Lo stress è contagioso

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urban rush 4 (Krystyna Urbanellis)

In un articolo del 9 marzo, parlavamo di come l’esposizione ad una contenuta soglia di stress facesse attivare maggiormente il cervello, senza però menzionare le conseguenze strutturali che erano causate. In un nuovo studio su Nature Neuroscience, dei ricercatori dell’Università di Calgary hanno scoperto che lo stress trasmesso da altri può cambiare il cervello nello stesso modo di un vero stress. Lo studio, eseguito sui topi, mostra anche che gli effetti dello stress sul cervello sono invertiti nei topi femmina a seguito di un’interazione sociale. Questo non era vero per i topi maschi. Cambiamenti cerebrali associati allo stress sono alla base di molte malattie mentali tra cui PTSD, disturbi d’ansia e depressione. Studi recenti indicano che lo stress e le emozioni possono essere “contagiose” ma non è noto se questo abbia conseguenze durature per il cervello. Il gruppo di ricerca ha studiato gli effetti dello stress in coppie di topi. Hanno rimosso un topo da ogni coppia e lo hanno esposto a uno stress leggero prima di restituirlo al suo partner. Hanno quindi esaminato le risposte di una popolazione di cellule, in particolare i neuroni CRH che controllano la risposta del cervello allo stress, in ogni topo, che ha rivelato che le reti nel cervello di entrambi i topi sono stati modificati nello stesso modo. La cosa notevole era che i neuroni CRH dei partner, che non erano essi stessi esposti a uno stress reale, hanno mostrato cambiamenti che erano identici a quelli misurati nei topi stressati. Successivamente, il team ha utilizzato approcci optogenetici per progettare questi neuroni in modo che potessero accenderli o spegnerli con la luce. Quando il team ha messo a tacere questi neuroni durante lo stress, hanno impedito i cambiamenti nel cervello che normalmente si sarebbero verificati dopo lo stress. Quando hanno messo a tacere i neuroni nel partner durante la sua interazione con un individuo stressato, lo stress non si è trasferito al partner. Sorprendentemente, quando attivavano questi neuroni usando la luce in un topo, anche in assenza di stress, il cervello del ricevente luce del mouse e quello del partner venivano cambiati proprio come sarebbero stati dopo un vero stress. Il team ha scoperto che l’attivazione di questi neuroni CRH causa il rilascio di un segnale chimico, un “feromone di allarme”, dal topo che avvisa il partner. Il partner che rileva il segnale può a sua volta avvisare altri membri del gruppo. Questa propagazione dei segnali di stress rivela un meccanismo chiave per la trasmissione di informazioni che possono essere critiche nella formazione di reti sociali in varie specie. Un altro vantaggio dei social network è la loro capacità di tamponare gli effetti degli eventi avversi. I ricercatori hanno notato anche che nelle femmine gli effetti residui dello stress sui neuroni CRH sono stati tagliati quasi a metà dopo il tempo con partner non stressati. Lo stesso non era vero per i maschi. Questi risultati potrebbero essere presenti anche nell’uomo, spesso comunichiamo prontamente il nostro stress agli altri, a volte senza nemmeno saperlo. Esistono anche prove che alcuni sintomi di stress possono persistere in famiglia e persone care di individui che soffrono di PTSD. Il rovescio della medaglia, la capacità di percepire lo stato emotivo di un altro è una parte fondamentale della creazione e della costruzione di legami sociali. Questa ricerca indica che lo stress e le interazioni sociali sono strettamente collegate. Le conseguenze di queste interazioni possono durare a lungo e possono influenzare i comportamenti in un secondo momento. Insomma, la presenza di persone stressate rende stressati tutti coloro che sono intorno, questo apre ad una riflessione di carattere sociale su come non sia vero che ogni uomo è un’isola, ma il benessere di ogni individuo finisce per avere una ricaduta importante sulla società.

Daniele Corbo

Bibliografia: Social transmission and buffering of synaptic changes after stress. Toni-Lee Sterley, Dinara Baimoukhametova, Tamás Füzesi, Agnieszka A. Zurek, Nuria Daviu, Neilen P. Rasiah, David Rosenegger & Jaideep S. Bains. Nature Neuroscience (2018).

28 commenti Aggiungi il tuo

      1. nonsolocampagna ha detto:

        Buona domenica anche a te.

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  1. Summer Goals 2018 ha detto:

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  2. Evaporata ha detto:

    Io ne me sono accorta da tanto tempo, e non ho usato i topi. 😉

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    1. Ma perché tu sei eccezionale! Buona domenica, Nadia😘

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      1. Evaporata ha detto:

        :-))) Buona domenica a te. 😀

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  3. Le perle di R. ha detto:

    A me capita di continuo eppure quando lo espongo non vengo creduta.

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    1. Adesso puoi provarlo!😉Buona domenica😘

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      1. Le perle di R. ha detto:

        😊 buona domenica anche a te

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  4. Maria ha detto:

    Sempre pensato! E purtroppo c’è poco di positivo. Quante persone non si rendono conto che la loro pesantezza stia facendo male anche a chi le ama…

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    1. O forse, anche se ci pensano, non riescono ad superare le proprie fragilità… in ogni caso, in una relazione amorosa l’obiettivo dovrebbe essere sempre il benessere di entrambi. Quando non c’è, ci si dovrebbe fare un autoanalisi! grazie per il tuo commento

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      1. Maria ha detto:

        Già, e non tutti sono bravi ad autoanalizzarsi 🙈

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      2. Eh no, purtroppo è così…

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  5. Rain ha detto:

    Più leggo il tuo blog, e più mi rendo conto di come la psicologia dia spiegazioni scientifiche a quelli che sono saperi antichi e tradizionali del sapere magico… in questo post rivedo ad esempio il concetto di energie negative e larve energetiche, tanto caro alla mia tradizione!

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    1. in generale le conoscenze antiche, ma spesso anche quelle della tradizione trovano delle conferme. Poi ci sarebbe da discutere su ciò che tu definisci magico. Nel senso che, di volta in volta, le persone che andavano oltre le conoscenze dei contemporanei venivano definite maghi e penso a Virgilio, Giordano Bruno, il principe di San Severo, tanto per citarne alcuni. Forse che l’uomo ha definito magico semplicemente ciò che non riusciva a comprendere e forse per questo oggi c’è bisogno di dare una veste scientifica a conoscenze che altrimenti resterebbero confinate nell’ambito dell’imponderabile…

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      1. Rain ha detto:

        L’uomo fa fatica ad accettare e concettualizzare ciò a cui trova una spiegazione, fa fatica a non considerare l’imponderabile come un limite. Paura dell’ignoto? Mancanza di fiducia? Chissà…

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      2. La mancanza di fiducia e di conoscenza di sé comporta difficoltà ad abbandonarsi e ad affidarsi, quindi ad accettare di non riuscire a dare una spiegazione alle cose.

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  6. haikuspot ha detto:

    La classica sindrome del gruppo di precari.

    Prendi un gruppo di neo assunti con 0 prospettive dichiarate ma tante speranze. Mettiamo che un 75% di questi spera, l’altro 25% la prende come viene, si gode il mese di lavoro e via…

    Se il 25% sta a sentire i discorsi della maggioranza si deprime, se si isola diventa asociale, se si inalbera per mettere a tacere i piagnistei diventa nervoso XD

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    1. Il tuo discorso è impeccabile…😄😉

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      1. haikuspot ha detto:

        Eh lo so, da buon facente parte del 25%… XD

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  7. haikuspot ha detto:

    Sono stato troppo chiaro allora Xd

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  8. etiliyle ha detto:

    Tanta meditazione, una sana alimentazione e lo stress se ne va 😘

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    1. aggiungerei anche delle passeggiate nella natura e delle relazioni sane…😘😘

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      1. etiliyle ha detto:

        Ovvio. Stare all’aria aperta è indispensabile ☺

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  9. amleta ha detto:

    Mi chiedevo se anche alcune patologie lo fossero. Nel senso che se io magari non sono depressa e frequento una persona che lo è, alla fine mi contagerà col suo modo di vedere negativo? Se io non sono paranoica e magari frequento un paranoico finirò col diventarlo pure io? Cosa fa sì che l’altro abbia tutta questa influenza se noi non siamo in quel modo e abbiao vissuto sempre in un modo opposto?
    ( piccola postilla, potresti riscrivermi la tua mail che ho perso il commento dove l’avevi messa? Grazie)

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    1. Sicuramente c’è un’influenza, tanto che i familiari di persone con disagio hanno bisogno di sostegno. Ovviamente non si sviluppa una patologia analoga rispetto a chi ne soffre, ma un condizionamento esiste… la mia mail è daniele.corbo@yahoo.it
      Buona giornata

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