I meccanismi di attenzione ed i disordini mentali

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MOON (Romulo Gonçalves)

Uno studio della Montana State University,pubblicato su Neuron, una delle principali riviste di neuroscienza, rivela come il cervello mantiene l’attenzione su un oggetto anche mentre gli occhi fanno molti movimenti rapidi e volontari. Questa ricerca cerca di rispondere a domande fondamentali che potrebbero portare a nuovi trattamenti o terapie per alcuni disturbi cerebrali. L’attenzione è una risorsa limitata nel cervello, che può scegliere di usarla tutta esclusivamente per prestare molta attenzione a un oggetto o gestirla per analizzare due o più elementi. La ricerca potrebbe portare a trattamenti e terapie per alcuni disturbi cerebrali. Il cervello si è evoluto in modo da essere molto efficiente su come viene usata questa quantità limitata di attenzione, che include circuiti per assicurarsi che l’attenzione sia sempre diretta verso il punto giusto nel campo visivo. Studi precedenti hanno dimostrato che il cervello può anticipare i movimenti degli occhi o del corpo, preparandosi a ciò che sta per accadere. L’attenzione si comporta come un riflettore nelle mappe sensoriali del cervello, facendo splendere la luce in più sulla scena in cui è necessario. Questa “codifica predittiva” aiuta ad assicurare che la luce arrivi nel posto giusto nella mappa al momento giusto. Come la vista attraverso l’obiettivo di una telecamera, le mappe del cervello cambiano ogni volta che spostiamo gli occhi o il corpo. Se prestiamo attenzione a un oggetto sulla sinistra e spostiamo lo sguardo a sinistra, quell’oggetto si sposta effettivamente verso destra sulla mappa. Se l’attenzione dovesse rimanere fissa nel cervello, non brillerebbe più sull’oggetto giusto, quindi il riflettore deve essere spostato ogni volta che gli occhi si muovono. Questo “riflettore” anticipa i movimenti e gli spostamenti degli occhi prima che l’occhio inizi a muoversi in modo che il riflettore sia nel posto giusto nell’istante in cui gli occhi smettono di muoversi. Questa è l’idea della codifica predittiva; il cervello ha accesso alle nostre intenzioni e utilizza tali informazioni per anticipare i cambiamenti nella postura del corpo o nella posizione dell’occhio, quindi siamo sempre pronti a qualsiasi cosa accadrà dopo. Questa ricerca potrebbe fornire una base per lo sviluppo futuro di nuove terapie o trattamenti farmacologici per i disturbi cerebrali legati all’attenzione, comprese le condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo dello spettro autistico o la schizofrenia. Queste sono tutte condizioni cliniche associate all’interruzione del” sistema di controllo esecutivo “del cervello dove elaborazione sensoriale, memoria e cognizione si uniscono per determinare dove e come attirare l’attenzione.Esiste distinzione tra attenzione “dall’alto verso il basso” – ciò a cui una persona sceglie consapevolmente di prestare attenzione – e attenzione “dal basso verso l’alto” – quelle cose che involontariamente catturano l’attenzione. Se i segnali dal basso verso l’alto dominano, allora rispondi a ogni piccolo rumore o lampo di luce. Viceversa, se l’attenzione dall’alto verso il basso è troppo forte, potresti ignorare i segnali di pericolo critici o persino avere difficoltà a distinguere tra reale e immaginario. La ricerca porterà a tecnologie di screening per condizioni cliniche, come l’autismo, che trarrebbero beneficio dalla diagnosi precoce. A lungo termine, la comprensione di questi circuiti cerebrali si tradurrà in tecnologie di screening, trattamenti farmacologici e terapie comportamentali mirate che miglioreranno i sintomi per alcune di queste condizioni cliniche, ma probabilmente ci vorrà del tempo e tanta ricerca.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Saccades Trigger Predictive Updating of Attentional Topography in Area V4” by Alexandria C. Marino, James A. Mazer in Neuron. Published April 18 2018.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Interessantissimo questo articolo. Dovrò ‘digerirlo’, perché intravvedo molte analogie con la scrittura, che è un fatto di attenzione, oltre che visivo e di movimento. Devo rifletterci. Però faccio subito una domanda: in questa ricerca non si è tenuto conto delle abitudini ‘culturali’. Cosa succede a coloro che hanno l’abitudine di porre l’attenzione (mi riferisco allo scrivere) all’andamento destra-sinistra, o alto-basso, come ad esempio, rispettivamente, arabi e cinesi/giapponesi? L’abitudine ad usare campi visivi obbligati potrebbe incidere sul discorso e/o causare degli automatismi che non sono uguali per tutti gli esseri umani? Non so se sono stata chiara.

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    1. La domanda è pertinente, ma questo studio è stato effettuato su macachi cresciuti in laboratorio, per cui non ci sono conoscenze precedenti che possono condizionare i dati acquisiti.

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      1. Grazie per la precisazione. Spero in ulteriori scoperte.

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      2. Si, la ricerca deve sempre andare avanti!

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  2. mariluf ha detto:

    Mi interessa moltissimo questo argomento, in quanto credo di soffrire da sempre di disturbi dell’attenzione (diagnosi mia). Rileggerò più volte l’articolo per “digerirlo” meglio. E, come sempre, grazie!

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    1. Allora cercherò di scrivere qualcosa sui disturbi dell’attenzione prossimamente. Buona giornata!

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  3. mariluf ha detto:

    Grazie grazie grazie! Non voglio monopolizzarti, ma trovo che questo è un campo molto affascinante… credo anche discretamente nuovo.
    Buona giornata a te!

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    1. Di niente, grazie a te. È un piacere scambiarsi idee. Capire i meccanismi di attenzione in una società a cui sempre più bambini è diagnosticato il disturbo da deficit dell’attenzione è fondamentale per evitare di iniziare a dare psicofarmaci già in tenera età, come invece succede negli USA

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