Il segreto della creatività

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Alphabet sherbet P is piano (Rie Kono)

In un mondo sempre più assetato di novità e bisognoso di cambiamenti radicali volti a migliorare una società in continua involuzione, diviene fondamentale iniziare a rispondere ad una domanda: come funziona la creatività? Inoltre c’è da capire perché alcune persone sono più creative e cosa le rende tali e se sia possibile sviluppare la creatività. Un team di scienziati della Harvard University prova a rispondere a queste questioni e pubblica i risultati sull’importante rivista Proceedings of the National Academy of Science (PNAS). Da sempre si è creduto che la creatività risiedesse nell’emisfero destro del cervello, ma ormai questo assunto sembra sempre più non aderente alla realtà. Nell’esperimento i ricercatori hanno arruolato 160 studenti di varie discipline, sia artistiche che scientifiche, chiedendo loro di immaginare degli utilizzi fantasiosi di oggetti diversi, come calzini o saponette. Mentre alcuni si fermavano agli utilizzi ovvi, altri inventavano nuove possibilità di utilizzo come sigilli per buste o filtri per l’acqua. Gli stessi soggetti venivano analizzati in risonanza magnetica funzionale e si è visto che le idee più originali venivano a coloro che impiegavano più aree del cervello simultaneamente. Erano utilizzate le tre grandi aree cerebrali: la rete di default, caratteristica del pensiero spontaneo, quella della salienza, che orienta l’attenzione analizzando le idee emergenti ed infine il network del controllo esecutivo, che fa in modo da scartare le idee inutili e ci fa concentrare sulle altre. In pratica il segreto delle persone creative è di usare contemporaneamente queste aree. Sembrerebbe quasi come se queste persone avessero un dialogo più profondo con se stesse che permette loro di essere in relazione con più aree cerebrali.

Daniele Corbo

Bibliografia: Creative connectomes. Roger E. Beaty, Yoed N. Kenett, Alexander P. Christensen, Monica D. Rosenberg, Mathias Benedek, Qunlin Chen, Andreas Fink, Jiang Qiu, Thomas R. Kwapil, Michael J. Kane, Paul J. Silvia. Proceedings of the National Academy of Sciences Jan 2018, 115 (5) 1087-1092; DOI: 10.1073/pnas.1713532115.

16 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Ricordo di aver letto già un articolo su questo argomento proprio nel tuo blog, mi sbaglio?

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    1. Non sbagli, il tema mi interessa molto e se escono pubblicazioni interessanti ne parlo volentieri.

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    1. Grazie cara, tema molto interessante

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  2. puzzleblume ha detto:

    Maybe this combination makes the difference between daydreamers and creative people.

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    1. Yes, daydreamers aren’t in the reality so probably their brain is so actived in the default network, while the creatives have an hyperconnected brain

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  3. nonsolocampagna ha detto:

    Interessante. Il nostro cervello è pieno di sorprese.

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    1. e molte di esse ancora sono da conoscere…

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  4. Emozioni ha detto:

    Eccezionale!
    Mi piace il fatto del dialogo profondo con se stessi.
    Molto interessante.
    Grazie

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    1. …quella però è una mia considerazione, tutta da verificare! Grazie a te

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      1. Emozioni ha detto:

        Siccome sono creativa, lo verificherò su me stessa😉

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      2. Bene, mi farai sapere…😘

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  5. Menti Vagabonde ha detto:

    “Invidio” la creatività

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