Comprendere il disturbo da accumulo compulsivo

Risultati immagini per home disorderAlcuni programmi televisivi hanno contribuito a far conoscere meglio il problema dell’accumulo compulsivo, il cui caso più famoso resta quello degli anni 40 a New York in cui due fratelli che vivevano in una casa a tre piani, con dodici stanze, morirono uno letteralmente sepolto vivo da mucchi di oggetti e l’altro, paralizzato, di fame, ed ora una piazza porta il loro nome; mentre “diventerai come i fratelli Collyer” è una comune minaccia rivolta ai bambini che non vogliono buttare qualcosa. Si tratta di un disturbo molto più complesso dello stereotipo, più diffuso di quanto si pensi e che non riguarda assolutamente solo persone reiette. Al contrario, molte persone con accumulo sono dotate di una intelligenza molto vivace e di notevole creatività, sono molto interessate ai rapporti con gli altri, basta pensare che ne soffriva anche il pittore Andy Warhol. Il disturbo da accumulo si manifesta con una grande difficoltà nel separarsi dagli oggetti personali, che si traduce in accumulo spesso molto problematico, di oggetti anche completamente senza valore o, addirittura pericolosi per la salute. In alcune persone l’accumulo è il risultato della difficoltà a buttare, in altre è anche l’esito di un eccesso di acquisti (magari solo di specifici oggetti). La terapia standard per l’accumulo compulsivo ha bisogno di decomprimere molti fattori che contribuiscono al problema. Secondo i ricercatori australiani e statunitensi, questo include l’esame dell’apprendimento di ciascuna persona, la storia familiare iniziale e la comprensione del modo in cui pensano. I ricercatori danno grande importanza all’attaccamento emotivo che gli individui mettono nel possesso come un modo per compensare la mancanza di calore emotivo sperimentato nei loro primi anni. Mentre diverse sono le forze in gioco in ogni singolo caso, i ricordi sulla mancanza di calore emotivo sperimentato dai partecipanti con disturbo da accumulo li distinguono da quelli con ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e partecipanti sani. Di conseguenza, non avendo un forte senso di appartenenza emotiva, le persone che accumulano si aggrappano agli oggetti personali, per imitare un maggiore senso di sicurezza e controllo. Il forte attaccamento ai beni compensa i loro sentimenti di incertezza o di essere minacciati. Inoltre, la necessità di mantenere i beni in vista compensa la scarsa fiducia nella loro memoria. Hanno a che fare con i timori sul processo decisionale aggrappandosi ai possedimenti anche quando il disordine risultante è dannoso per la loro qualità di vita. Pertanto, le credenze sui beni posseduti e sull’attaccamento ad essi sono stati il più forte predittore del disturbo da accumulo e devono essere presi di mira nei trattamenti psicologici. Questi risultati estendono la comprensione del modello comportamentale dell’accumulo includendo fattori di sviluppo precoci. Sembra fondamentale capire la gamma di fattori associati allo sviluppo di problemi di accumulo. Dal punto di vista clinico, questa conoscenza potrebbe aiutare a capire meglio chi potrebbe essere a rischio per lo sviluppo del disturbo e come perfezionare i trattamenti.

Daniele Corbo

Bibliografia: “The cognitive-behavioural model of hoarding disorder: Evidence from clinical and non-clinical cohorts” by M Kyrios, C Mogan, R Moulding, RO Frost, K Yap and DB Fassnacht in Clinical Psychology and Psychotherapy. Published March 2018.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Non conoscevo il caso dei fratelli Collyer,post interessante!

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    1. Grazie! è un disturbo che a volte è visto anche con divertimento, invece genera molta sofferenza

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  2. Molto interessante. Forse altri fattori potrebbero essere: attaccamento alla propria vita e timore per la morte (conservare oggetti significa anche conservare i ricordi affettivi, probabilmente sempre PIACEVOLI, perché ogni oggetto richiama momenti BELLI vissuti – non credo che nell’accumulo vengano conservati oggetti che ricordino fatti SPIACEVOLI della storia personale, perché sarebbe come tenere le ferite sempre aperte); potrebbe essere una forma di avarizia? o nel migliore dei casi una razionalizzazione del risparmio? nel senso che chi lo fa pensa di potere riutilizzare quello o quegli oggetti in qualche occasione futura. Potrebbe anche essere il timore di sentirsi isolati: cioè oggetti conservati per sentire che il mondo esterno esiste? Non è certo il modo migliore, ma è possibile? Potrebbero rientrare nel disturbo anche i collezionsti? penso a chi colleziona francobolli, figurine, oggetti di antichità, vestiti… e sono tanti, secondo le possibilità economiche. Ma se il disturbo è così diffuso, è da considerare davvero un disturbo? In fondo ognuno fa le sue scelte in base a dei prori bisogni (morali, affettivi o materiali poco importa). Se è vero, come credo, che non esiste individuo uguale ad un altro nel mondo, pernso anche che i motivi di accumulo-compulsivo siano infiniti e sia difficile venirne veramente a soluzione.

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    1. Partirei dalla fine, un disturbo da accumulo inizia ad essere tale se diventa limitante rispetto ad una vita “normale” (relazioni, lavoro, benessere psichico). Direi che i collezionisti hanno una tendenza ad accumulare (probabilmente per le stesse ragioni), ma sicuramente non è un disturbo. Quando l’accumulo diventa un bisogno rispetto al quale non ci si può sottrarre, al punto da stare male, allora direi che sia il caso di diagnosticarlo e curarlo perché non è più una scelta. Le cause? Sicuramente molteplici, ma propendo verso una componente comune a tutti coloro che ne soffrono e cioè compensare lacune affettive con l’attaccamento verso qualcosa che non si può perdere: gli oggetti.

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      1. Ma forse il problema così rimane ancora troppo generico. L’affettività è sicuramente la parte più importante per una persona, ma le lacune affettive non possono spiegare tutto o indurre persone con storie diverse a comportarsi allo stesso modo, Ci deve essere probabilmente anche una causa determinante che fa scattare il processo, e qualche collegamento con il carattere o le aspettative individuali. Boh!

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      2. Certamente ci sono altre cause ed una predisposizione caratteriale.

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  3. Sara Provasi ha detto:

    Mia nonna ne soffriva, anche se a livelli non estremi come hai raccontato, o come si vede in tv… e anche altri miei famigliari hanno problemi nel buttar via la roba… e se lo spazio è poco, non è piacevole!
    Personalmente tengo più liberi possibili almeno gli spazi solo miei, e faccio ciò che posso negli spazi comuni… così resta spazio anche per le mie piccole collezioni artistiche! 😀
    Mi hanno messo la mal sopportazione dell’accumulo, adoro fare repulisti! Ma appunto, è anche per dare il giusto valore ai ricordi e oggetti invece belli da tenere!

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