Come parlare della morte ai bambini

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The cycle of Life and Death (Barbara Abigail Martel)

“Mamma, cosa succede dopo la morte?” A molti genitori è stato posto questo tipo di domande, ed è spesso difficile sapere come rispondere al meglio. Dovresti parlare delle tue stesse convinzioni – siano esse religiose, agnostiche o atee? È meglio addolcire? Una recente ricerca in psicologia dello sviluppo fornisce alcuni consigli. La morte è un argomento affascinante per molti bambini, come mostrato, per esempio, quando incontrano un animale morto o una pianta. Le loro osservazioni e domande mostrano una sana curiosità mentre cercano di dare un senso a un mondo complesso. Eppure per molti genitori, la morte è un argomento tabù per i bambini. Ma le domande dei bambini offrono un’eccellente opportunità per incoraggiare la loro curiosità e sostenere il loro apprendimento, ad esempio, sulla biologia e sul ciclo di vita. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è necessario mostrare grande sensibilità. La maggior parte dei bambini in età prescolare non coglie le basi biologiche della morte e tende a credere che la morte sia uno stato di vita diverso, come un sonno prolungato. A questa età, i bambini spesso dicono che solo i vecchi e i malati muoiono. Pensano anche che le persone morte abbiano fame, abbiano bisogno di aria e possano ancora vedere, ascoltare o sognare. Per acquisire una comprensione matura e biologica della morte, i bambini devono acquisire la conoscenza di alcuni fatti chiave sulla morte. Tipicamente, tra i 4 e gli 11 anni, i bambini arrivano gradualmente a comprendere che la morte è universale, inevitabile e irreversibile, segue la rottura delle funzioni corporee e porta alla cessazione di tutti i processi fisici e mentali. Cioè, all’età di 11 anni, la maggior parte dei bambini coglie l’idea che tutte le persone – compresi i loro cari e loro stessi – moriranno un giorno e rimarranno morti per sempre. Tuttavia, alcuni bambini capiranno prima questi componenti, e qui l’esperienza e le conversazioni appropriate sono importanti. Ad esempio, coloro che hanno già sperimentato la morte di un parente o di un animale domestico amato e coloro che hanno più esperienza del ciclo vitale interagendo con gli animali, tendono ad avere una migliore comprensione del concetto di morte. Un altro fattore predittivo di comprensione relativamente precoce è che i genitori siano più istruiti, indipendentemente dall’intelligenza del bambino. Ciò suggerisce che i genitori aiutino la comprensione della morte del figlio fornendo opportune risposte e spiegando chiaramente i fatti biologici durante i primi anni. Anche la religione e la cultura giocano un ruolo importante nel plasmare le credenze dei bambini. Durante le loro conversazioni con gli adulti, i bambini spesso incontrano fatti biologici ma anche credenze “soprannaturali” sull’aldilà e sul mondo spirituale. Gli psicologi dello sviluppo hanno scoperto che quando i bambini invecchiano e afferrano i fatti biologici sulla morte, in genere sviluppano una visione “dualista” che combina convinzioni biologiche e soprannaturali. Per esempio, i bambini di dieci anni possono riconoscere che i morti non possono spostarsi o vedere perché i loro corpi hanno smesso di funzionare, ma allo stesso tempo credono di sognare o di vedere persone morte. Le recenti ricerche sulla comprensione della morte da parte dei bambini hanno una serie di implicazioni sul modo migliore per discutere di questo argomento complesso e spesso carico di emozioni. La cosa più importante è non allontanarsi dall’argomento – non ignorare le domande di un bambino o provare a cambiare argomento. Invece, vederli come un’opportunità per coltivare la loro curiosità e contribuire a farli gradualmente ottenere una migliore comprensione del ciclo di vita. Allo stesso modo, ascoltare ciò che i bambini chiedono e dicono sulla morte ti permetterà di valutare i loro sentimenti e il livello di comprensione, e di capire cosa richiede spiegazioni o rassicurazioni. Un messaggio troppo semplificato può non essere informativo e paternalistico, e una spiegazione eccessivamente complessa potrebbe aggiungere confusione e possibile angoscia. Ad esempio, offrire informazioni dettagliate o dettagli grafici su come qualcuno è morto o che cosa succede ai cadaveri può causare preoccupazioni e timori inutili, specialmente nei bambini più piccoli. Per alcuni bambini, l’idea che una persona morta continui a vegliare su di noi può essere rassicurante, ma per altri potrebbe essere fonte di confusione e angoscia. Un altro aspetto chiave è quello di essere onesti ed evitare l’ambiguità. Ad esempio, dire a un bambino che una persona morta è “addormentata” potrebbe portarli a credere che le persone morte possano svegliarsi. La ricerca ha dimostrato che i bambini che comprendono la normalità, l’inevitabilità e la finalità della morte sono probabilmente più preparati e più capaci di dare un senso alla morte quando accade. In effetti, i bambini con tale comprensione riportano in realtà meno paura della morte. Essere onesti significa anche riconoscere le incertezze e il mistero della morte ed evitare di essere dogmatici. È importante spiegare che ci sono alcune cose che nessuno può sapere, e che è normale avere credenze apparentemente incoerenti simultaneamente. Per quanto forti siano le tue convinzioni religiose o atee, riconosci che altri possono avere opinioni molto diverse. Questo approccio incoraggerà la tolleranza delle credenze altrui, sosterrà la spinta naturalmente forte dei bambini a dare un senso al mondo e ad ispirare un apprezzamento per la sua meraviglia e mistero. Forse la cosa più importante è riconoscere che la tristezza è normale e che è naturale preoccuparsi della morte. Tutti ci sentiamo tristi quando muore una persona amata, ma gradualmente superiamo la nostra tristezza mentre la vita va avanti. Per alleviare la preoccupazione, potresti offrire una rassicurazione realistica. Fai notare, per esempio, la probabilità che loro e i loro cari continueranno a vivere per un tempo molto lungo. Se un bambino viene a contatto con la perdita di una persona cara o sta morendo, è necessaria una grande sensibilità. Questo non significa essere meno onesti o aperti. I bambini gestiscono meglio l’ansia e le paure quando possono contare su spiegazioni veritiere sulla morte di una persona cara. Per i bambini che sanno che stanno morendo, è importante fornire loro l’opportunità di porre domande ed esprimere i loro sentimenti e desideri. Qualunque siano le circostanze, i bambini cercano di colmare le lacune nelle loro conoscenze se vengono date loro informazioni veritiere. Spesso la loro immaginazione può essere molto più spaventosa e potenzialmente molto più dannosa della realtà, per cui il consiglio è di essere con i bambini delicatamente sinceri ed attenti ascoltatori.

 

Daniele Corbo

Bibliografia: The Conversation “How Young Children Deal with Death.” NeuroscienceNews. NeuroscienceNews, 15 May 2018.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. olgited ha detto:

    Credo sia molto difficile,non dobbiamo traumatizzare i bambini!Buona giornata …

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    1. Ci vuole molta delicatezza e dolcezza…

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  2. silviadeangelis40d ha detto:

    Credo che parlarne gradualmente, e con molta dolcezza, aiuti il bambino ad assimilare questo complesso concetto
    Un caro saluto,silvia

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    1. ne sono convinto anch’io. Buon pomeriggio

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  3. fulvialuna1 ha detto:

    Su questo argomento sono stata facilitata. vivendo in una zona rurale mia figlia fin da piccola è venuta a contatto con l’argomento morte…lucertole, api, fiori….morivano e noi spiegavamo. piano piano l’ho portata a capire la morte dei corpi, poi degli affetti. Non è stato facile ma siamo riusciti a non traumatizzarla.

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    1. Credo anche io che l’ambiente rurale possa facilitare, ma sicuramente siete stati bravi anche voi…

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  4. titti onweb ha detto:

    Me lo rileggo. Mi sarà molto utile con bambini ””non miei”” che me ne chiedono di tutti i colori …grazie, Daniele!

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    1. È un tema su cui riflettere molto…

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      1. titti onweb ha detto:

        Non facile da spiegare a loro che vivono circondati / tempestati da troppa ‘materia’. E la società che non aiuta……

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      2. La società non aiuta in niente, purtroppo…

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      3. titti onweb ha detto:

        Ma mai proprio….anzi!

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