Percepire il mondo in modo differente: la sinestesia

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Synesthesia (Ulviyya Hamzayeva)

Il cervello è una macchina molto affascinante, un microcosmo dinamico con una notevole capacità di sviluppo. Cambiamenti molto sottili nel modo in cui il cervello cambia, o nel modo in cui risponde, possono portare a vivere la realtà in modi molto diversi. Per esempio, se dovessi chiederti “che sapore hanno le parole?” mi chiederesti di cosa sto parlando – ma, per alcune persone con la sinestesia, questo è un modo naturale di percepire il mondo. La sinestesia è un’esperienza piuttosto rara in cui i sensi si fondono. Queste non sono le normali interazioni sensoriali che potrebbero accadere ogni giorno, ma l’unione inusuale – le parole possono evocare i gusti, per esempio, o la musica potrebbe evocare percezioni di colore. Esistono molti tipi diversi di sinestesia, ma un tipo molto interessante soprattutto per un’associazione che si propone di comprendere il dolore altrui è la sinestesia sensoriale a specchio. Le persone con sinestesia sensoriale a specchio riferiscono di provare sensazioni in prima persona quando guardano altri avere esperienze sensoriali. Vale a dire che vedere le esperienze di altre persone evoca sensazioni tattili sul proprio corpo. Diciamo che hanno visto qualcuno essere toccato in faccia: lo avrebbero percepito sul loro volto. Queste persone raccontano letteralmente di condividere le sensazioni degli altri. Il primo caso di sinestesia sensoriale a specchio è stato riportato nel 2005 e il primo studio di gruppo è stato pubblicato nel 2007. L’esperienza di sentire il tatto sul proprio corpo quando si guarda il contatto di altre persone si pensa che colpisca circa l’1,5% della popolazione. Ora sappiamo che esistono anche altri tipi di sinesteti sensoriali a specchio. Un’esperienza correlata è nota come sinestesia sofferenza-a specchio, in cui le persone riportano sensazioni (come il dolore) sul proprio corpo quando osservano il dolore agli altri. Ciò sembra influenzare una quantità molto più alta di persone – circa il 17% della popolazione. Sebbene in laboratorio ci si concentra principalmente sulle conseguenze sensoriali della sintomatologia del tocco a specchio e del dolore a specchio, l’esperienza di questi tipi di sinestesia è spesso molto più ricca. Per esempio, alcune persone dicono che apprezzano davvero se vedono una coppia che si tiene per mano per le strade o vedono due persone abbracciarsi perché dicono di poter quasi sentire il calore della sensazione. Riferiscono di vivere quel sentimento, per così dire. Potrebbe essere possibile per tutti noi relazionarci in qualche modo alle esperienze riportate dai sinesteti sensoriali a specchio. Supponi di aver visto un ragno strisciare sulla mano di qualcuno: potresti voler allontanare la mano. È vero che se guardiamo nel cervello dei sinesteti, reclutano una simile rete cerebrale che noi tutti usiamo. Quando vediamo qualcun altro sperimentare uno stato, tendiamo ad attivare aree del cervello simili che sono coinvolte nell’esperienza in prima persona, ma ciò che sembra accadere nella sinestesia sensoriale a specchio è che questo meccanismo è iperattivo, cioè sembra che i sinestetici abbiano molto amplificate delle caratteristiche che hanno tutti. Ma ciò è oggetto di dibattito, in quanto i sinesteti mostrano differenze più ampie nel modo in cui rappresentano le altre persone anche quando il contatto o il dolore osservati sono assenti. Ciò significa che i loro giudizi sul proprio corpo (come il movimento o la posizione) sono influenzati più fortemente dalla presenza di altre persone anche in assenza di una visione di tocco o dolore. Questo può essere interpretato come una maggiore tendenza a confondere i confini tra il sé e la rappresentazione dell’altro. Le interazioni tra rappresentazione di sé e la percezione dell’altro sono ritenute importanti per il modo in cui tutti noi sperimentiamo l’empatia. Imparare come queste interazioni variano tra noi, come nella sinestesia sensoriale a specchio, può quindi fornire una potente opportunità per ottenere una visione unica del funzionamento dell’empatia in tutti noi. Diminuire le distanze tra il sé e l’altro, abbatterebbe tante barriere emotive che tracciano traiettorie di incomunicabilità e dolore, segnando un percorso verso relazioni piene in cui il disagio psichico attecchirebbe più difficilmente.

Daniele Corbo

Bibliografia: The Conversation “Some People with Synesthesia Feel Other People’s Sensations of Touch, Painful and Pleasurable.” NeuroscienceNews. NeuroscienceNews, 23 May 2018.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria ha detto:

    Un dono meraviglioso…

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      1. Maria ha detto:

        Sì, per un profondo sentire 💓

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  2. diamanta ha detto:

    Non so bene il significato di sinestesia (anche se ho cercato su google, mi son rimaste zome d’ombra), ma so che

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  3. diamanta ha detto:

    Il commento sopra è partito per sbaglio non l’avevo terminato.. sorry, riscrivo:
    Non so bene il significato di sinestesia (anche se ho cercato su google, mi son rimaste zoNe d’ombra), ma so che assomiglia tanto alla parola empatia

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    1. In generale significa associare sensazioni tra di loro differenti, per esempio percepire calore vedendo un’immagine oppure sentire un odore ascoltando un suono. Nella forma di cui parlavo nell’articolo è quella capacità di sentire sensazioni, soprattutto fisiche, provate da altri ed è simile all’empatia che però in genere riguarda più aspetti psicologici.

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      1. diamanta ha detto:

        Non mi mandare al diavolo… mi spieghi “gli aspetti psicologici”? (sono curiosa non rompiballs 😛 )

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      2. Per così poco!😁 Intendevo il compenetrare le emozioni che prova l’altra persona. Ad esempio soffrire o provare gioia insieme all’altra anche se la causa non ci riguarda, sincronizzarsi sui sentimenti di chi entra in relazione con noi

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      3. diamanta ha detto:

        l’empatia funge allo stesso modo, per quello non riesco a comprendere la differenza

        Forse son solo aspetti della stessa cosa vista da punti di osservazione diversi

        grazie

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      4. Cerebralmente no, per questo c’è distinzione…

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  4. quasibiancaneve ha detto:

    La sinestesia è una delle figure retoriche che preferisco, sarà che Dante e Petrarca ne facevano un grande uso. Trovo affascinante che in psicologia significhi un modo “diverso” di percepire il mondo.

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    1. Anche a me piace molto come figura retorica. Diciamo che non è che significhi un modo diverso di percepire il mondo, ma lo è.

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  5. Le perle di R. ha detto:

    Non conoscevo il termine e neppure cosa significasse in psicologia: davvero unico.

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    1. Mi fa piacere di averti fatto conoscere qualcosa.

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      1. Le perle di R. ha detto:

        I tuoi articoli insegnano e informano sempre ed è la ragione per la quale mi piace leggerti. 😊

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      2. È proprio il mio intento e mi riempi il cuore di gioia dicendemelo!

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  6. luisa zambrotta ha detto:

    Come sempre, hai scritto un post davvero interessante. Grazie!

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