Samuel Veissière, un antropologo cognitivo che studia l’evoluzione della cognizione e della cultura, spiega che il desiderio di guardare e monitorare gli altri, ma anche di essere visto e monitorato dagli altri, scorre profondamente nel nostro passato evolutivo. Gli esseri umani si sono evoluti per essere una specie sociale unica e richiedono un input costante da parte degli altri per cercare una guida per un comportamento culturalmente appropriato. Questo è anche un modo per loro di trovare significato, obiettivi e un senso di identità. In uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology, Samuel Veissière e Moriah Stendel, ricercatori del Dipartimento di Psichiatria di McGill, hanno esaminato la letteratura corrente sull’uso disfunzionale della tecnologia intelligente attraverso una lente evolutiva, e hanno scoperto che le funzioni dello smartphone più avvincenti condividevano un tema comune : attingono al desiderio umano di connettersi con altre persone. Sembrerebbe che le sollecitazioni sane rischiano di creare una dipendenza malsana. Mentre gli smartphone sfruttano un normale e sano bisogno di socialità, il ritmo e la scala dell’iper-connettività spingono il sistema di ricompensa del cervello a correre in maniera eccessiva, il che può portare a dipendenze malsane. Negli ambienti post-industriali in cui gli alimenti sono abbondanti e prontamente disponibili, le nostre voglie di grassi e zuccheri scolpiti da pressioni evolutive lontane possono diventare insaziabili e portare a obesità, diabete e malattie cardiache, i bisogni pro-sociali e le ricompense (usando lo smartphone come mezzo per connettersi] possono essere dirottate allo stesso modo per produrre un teatro maniacale di monitoraggio iper-sociale. Disattivare le notifiche push e impostare i tempi appropriati per controllare il telefono può fare molto per riguadagnare il controllo sulla dipendenza da smartphone. La ricerca suggerisce che anche le politiche sul posto di lavoro, che vietano le e-mail serali e del fine settimana sono importanti. Anziché iniziare a regolamentare le società tecnologiche o l’uso di questi dispositivi, dobbiamo iniziare a parlare del modo appropriato di utilizzare gli smartphone. I genitori e gli insegnanti devono essere consapevoli di quanto sia importante questo ed anche i contesti lavorativi devono tutelare le persone, garantendo loro la possibilità di non essere sempre reperibili.

Daniele Corbo

Bibliografia: Hypernatural monitoring: a social rehearsal account of smartphone addiction. Samuel P. Veissière and Moriah Stendel. Front. Psychol. | doi: 10.3389/fpsyg.2018.00141

34 commenti Aggiungi il tuo

  1. nonsolocampagna ha detto:

    Quando salivo sull’autobus da giovane anche senza smartphone ognuno pensava ai fatti suoi.

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    1. Eh, forse sono stato infelice nell’introduzione…😧

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      1. nonsolocampagna ha detto:

        No, è che risulta difficile interpretare l’impatto dei nuovi strumenti tecnologici sulle relazioni sociali. La televisione ha tenuto compagnia a molti anziani e a chi non poteva uscire da casa, eppure si è presa critiche equivalenti. Quando si andava a ballare e si facevano i balli individuali, gli anziani ci prendevano in giro perché loro facevano i balli di coppia ecc.

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      2. Infatti lo studio tendeva a togliere responsabilità alla tecnologia… io senso è un po’ quello che dici tu.

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  2. Aria Mich ha detto:

    Io sarà che ho avuto un telefono con internet un pochino tardi, ma mi dà fastidio tenerlo tra le mani quando sono in luoghi pubblici, a meno che non sia necessario. Non ne sento proprio il bisogno, dato che ci sono anche già abbastanza quando sono a casa! E poi preferisco guardarmi intorno, stare attenta a ciò che mi circonda, cercare di sentirmi parte del mondo. Non sarei nemmeno capace di camminare con le cuffie 😂 perché penso che qualcuno potrebbe chiamarmi ed io finirei per ignorarlo, cosa poco educata. Quante volte, in metro, chiedevo a ragazzi se dovessero scendere alla prossima stazione, e non ricevevo risposta perché erano assorti nella loro musica!
    Mi diverte quando, seduta in metro, mi guardo attorno e stanno tutti con gli occhi sui telefoni… e quelli che non stanno con gli occhi sui telefoni, portano occhiali scuri, anche quando non ci sarebbe bisogno! Ecco, questa cosa degli occhiali scuri pure è un’epidemia, e mi chiedo se sia per sembrare più belli, o se sia solo un altro modo per nascondersi e non affrontare il mondo intorno.
    Pardon il commento lunghissimo!

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    1. Commento graditissimo perché mi hai parlato di te e mi hai dato uno spunto per un approfondimento sugli occhiali scuri… credo anch’io che sia un modo di creare una barriera relazionale.

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      1. Aria Mich ha detto:

        Mi fa piacere! È veramente da approfondire 👀

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  3. Gloria ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con questa ricerca. L’uomo si è sempre sviluppato in un contesto sociale e da esso dipende, è vero. La tecnologia doveva essere uno strumento per la condivisione di idee e pensieri, uno strumento valido e utile. Ma come ci insegna la storia, non è lo strumento ad essere malvagio ma il modo in cui viene utilizzato. Approvo le politiche di alcune aziende che vietano e limitano l’utilizzo maniacale delle comunicazioni veloci e credo che la società, in questo senso, debba essere formata da genitori, insegnanti e la stessa politica statale per permettere alle nuove generazioni un utilizzo consapevole e soprattutto utile della tecnologia. Io ho studiato scienze umane e sociali e per questo mi trovi pienamente d’accordo con questo articolo! Molto interessante!

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    1. Grazie per il tuo commento, lo condivido pienamente.

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  4. Le perle di R. ha detto:

    Io nei luoghi pubblici mi comporto esattamente come Aria e sono d’accordo sull’utilità e sul modo errato che la società utilizza la tecnologia e sull’educazione ad utilizzarla nel modo adeguato di cui parlavi nell’articolo e a cui si è collegata Gloria nel suo commento.

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    1. Bisognerebbe anche autodisciplinarsi nell’utilizzo, ma resta il problema da sviscerare del bisogno profondo di essere presenzialisti sociali… grazie per il tuo commento!

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      1. Le perle di R. ha detto:

        Certo, è necessario anche l’autodisciplina

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  5. bellaitalyblog ha detto:

    È il vuoto assoluto. Abbiamo trasferito sullo smartphone la nostra memoria. Una volta sfogliavamo le enciclopedie e le biblioteche. Oggi basta wikipedia. Non abbiamo più amici reali, li abbiamo sostituiti con quelli virtuali. E ci vantiamo di avere centinaia, se non migliaia di followers sui social. Gli algoritmi inventati dai colossi del web sanno tutto di noi. Regaliamo foto, video, pensieri al web e siamo monitorati in ogni istante grazie al localizzatore. Il grande fratello previsto da George Orwell nel libro scritto nel 1949 è arrivato. Negli anni ’80 le tv del biscione ci invitavano a correre a casa in fretta perché ci aspettavano momenti di gioia con il “pranzo è servito” “ok il orezzo e giusto” e tanti altri programmi in cui la figura della donna veniva svilita solo per la perversione di certi uomini (tra cui -presumo- il proprietario della tv) portando la mente lontana dalla cultura e dal sapere. Oggi tutto questo è amplificato dalle moderne tecnologie. La gente non parla più con il vicino di casa, se non tramite whatsapp, se vede un incidente stradale non chiama più i soccorsi, ma posta video di gente agonizzante sulla strada, nella speranza di avere milioni di “like”. Mi chiedo se valga la pena.
    Una volta fuori o dentro lo stadio ci si prendeva a cazzotti per un gol o per la squadra del cuore, poi tutti insieme si andava al bar a farci una birra e si tornava amici. Oggi l’insulto (pesante) corre sul web. Non ci sono giustificazioni, ma si difende la propria azione. E se qualcuno, più debole si toglie la vita, è tutto normale. Si dirà “non aveva le palle per stare al mondo”. È proprio questa persona che va difesa, aiutata, non chi la spinge al gesto estremo. E potrei continuare ma mi fermo qui. Ciao

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    1. Ciao, ho apprezzato tutto il tuo commento, ma mi soffermo soprattutto sull’ultima frase: difendere i deboli e sostenerli, è un po’ il senso della nostra associazione Orme Svelate. E sostenere vuol dire proprio ascoltare ed essere vicini emotivamente e fisicamente a chi soffre, noi proviamo a farlo e questo fa stare bene anche noi. Quindi la relazione reale, non virtuale, è imprescindibile per essere persone in maniera piena. Grazie per il tuo commento

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      1. bellaitalyblog ha detto:

        È un lavoro difficile quello che fai con la tua associazione ma ti faccio i miei complimenti

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  6. elidalla ha detto:

    Interessante, certo che i ns figli digitali subiscono il fascino di questi mezzi. Ho provato a togliere a mia figlia il cell. Per una settimana ed ho notato un grande miglioramento nel suo modo di stare nelle relazioni. Finita la settimana, di nuovo. In uno stato di sovraeccitamento e contemporaneamente di ….un modo non reale di vedere e comunicare. Non so….. sono disorientata.

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    1. Ciao Elisa! Non credo che toglierlo sia la cosa giusta. Devono imparare ad usarlo con equilibrio, considerarlo per quello che è: un mezzo, non un fine. Alternativa secondaria alla socialità reale, non sostitutiva.

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  7. cherrycream25 ha detto:

    Interessante, certo che ins figil

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  8. Menti Vagabonde ha detto:

    Il punto è che tutti noi utilizziamo smartphone, pc, restando quindi perennemente collegati con il mondo, anche qui su questa piattaforma facciamo praticamente questo. Non credo ritorneremo mai indietro, noi adulti non siamo neanche dei buoni esempi. Ecco io credo nel buon esempio, nelle regole, una regola può dare un limite. Ognuno di noi in qualità di genitore, insegnante, terapeuta deve intervenire in questo senso. (Cassandra)

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    1. Si, non è possibile tornare indietro, per questo è necessario autodisciplinarsi. Come dici tu, l’esempio è fondamentale. Grazie per il tuo commento

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  9. This Is An Insight ha detto:

    Interessante letteratura di riferimento, oltre al post stesso, chiaro. Devo essere sincera, non sono proprio una adolescente errore mi rendo conto che mi farebbe bene mettere una app per il controllo del tempo trascorso sul cellulare. La nota positiva ultimamente è che, se non altro, dirottando la mia attenzione da Instagram al Reader di WordPress occupo il tempo online con post utili come questo.

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    1. Non saprei neanche quantificare la quantità di tempo “giusta” per stare al cellulare. Secondo me è più un discorso di socialità, nel senso di imparare ad usarlo meno in presenza di altre persone e relazionarsi più con loro. Grazie per i tuoi complimenti!

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    1. Succede, non preoccuparti😉

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  10. bloguvi ha detto:

    Articolo molto interessante! Non avevo mai letto il punto di vista secondo cui la nostra ossessione per gli smartphone e in particolare per l’essere sempre connessi potesse essere collegato con il bisogno di approvazione sociale insito in ogni uomo. E’ risaputo che l’uomo è un animale sociale, quindi si può forse dire che se la società non è più reale ma virtuale l’uomo sia obbligato a cercare l’approvazione online: se hai molti “like” esisti, altrimenti no.
    Sul mio blog ho trattato in parte l’argomento ( qui il link all’articolo se qualcuno fosse interessato: https://albardelluvi.blog/2018/01/29/parole-proposte-incontri/).

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    1. Molto interessante è il tuo blog e l’articolo. Ho iniziato a seguirti con piacere…La società virtuale dà vita a relazioni virtuali e di conseguenza sarei tentato di dire a persone virtuali…la tendenza non sembra andare in una direzione auspicabile. Buona serata

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  11. bloguvi ha detto:

    Grazie mille per avermi seguito, è ancora una piccola realtà ma stiamo provando a crescere! Buona domenica!

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    1. Lo stesso vale per Orme Svelate… buona domenica!

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  12. haikuspot ha detto:

    Ma va’, hai visto che gente c’è in giro? Almeno su internet posso andare in gruppi con gente più gradevole! Se dico qualcosa di bello sono riconosciuto, mi commentano e mandano feedback positivi. Se provo a farlo qui fuori è già tanto se mi ascoltano… Poi non c’è lavoro, mancano le opportunità, niente che ti aggradi o dia soddisfazione! Potrei fare sport, ma costa e non ho un lavoro. E anche potendo, prima di avere delle soddisfazioni ti devi ammazzare.

    Internet costa poco, e francamente la vedo più facile a guadagnare da Youtube, almeno vedo che i like crescono se ci passo le giornate!

    DEMONIO ESCI!

    Ok ottimo, sono di nuovo io. Spero si sia capito che sto facendo del grosso sarcasmo satirico e irriverente. Il punto è che credo che questa dipendenza da smartphone venga da due punti:
    – La possibilità di trovare facilmente soddisfazione da gente “che la pensa come noi” (siamo animali da gruppo, è chiaro che tendiamo ad andare verso il “nostro” gruppo e questo genera divisioni sociali)
    – Essere soddisfatti dalla vita vera è sempre più tosta e qualcuno fugge per più o meno tempo nel mondo del like facile

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    1. Il grosso sarcasmo è stato molto apprezzato… e sono molto d’accordo sui due punti! tutto questo però è molto triste perché è il surrogato della vita reale…

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      1. haikuspot ha detto:

        A volte mi abbandono anche io a questo surrogato, ma riesco a non illudermi che funzioni davvero :/

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      2. L’importante è non convincersi di cose false…

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