La compassione è la chiave dell’evoluzione

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105 000 Bc (The Neanderthal of Gánovce)-Lubomir Korenko

Un interessante studio dell’Università di York intuisce una correlazione tra il grado di evoluzione delle specie e la capacità di provare compassione e prendersi cura del prossimo, anche a scapito di un proprio guadagno. Per fare questo partono direttamente da un uomo di Neanderthal vissuto circa 50000 anni fa in Iraq, chiamato Shanidar 1. Aveva varie malattie e traumi, ma non è stato abbandonato e gli altri membri del branco si sono presi cura di lui. Mi sembra di vederlo, sofferente ed indifeso, sicuro che l’avrebbero lasciato morire, perché inutile, anzi dannoso per gli altri. Invece gli altri (forse una forma di Orme Svelate di Neanderthal) hanno deciso che era più importante dare le cure a quel loro simile malato, piuttosto che pensare alla propria sopravvivenza. Finora gli uomini di Neanderthal avevano un’immagine ingiustificatamente brutale e indifferente, ma in realtà non è così. È noto che i Neanderthal a volte fornivano cure per i feriti, ma una nuova analisi da parte del team di York suggerisce che stavano genuinamente assistendo i loro simili, indipendentemente dal livello di malattia o infortunio, piuttosto che dall’interesse personale. Questo studio dimostra che non pensassero in termini di se solamente in maniera utilitaristica, ma erano mossi da compassione. La maggior parte degli individui che gli archeologi sanno di aver avuto un grave infortunio di qualche tipo, con patologie dettagliate che evidenziavano una serie di condizioni debilitanti e lesioni, presentano chiare prove di monitoraggio, massaggio, gestione della febbre e dell’igiene. La somiglianza tra l’assistenza sanitaria di Neanderthal a quella dei periodi successivi ha implicazioni importanti. I ricercatori Sostengono che l’assistenza sanitaria organizzata, competente e attenta non è unica per la nostra specie, ma piuttosto ha una lunga storia evolutiva. In pratica il livello di compassione dovrebbe crescere con l’evoluzione. Allora perché in questo periodo si ha l’impressione che l’empatia e la compassione diminuiscano?

Daniele Corbo

Bibliografia: Penny Spikins, Andy Needham, Lorna Tilley & Gail Hitchens (2018) Calculated or caring? Neanderthal healthcare in social context, World Archaeology, DOI: 10.1080/00438243.2018.1433060.

24 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana ha detto:

    Infatti ci stiamo involvendo, corsi e ricorsi storici. Quando l’immenso impero romano crollo’ fu tramortito dai barbari conquistatori regredendo moltissimo, cosi’ come sta avvenendo ed avverra’ in Italia e in Europa con l’avvento della cultura islamica

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    1. spero solo che ci sia sempre spazio per la compassione…

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      1. Giuliana ha detto:

        compassione si, pietismo no

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      2. sono due cose ben diverse…

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  2. La compassione! chi avverte più questo bel sentimento?

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    1. Spero non così poche persone come sembra…

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      1. Spero che chi la pratica non facendone vanto rimane nascosta ai più.
        Un caro saluto.

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  3. - ElyGioia - ha detto:

    La chiave dunque darebbe un sano ritorno al passato e non un salto nel futuro..
    Io credo che allora c’era il senso di “comunità” e di “condivisione” de una parte del “gruppo” si trovava in difficoltà ecco che lo spiriti di un “corpo” unito dava loro di unirsi per “portarlo alle spalle” .. Ogni membro era importante .
    Ora , viviamo in una società troppo moderna basata sull’ avanzamento di tante cose fuorché dell’anima interiore .
    Si è concentrati sulla propria vita non avendo nemmeno il tempo per guardare alla vita di chi circonda ,bisogni annessi .
    Eccoci qui ..corpi che corrono e corrono senza nutrire l’anima (non tutti certo, opinione sul generale) .
    E si , bisognerebbe ogni tanto concentrarsi sul passato..sulla storia , è da questa che s’impara.
    Buon Sabato

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    1. Sono completamente d’accordo e non mi sento di aggiungere niente… Mi piace molto la frase “ogni membro era importante” che nella mia mente revoca la società come un unico corpo dove ognuno ha un ruolo ed è imprescindibile… Buon sabato a te!

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  4. Rain ha detto:

    Dovremmo però innanzitutto imparare la distinzione fra la compassione nel suo senso etimologico, di provare le medesime emozioni, da una forma di pietismo egocentrico che sembra andare per la maggiore!

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    1. Compassione è quella, l’etimologia racchiude tutto il senso dell’azione. Il soffrire insieme è necessario e non significa assolutamente legittimare inclinazioni autolesioniste o all’autocommiserazione

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      1. Rain ha detto:

        Purtroppo molto spesso il termine si usa per indicare solo pietà per il prossimo, in una posizione sempre di superiorità

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      2. Eh lo so e non va per niente bene! Ciao, buona serata

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  5. vincenza63 ha detto:

    Daniele, come spesso avviene per progredire dobbiamo guardare indietro.
    Ringrazio chi non si stanca mai si cercare.
    Buon pomeriggio!

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    1. La conoscenza del passato ha sempre tanto da insegnare… Buon sabato

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  6. auacollage ha detto:

    Ciao Daniele.
    da tutti i messaggi raccolgo una manciata di tristezza e anche un pò di acidità. Ma è così difficile la compassione oggi? Si vede che non viene neanche praticata o pensata da chi si lamenta e fa sempre il solito commento “eh ahimè..”, che rispetto ma m risuona di grande banalità e poca ricerca interiore. La compassione è talmente bella, luminosa, vigorosa e al contempo dolce che praticandola cambia l’umore, cambia immediatamente il rapporto con chi abbiamo vicino. Forse bisogna imparare a praticarla e forse è un percorso lungo, o meglio: uno stile di vita, come la meditazione. La compassione fa bene alla salute.

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    1. Che commento prezioso che hai lasciato… è vero la compassione arricchisce tutti. Non a caso il motto della nostra associazione è: “la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve”. Dici bene, è uno stile di vita, è la relazione piena che cambia tutto, accende nuove luci fino ad allora invisibili. Grazie ancora

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  7. auacollage ha detto:

    Pensa, leggo il tuo commento e volevo scrivere , come sto facendo, che mi scusavo. Perchè non è facile per noi, invischiati come siamo nel dolore e nelle paure riuscire ad aprirsi un varco di luce per cercare ipotesi di serenità quotidiane. Alla fine la compassione può diventare strumento di ricchezza e bellezza, non trovi? ma scoprirlo è un pò come aver trovato la chiave del forziere che hai cercato con la mappa del tesoro. Non sempre, non tutti, con il dolore dentro hanno la forza di emergere. Quindi mi scuso.
    Hai letto “una vita come tante”- Sellerio- di hanya Yanagyhara. Un tomone di quasi 1000 pagine. Una storia bellissima, commovente, felice e dolorosa. Un pezzo di vita di 4 persone con una che fa da fulcro. Una vita come tante altre…

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    1. purtroppo non tutti colgono questa possibilità e soprattutto ognuno ha i suoi tempi. Io spero che, nel corso di un’esistenza, ognuno possa arrivare a trovare la chiave che apre lo scrigno. Non ho letto il libro, ma ho preso un promemoria e prossimamente lo leggerò. Grazie per il suggerimento!

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  8. Emozioni ha detto:

    È difficile trovare chi prova compassione.
    Chi partecipa con l’altro, nel dolore. La fretta. Il poco tempo a disposizione. L’egoismo. Hanno sbaragliato le anime empatiche.
    E quelle che ci sono, van tenute ben strette.
    Sono di prezioso valore.
    Inestimabile…

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    1. E chi ha questa dote non deve avere paura di mostrarla, deve essere da esempio, é una grande responsabilità! Buona settimana

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