La depressione potrebbe essere neurodegenerativa

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Lost youth (hu kun)

Difronte ad anni di sofferenza come reagisce il cervello? Resta immutato? La risposta sembra arrivare da una nuova ricerca da parte del Centro per la dipendenza e la salute mentale (CAMH) che mostra che il cervello risulta alterato dopo anni di depressione persistente, suggerendo la necessità di cambiare il modo in cui pensiamo alla depressione man mano che progredisce. Lo studio, pubblicato oggi su The Lancet Psychiatry, ha dimostrato che le persone con periodi più lunghi di depressione non trattata farmacologicamente, della durata di oltre un decennio, avevano un’infiammazione cerebrale significativamente maggiore rispetto a quelle che avevano meno di 10 anni di depressione non trattata. Questo studio fornisce la prima prova biologica di grandi cambiamenti cerebrali nella depressione di lunga durata, suggerendo che si tratta di una fase diversa della malattia che necessita di terapie diverse – la stessa prospettiva presa per le fasi iniziali e successive della malattia di Alzheimer. Una maggiore infiammazione nel cervello è una risposta comune con le malattie degenerative del cervello mentre progrediscono, come nel caso del morbo di Alzheimer e del morbo di Parkinson. Mentre la depressione non è considerata una malattia degenerativa del cervello, il cambiamento dell’infiammazione mostra che, per coloro in cui la depressione persiste, potrebbe essere una condizione progressiva e non statica. Eppure attualmente, indipendentemente da quanto a lungo una persona è stata malata, il disturbo depressivo maggiore viene trattato principalmente con lo stesso approccio. Alcune persone possono avere un paio di episodi di depressione nel giro di pochi anni. Altri possono avere episodi persistenti nell’arco di un decennio con peggioramento dei sintomi e difficoltà crescente andando a lavorare o svolgendo attività di routine. Le opzioni di trattamento per questa fase successiva della malattia, come i farmaci che prendono di mira l’infiammazione includono la riproposizione di farmaci attuali progettati per l’infiammazione in altre malattie da utilizzare nel disturbo depressivo maggiore. Nello studio, l’infiammazione del cervello è stata misurata utilizzando un tipo di imaging cerebrale chiamato tomografia ad emissione di positroni (PET). Le cellule immunitarie del cervello, note come microglia, sono coinvolte nella normale risposta infiammatoria del cervello a traumi o lesioni, ma un’eccessiva infiammazione è associata ad altre malattie degenerative e alla depressione. Quando le microglia vengono attivate, producono più proteine ​​traslocative (TSPO), un marker di infiammazione che può essere visto utilizzando l’imaging PET. Lo studio ha coinvolto 25 persone con più di 10 anni di depressione, 25 con meno di 10 anni di malattia e 30 persone senza depressione come gruppo di controllo. I livelli di TSPO erano circa il 30% più alti nelle diverse regioni del cervello tra quelli con depressione non trattata di lunga durata, rispetto a quelli con periodi più brevi di depressione non trattata. Il gruppo con depressione a lungo termine aveva anche livelli più alti di TSPO rispetto a quelli senza depressione. Attualmente nelle ricerche i pazienti con depressione grave da lungo tempo tendono ad essere esclusi, quindi non vi è alcuna prova di come trattare questo stadio della malattia, che deve essere affrontato. Capire come cambia il cervello a causa del disagio sarebbe fondamentale per poter cambiare le terapie nel corso degli anni.

Daniele Corbo

Bibliografia: Association of translocator protein total distribution volume with duration of untreated major depressive disorder: a cross-sectional study. Setiawan, Elaine et al. The Lancet Psychiatry , Volume 0 , Issue 0.

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Aria Mich ha detto:

    Mai sottovalutare un dolore che non si vede…

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    1. sono quelli più difficili da combattere…

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      1. Aria Mich ha detto:

        Già!

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  2. Evaporata ha detto:

    Sì, dimmi dove devo andare.
    Scusa, sto scherzando. Da un paio d’anni sono in carico ad un CPS, la psichiatra non fa altro che cambiarmi i farmaci, cercando di aggiustare i dosaggi, non mi ha mai preschitto un esame. S’è accontata delle cartelle cliniche dei miei ricovevi avvenuti tra gli anni ’80 e 2000. Quando potevo permettermelo aconomicamente ho cambiato psichiatri e psicologi a pagamento come cambiavo i calzini, ma nessuno è stato in grado di darmi un farmaco – uno – che mi desse sollievo. Qualcuno c’è andato giù pesante ed ho avuto effetti collaterali devastanti. Non so come faccio ad avere ancora cervello e fegato funzionanti. Qualcuno dice che sono un Xfile.

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    1. Premesso che io sono un neuroscienziato e non uno psicoterapeuta, io delle analisi per vedere cosa sta succedendo nel tuo organismo le farei. Non conosco la tua storia in modo analitico per cui sarei superficiale se dessi un opinione. Sicuramente, vista la tua intelligenza, una psicoterapia fatta con uno psicoterapeuta alla tua altezza ti avrebbe aiutato, forse più dei farmaci. Sei sempre a tempo a farla. Peraltro il tuo stile di vita, di cui leggo tutti i giorni, ti aiuta tantissimo anche al cervello. Magari se le tue passeggiate in campagna le facessi con qualcuno bravo ad indirizzare i tuoi pensieri nel modo giusto sarebbe l’ideale!

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      1. Evaporata ha detto:

        E’ quello che penso anch’io, ma temo che non sia realizzabile. Credo di avere carattestiche psichiche, ma anche fisiche, molto particolari, per esempio: mi strafogo di dolci e non ingrasso di un etto, ho sempre la glicemia bassa, non sento la fatica, riesco a fare chilometri sotto il sole di luglio senza bere un goccio d’acqua, di notte l’attività onirica (negativa) è così intensa che la mattina è come se non avessi dormito per niente eppure sono lucida e attiva sempre. Certo, lo stile di vita che ho scelto credo sia dettato dal mio istinto di sopravvivenza. Ogni volta che scrivi un articolo metto un pezzetto di me, grazie per la tua attenzione. 😀

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      2. Io credo che le persone come te siano quelle che hanno più da dare alla società, se solo fossero messe nelle condizioni di farlo…Quando scrivo l’intento è proprio quello di mettere insieme delle tessere di un puzzle per arrivare, si spera un giorno, a capire di più delle nostre teste. Grazie a te, che con i tuoi commenti, contribuisci ad alimentare la mia voglia di andare avanti!

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