Una stretta di mano può lenire il dolore

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Times Like These (Elizabeth Kenney)

A tutti sarà capitato di osservare che chi soffre tende a cercare il contatto, che sia in forma di abbraccio o di stratta di mano, ma anche la sera per addormentarsi non c’è miglior sonnifero del contatto con il/la partner. Raggiungi la mano di una persona amata nel dolore e non solo il tuo respiro e la frequenza cardiaca si sincronizzano con la loro, anche le tue onde cerebrali si uniranno, secondo uno studio pubblicato questa settimana in Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università del Colorado Boulder e dell’Università di Haifa, ha anche rilevato che maggiore è l’empatia che un partner confortante prova per un partner che prova dolore, più le sue onde cerebrali si sincronizzano. E più quelle onde cerebrali si sincronizzano, più il dolore scompare. Abbiamo sviluppato molti modi di comunicare nel mondo moderno e abbiamo meno interazioni fisiche. Questo documento illustra il potere e l’importanza del tocco umano. Lo studio è l’ultimo di un crescente corpo di ricerca che esplora un fenomeno noto come “sincronizzazione interpersonale”, in cui le persone rispecchiano fisiologicamente le persone con cui sono. È il primo a guardare la sincronizzazione delle onde cerebrali nel contesto del dolore e offre nuove informazioni sul ruolo che l’accoppiamento cervello-a-cervello può giocare nell’analgesia indotta dal tocco o nel tocco terapeutico. L’autore dell’esperimento inventò l’esperimento dopo che, durante il parto di sua figlia, scoprì che quando teneva la mano della moglie, alleviava il suo dolore. I ricercatori hanno reclutato 22 coppie, di età compresa tra 23 e 32 anni, che erano state insieme per almeno un anno e le hanno sottoposte a diversi scenari di due minuti mentre misuravano le loro attività cerebrali con elettroencefalogramma (EEG). Gli scenari includevano stare seduti e non toccare; seduti insieme per mano; e seduti in stanze separate. Poi hanno ripetuto gli scenari mentre uno dei due partner era stata sottoposta a un leggero dolore al braccio. Il semplice fatto di trovarsi reciprocamente, con o senza contatto, era associato a una sincronicità dell’onda cerebrale nella banda alfa mu, una lunghezza d’onda associata all’attenzione focalizzata. Se si tenevano per mano mentre lei soffriva, l’accoppiamento aumentava di più. I ricercatori hanno anche scoperto che quando lei soffriva e non poteva toccarla, l’accoppiamento delle loro onde cerebrali diminuiva. Sembra che il dolore interrompa totalmente questa sincronizzazione interpersonale tra coppie mentre il tocco la riporta indietro. Successivi test del livello di empatia del partner maschile hanno rivelato che quanto più fosse empatico il suo dolore tanto più la sincronizzazione dell’attività cerebrale. Più il loro cervello si sincronizzava, più il suo dolore diminuiva. In che modo esattamente l’accoppiamento dell’attività cerebrale con un partner empatico può uccidere il dolore? Il tocco empatico può far capire a una persona che, a sua volta, secondo gli studi precedenti, potrebbe attivare meccanismi di ricompensa per spegnere il dolore nel cervello. Il tocco interpersonale può offuscare i confini tra sé e gli altri. Non si può sottovalutare il potere di una presa per mano, puoi esprimere empatia per il dolore di un partner, ma senza un tocco non può essere completamente comunicato. Questo studio avvalora molto il lavoro di Orme Svelate, in quanto noi, non offrendoci come alternativa ma come integrazione alla psicoterapia, tra i vari programmi cerchiamo di accompagnare chi si rivolge a noi con l’attenzione e l’empatia adatte a lenire il dolore interiore che a volte sembra stringere come una morsa all’anima. E non dimenticatevi di stringere forte chi soffre…

 

 

Daniele Corbo

Bibliografia: Brain-to-brain coupling during handholding is associated with pain reduction. Pavel Goldstein, Irit Weissman-Fogel, Guillaume Dumas and Simone G. Shamay-Tsoory. PNAS 2018; published ahead of print February 26, 2018.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. sherazade ha detto:

    Io sono una sostenitrice della Pet Therapy ed anche questa è stata ampiamente studiata è analizzata nelle sue potenzialità.
    Scusa se riduco al minimo un tuo ragionamento così bella strutturato.

    Mi allargo un po’ per aggiungere che da quando ho questo mio inseparabile piccolo cane che naturalmente può dormire sul letto il suo calore il suo respiro Addirittura il battito del suo cuore mi hanno allontanata definitivamente dalla mezza pasticchetta di Tavor.

    Sherabientot grazie

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    1. Anch’io sono un sostenitore della per therapy. Il mio sogno è che Orme Svelate nel tempo diventi anche una comunità residenziale, immersa nel verde e con tanti animali… Grazie a te, ciao

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      1. sherazade ha detto:

        Avvisami. Sarò con voi 😊

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      2. Lo farò con piacere😘

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  2. vincenza63 ha detto:

    Grande verità 💝

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  3. fulvialuna1 ha detto:

    Dell’abraccio sono fautrice da sempre….ma qualsiasi forma di contatto è fondamentale.
    I miei cani ad esempio sono sempre stati la mia forza durante la malattia, il mio gatto è stato medicina….

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    1. Assolutamente! Il contatto è terapeutico

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  4. amleta ha detto:

    Qualcuno può darti la mano, baciarti, abbracciarti e non provare niente. E quindi non c’è nessun sollievo ma anzi ancora più sofferenza.

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    1. So che può succedere ed è orribile, ma è pur sempre una traccia su cui lavorare, ma a volte fa tanto bene però…

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