Nella testa dei piloti

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Fighter Pilot (Casey Lynn Hancock)

Quando il mese scorso il motore di un aereo è esploso a 32.000 piedi di altezza, il pilota del Southwest Flight 1380 ha portato il Boeing 737 in sicurezza con un atterraggio di emergenza a Filadelfia. Il Capitano Tammie Jo Shults è stato acclamato giustamente come un eroe, in quanto un altro pilota, ugualmente preparato, potrebbe non essere stato in grado di rispondere con la stessa freddezza ed abilità. Pensate a cosa gli passava per la mente: dove atterrare, la velocità e l’altitudine da mantenere, come aiutare un passeggero ferito e confortare un equipaggio disorientato: probabilmente Shults ha vissuto un “sovraccarico cognitivo”. L’efficienza e la sicurezza dei sistemi uomo-macchina dipendono dal carico di lavoro cognitivo e dalla consapevolezza situazionale degli operatori umani. Sfortunatamente, molte interfacce uomo-macchina espongono gli utenti a carichi di lavoro estremi, diminuendo l’attenzione dell’operatore e potenzialmente portando a conseguenze catastrofiche. Un sistema ideale uomo-macchina sarebbe in grado di leggere la mente dell’operatore in tempo reale, per sapere se sta prestando attenzione o se è in grado di elaborare nuove informazioni. Un sistema del genere può sembrare la realizzazione di un film di fantascienza. Ma un team di ricercatori di Drexel e ISAE-SUPAERO, ha ora misurato con successo l’attività cerebrale dei piloti in tempo reale utilizzando la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, o fNIRS, pubblicando i loro risultati su Frontiers in Human Neuroscience. A differenza della tradizionale risonanza magnetica funzionale (fMRI), in cui una persona è sdraiata in una grande macchina, il sistema fNIRS portatile di Drexel è indossato come una fascia, rendendolo ideale per misurare l’attività cerebrale mentre i soggetti dello studio si muovono liberamente nel loro ambiente naturale. Il sistema fNIRS misura “il cervello al lavoro” monitorando i cambiamenti di ossigenazione del sangue nella corteccia prefrontale – l’area sotto la fronte che è coinvolta in funzioni cognitive come la risoluzione dei problemi, la memoria, il giudizio e il controllo degli impulsi. Quando si apprende per la prima volta un nuovo compito, ad esempio, quest’area del cervello è altamente attivata. Tuttavia, man mano che diventi più abile, questi compiti si spostano in altre aree del cervello, liberando risorse importanti nella corteccia prefrontale per ottenere competenze come il processo decisionale in pochi secondi. I ricercatori hanno suddiviso 28 piloti in due categorie: il primo gruppo ha pilotato un vero velivolo, mentre il secondo gruppo ha operato un simulatore di volo. In entrambi i casi, i ricercatori hanno monitorato l’attività cerebrale dei piloti mentre completavano una serie di compiti di memorizzazione da istruzioni di controllo del traffico aereo preregistrate, che variavano in livelli di difficoltà. I risultati hanno mostrato che i piloti nella condizione di volo reale hanno commesso più errori e hanno avuto un’attivazione della corteccia prefrontale anteriore più elevata rispetto ai piloti nel simulatore quando hanno completato attività cognitive impegnative. Le implicazioni sono duplici, in primo luogo, i ricercatori hanno dimostrato con successo la fattibilità del monitoraggio del carico di lavoro cognitivo in una situazione di volo realistica. In secondo luogo, le differenze tra i due gruppi sottolineano la necessità di studi di ricerca “ecologicamente validi”. In altre parole, la sola misurazione dell’attività cerebrale in un laboratorio probabilmente non porterà ai risultati più accurati. In futuro, la comprensione del processo neurocognitivo sottostante delle interazioni pilota-volo potrebbe aiutare a rendere i simulatori più realistici, nonché a migliorare la sicurezza e l’efficienza delle interazioni pilota-aereo. Questo tipo di approccio aprirà una direzione completamente nuova della ricerca per studiare i parametri in un contesto aeronautico, dando uno slancio alla sicurezza dei voli ed alla formazione dei piloti.

Daniele Corbo

Bibliografia: “In silico vs. Over the Clouds: On-the-Fly Mental State Estimation of Aircraft Pilots, Using a Functional Near Infrared Spectroscopy Based Passive-BCI” by Thibault Gateau, Hasan Ayaz and Frédéric Dehais in Frontiers in Human Neuroscience. Published May 17 2018.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lady Nadia ha detto:

    Bisognerebbe riuscire ad agire con freddezza, purtroppo, in quota, credo che sia difficile non farsi sorprendere da un margine di emotività. Credo che il lavoro del pilota somigli in questo senso a quello del chirurgo. Pochi sono coloro che riescono a isolare completamente le azioni dalle emozioni. Una macchina potrebbe risolvere il problema agendo valutando le probabilità e la casistica. È però da dire che a volte l’esperienza e l’istintività possono portare un ottimo risultato del tutto imprevisto. Ciao.

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    1. Credo che la tua analogia sia corretta. Esperienza ed istinto portano sicuramente un valore aggiunto, l’importante è riuscire a tenere a bada l’ansia, riuscendo ad esprimersi al meglio. Buona giornata

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  2. Le perle di R. ha detto:

    Un’ottima ricerca, davvero.

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    1. Molto di impatto e con possibilità di utilizzo. Ciao, buona giornata

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      1. Le perle di R. ha detto:

        😊 buona giornata anche a te

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  3. Bloguvi ha detto:

    La lettura dell’articolo mi ha portato alla mente un lavoro pubblicato nel 1942 : Trattato di Medicina Aeronautica, con un capitolo (Il X) di Agostino Gemelli, proprio su “La psicologia del pilota di velivolo”. E’ un testo senz’altro datato ma dal quale partire per rendersi conto dei progressi che, in questo campo, sono stati fatti. D’altro lato, qualche anno fa, ne ho discusso con alcuni Comandanti di Alitalia che mi hanno confermato la validità delle osservazioni di Gemelli, avanzate in un periodo dove la tecnologia attuale era assente. Ma, in fondo, il pensiero di Aristotele mantiene una sua certa validità, anche se ai suoi tempi Internet era (forse e soltanto) nel mondo delle Idee, del tutto irraggiungibili per la limitata “ragione umana”….

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    1. La Verità non è mai datata e le tecnologie non possono screditarla. Padre Agostino Gemelli ha fatto diversi errori, ma per tanti aspetti ha avuto anche intuizioni potenti.

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      1. Bloguvi ha detto:

        Infatti…d’accordissimo. Ho poi dimenticato di ringraziarti per i sempre stimolanti spunti di riflessione.

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      2. Grazie a te per i tuoi commenti… Buona giornata

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  4. silviadeangelis40d ha detto:

    Mansioni delicate, quelle dei piloti, non sempre facili da gestire, soprattutto in episodi di emergenza, che richiedono
    un’accurata preparazione e uno spirito pronto a monitorare situazioni di pericolo, che mettono a repentaglio la vita
    di molte persone.
    Davvero interessante, questo articolo, che ho apprezzato nella sua densa lettura.
    Un caro saluto,silvia

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    1. Proprio perché delicato, il loro lavoro merita tutto l’aiuto possibile nel prepararsi, quindi studi come questo sono i benvenuti. Grazie cara Silvia

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  5. Daniele scava nella testa dei piloti? Questa me la leggo con piacere 😂😂😂😂😂💖💖💖💖💖💖💖

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    1. Sabrina non dorme come al solito…. Questo non va bene🤔

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      1. Come lo hai saputo? 👩‍❤️‍👩👩‍❤️‍👩😂😂😂

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  6. Emozioni ha detto:

    Nei corsi di aggiornamento, inerenti le Sale Operatorie, vengono sempre presi come riferimento, i piloti degli aerei.
    La prontezza, i controlli incrociati, la capacità di affrontare in pochi secondi, eventi straordinari, rendono i due tipi di lavoro, molto simili.

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    1. Si, è vero. Vengono attivati gli stessi circuiti cerebrali

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  7. Emozioni ha detto:

    Ma sai che è fichissimo?

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