La musica è un’ancora per i malati di Alzheimer’s

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My Need, For Music (Sara Riches)

Hai mai avuto brividi ascoltando un brano musicale particolarmente commovente? Puoi ringraziare la rete di salienza del cervello per quell’articolazione emotiva. Sorprendentemente, questa regione rimane anche un’isola di ricordi che è risparmiata dalle devastazioni della malattia di Alzheimer. I ricercatori della University of Utah Health stanno cercando in questa regione del cervello di sviluppare trattamenti basati sulla musica per aiutare ad alleviare l’ansia nei pazienti con demenza. La loro ricerca apparirà nel numero di aprile di The Journal of Prevention of Alzheimer’s Disease. Le persone affette da demenza si trovano di fronte a un mondo che non è familiare, il che provoca disorientamento e ansia. La musica potrebbe attingere alla rete di salience del cervello che è ancora relativamente funzionante. Un lavoro precedente ha dimostrato l’effetto di un programma musicale personalizzato sull’umore per i pazienti affetti da demenza. Questo studio ha cercato di esaminare un meccanismo che attiva la rete dell’attenzione nella regione di salienza del cervello. I risultati offrono un nuovo modo di affrontare l’ansia, la depressione e l’agitazione nei pazienti con demenza. L’attivazione delle regioni del cervello vicine può anche offrire opportunità per ritardare il continuo declino causato dalla malattia. Per tre settimane, i ricercatori hanno aiutato i partecipanti a selezionare canzoni significative e addestrato il paziente e il caregiver su come utilizzare un lettore multimediale portatile caricato con la raccolta di musica auto-selezionata. Quando si mettono le cuffie sui pazienti affetti da demenza e si suona musica familiare, si animano: la musica è come un’ancora che tiene legato il paziente alla realtà. Usando una risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno scannerizzato i pazienti per l’immagine delle regioni del cervello che si sono accese quando hanno ascoltato le clip della musica di 20 secondi rispetto al silenzio. I ricercatori hanno suonato otto clip musicali della collezione musicale del paziente, otto clip della stessa musica riprodotti al contrario e otto blocchi di silenzio. I ricercatori hanno confrontato le immagini di ciascuna scansione. I ricercatori hanno scoperto che la musica attiva il cervello, provocando la comunicazione di intere regioni. Ascoltando la colonna sonora personale, la rete visiva, la rete di salienza, la rete esecutiva e le coppie di reti cerebellari e corticocerebellari hanno mostrato una connettività funzionale significativamente più elevata. Questa è una prova oggettiva dall’imaging cerebrale che mostra che la musica personale è una strada alternativa per comunicare con pazienti affetti da malattia di Alzheimer. I percorsi linguistici e di memoria visiva sono danneggiati precocemente con il progredire della malattia, ma programmi musicali personalizzati possono attivare il cervello, specialmente per i pazienti che perdono il contatto con l’ambiente. Tuttavia va chiarito se gli effetti identificati in questo studio persistano oltre un breve periodo di stimolazione o se altre aree della memoria o dell’umore siano migliorate da cambiamenti nell’attivazione neurale e nella connettività a lungo termine. Nessuno dice che suonare musica sarà una cura per il morbo di Alzheimer, ma potrebbe rendere i sintomi più gestibili, diminuire il costo delle cure e migliorare la qualità della vita di un paziente. Sarebbe poi interessante sperimentare queste terapie su altre patologie, di tipo psichico, che tendono ad isolare chi ne soffre dalla realtà.

 

Daniele Corbo

Bibliografia: “Music Activates Regions of the Brain Spared by Alzheimer’s.” NeuroscienceNews, 27 April 2018.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Enri1968 ha detto:

    Conosco la malattia.
    Hai suggerimenti discografici? Grazie.

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    1. Dovrebbe essere personalizzata in relazione al paziente…

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    2. le hérisson ha detto:

      Enri, con la musica di Mozart sono stati ottenuti i migliori risultati. in particolare la sinfonia K488. il dato ha una fonte medica ufficiale che non trovi in internet, ma puoi leggere
      qualcosa qui:
      https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.lumsanews.it/alzheimer-effetto-mozart/&ved=2ahUKEwj1ofasrt7aAhVFiKYKHZ0MCAMQFjAKegQIBBAB&usg=AOvVaw3ipMz5rx8qrkE3b296xJGk

      (la musica di Mozart è miracolosa: cura l’anima, la mente e persino un banale mal di testa ^_^ )

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      1. In generale si, ma non è detto che si abbia un effetto positivo, per avere un riscontro è necessario verificare il risultato sul singolo soggetto.

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      2. le hérisson ha detto:

        certo, come ogni terapia comprese quelle farmacologiche

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      3. Esatto, soprattutto poi per le patologie che riguardano il cervello in cui i fattori soggettivi incidono ancora di più. Buona domenica

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      4. le hérisson ha detto:

        Buona domenica a te.

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      5. Enri1968 ha detto:

        Grazie!
        Vedrò di approfondire. Mi piacerebbe fare una ripresa nel mio blog.

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      6. le hérisson ha detto:

        sarebbe interessante leggerla 😉

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      7. Enri1968 ha detto:

        Grazie ci proverò.

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  2. E’ una delle malattie che più mi spaventa, se non addirittura LA malattia che più mi spaventa.
    Vorrei fare dei test genetici, ma qui in Italia non sono possibili.
    Bello ciò che hai scritto. So che ci stanno lavorando molto sulla musica e sull’impatto che essa può dare. Lo scorso anno ho fatto da revisore per una tesi proprio basata su come la musocoterapia potesse aiutare.
    Ti auguro una buona domenica.

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    1. Grazie, è una malattia orribile anche per le persone care, sapere che iniziano ad esserci terapie nuove per affrontarla diminuisce la paura ed aumenta la speranza. Buona domenica anche a te

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  3. Rain ha detto:

    La musica è un’ancora per tutti.. chissà come mai, quali vibrazioni nel nostro cervello riesce a sfiorare ed attivare!

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    1. È molto potente come mezzo. Magari in qualche articolo spiegherò meglio come interagisce col cervello

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