Ridurre l’ansia diminuisce i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo

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Wandergrat (Ralf Schmidt)

Attuare delle compulsioni, come il lavare le mani o infiniti altri rituali ripetuti in maniera maniacale, è un comportamento che caratterizza le persone afflitte da disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Tali azioni alimentano ancora di più il disturbo ed andrebbero assolutamente modulate e questo è il primo obiettivo nel curare tale disagio. La terapia cognitivo-comportamentale, o CBT, può essere difficile per alcune persone con DOC. I terapeuti possono esporli a esperienze che richiedono loro di affrontare direttamente le loro paure eseguendo compiti che causano ansia o persino disgusto. Ad esempio, un trattamento efficace per eccessive paure di contaminazione potrebbe comportare il mettere le mani sul pavimento di un bagno pubblico. In questo modo essi possono apprendere che sono in grado di tollerarlo. Per prima cosa vengono analizzate le situazioni che evocano l’ansia e classificate. Ad esempio potrebbe esser detto loro di iniziare col toccare un muro in un corridoio pubblico. Uno studio recente dimostra che alimentando i dati di imaging cerebrale in un algoritmo di intelligenza artificiale, essi potrebbero predire quali persone con DOC possano trarre maggiori benefici dalla terapia cognitivo-comportamentale. Uno degli scopi dello studio era capire a chi poteva essere risparmiato la terapia che difficilmente avrebbe funzionato per loro. “Prevenzione dell’esposizione e della risposta” è il nome della tecnica utilizzata nella terapia cognitivo-comportamentale per il DOC. “Esposizione” si riferisce a uno specifico esercizio, o incarico, che evoca intenzionalmente ansia, disgusto o altre emozioni angoscianti nei pazienti. Questo li aiuta a imparare come sopportare o tollerare meglio quei sentimenti, che, in aggiunta, spesso diminuiscono di intensità nel tempo e con la ripetizione. La “prevenzione della risposta” si riferisce alla riduzione e alla fine dell’eliminazione di comportamenti compulsivi, come il lavare ripetutamente le mani. In una sessione di consulenza tipica, si potrebbe chiedere a una persona di tenere la maniglia della porta dell’ufficio per alcuni momenti. Farà il controllo e chiederà come si sente. La persona potrebbe dire: “Sto pensando che la maniglia della porta sembra abbastanza pulita” o “So che posso lavarmi le mani quando l’appuntamento è finito.” Il terapeuta potrebbe dire: “In realtà, ho visto un sacco di pazienti davvero malati che oggi usano quella maniglia”. Vuole che immaginino uno scenario peggiore, provino i loro sentimenti senza cercare di liberarsene e capiscano che loro possono tollerarlo. Gran parte della sessione è trascorsa in silenzio; chattare è una distrazione. Dopo un po’ di tempo – pochi minuti fino a mezz’ora – la persona con disturbo ossessivo compulsivo spesso si rende conto di non sentirsi ansiosa. Alla fine della sessione, il terapeuta assegna “compiti a casa”, come resistere all’impulso di lavarsi le mani per il resto della giornata. L’esercizio del bagno, ad esempio, consente al paziente di “generalizzare” un’esperienza estrema e di applicare ciò che ha imparato a situazioni che sono più tipiche, poiché anche le persone senza disturbo ossessivo-compulsivo non amano toccare il pavimento del bagno. Un’esposizione così impegnativa che va ben oltre, rende molte altre situazioni più facili; toccare un pomello della porta diventa improvvisamente un problema minore.

Daniele Corbo

Bibliografia: Resting state predicts response to CBT in OCD. Nicco Reggente, Teena D. Moody, Francesca Morfini, Courtney Sheen, Jesse Rissman, Joseph O’Neill, Jamie D. Feusner. Proceedings of the National Academy of Sciences Feb 2018, 201716686; DOI: 10.1073/pnas.1716686115.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Monique Namie ha detto:

    Tematica delicata quella del DOC. Il tuo articolo mette in risalto metodi utili che non conoscevo. È stata una lettura interessante!

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    1. Grazie e ne sono contento. Il DOC è una tela in cui si resta intrappolati e meriterebbe molta più ricerca per curarlo nel modo migliore…

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  2. B. ha detto:

    O il contrario…

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  3. B. ha detto:

    Mi spiego… secondo me i comportamenti compulsivi sono alla base dell’ansia. Chiaramente dipendono da uno stato di insoddisfazione interiore, ma poi se non si attuano generano ansia.. no?

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    1. Nell’articolo parlavo del Doc che ha radici complesse e multifattoriali. Per chi ne soffre, la compulsione è apparentemente tranquillizzante rispetto all’ansia e all’angoscia. In realtà si alimenta un circolo vizioso per cui se si riduce la causa dell’ansia si può alimentare un circolo virtuoso

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      1. B. ha detto:

        Esatto! Lo spieghi benissimo: si alimenta un circolo virtuoso se si riduce la causa dell’ansia. 🤗🤗🤗

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  4. Superduque777 ha detto:

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    https://superduque777.wordpress.com/

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  6. etiliyle ha detto:

    Questo articolo mi ha fatto pensare a una scena di un film dove la coprotagonista si chiudeva dentro a un baule per vincere la claustrofobia

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    1. Questo mi sembra un po’ eccessivo😅😅 Però si, il concetto era quello! Buona domenica

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  7. etiliyle ha detto:

    Buona domenica anche a te. Etiliyle

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