Essere affamati rende arrabbiati

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Anger (Alla Dzevaltovska)

Che cosa fa passare qualcuno dal semplice essere affamato all’essere arrabbiato? Secondo una ricerca pubblicata dall’American Psychological Association, più che una semplice goccia di zucchero nel sangue, questa combinazione di fame e rabbia può essere una complicata risposta emotiva che coinvolge un’interazione di biologia, personalità e segnali ambientali. Lo scopo di questa ricerca è capire meglio i meccanismi psicologici degli stati emotivi indotti dalla fame – in questo caso, come qualcuno diventa arrabbiato. Quando qualcuno ha fame, ci sono due cose fondamentali che determinano se quella fame contribuirà alle emozioni negative o no: contesto e autocoscienza. Non si diventa semplicemente affamati e si inizia a scagliarsi contro l’universo. Ci siamo tutti sentiti affamati, abbiamo riconosciuto la spiacevolezza della fame, mangiato un sandwich e ci siamo sentiti meglio. Scopriamo che sentirsi arrabbiati accade quando ti senti in modo spiacevole a causa della fame ma interpretare quei sentimenti come forti emozioni su altre persone o sulla situazione in cui ti trovi. I ricercatori hanno prima condotto due esperimenti online che hanno coinvolto oltre 400 persone negli Stati Uniti. A seconda dell’esperimento, ai partecipanti è stata mostrata un’immagine progettata per indurre sentimenti positivi, neutrali o negativi. Sono stati poi mostrati un’immagine ambigua, un pittogramma cinese, e hanno chiesto di valutare il pittogramma su una scala di sette punti da piacevole a spiacevole. Ai partecipanti è stato anche chiesto di segnalare quanto si sentivano affamati. I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti più affamati erano più propensi a giudicare i pittogrammi cinesi ambigui come negativi, ma solo dopo essere stati innescati con un’immagine negativa. Non ci sono stati effetti per immagini neutre o positive. L’idea qui è che le immagini negative fornivano un contesto in cui le persone interpretavano i loro sentimenti di fame nel senso che i pittogrammi erano spiacevoli. Quindi sembra che ci sia qualcosa di speciale in situazioni spiacevoli che inducono le persone ad attirare i loro sentimenti di fame più che, per esempio, in situazioni piacevoli o neutrali. Non sono solo i fattori ambientali che possono influire sul fatto che qualcuno passi da affamato a arrabbiato. Anche il livello di consapevolezza emotiva delle persone è importante. Le persone che sono più consapevoli del fatto che la loro fame si manifesta come un’emozione hanno meno probabilità di diventare arrabbiate. In un esperimento di laboratorio che ha coinvolto oltre 200 studenti universitari, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di digiunare o mangiare in anticipo. Dopo che a alcuni studenti è stato chiesto di completare un esercizio di scrittura destinato a focalizzare l’attenzione sulle proprie emozioni, a tutti i partecipanti è stato chiesto di partecipare a uno scenario progettato per suscitare emozioni negative. Agli studenti è stato chiesto di completare un noioso esercizio su un computer che, all’insaputa di loro, era programmato per bloccarsi poco prima che potesse essere completato. Uno dei ricercatori entrò nella stanza e incolpò lo studente per l’incidente del computer. Ai partecipanti è stato quindi chiesto di compilare questionari sulle loro emozioni e sulla loro percezione della qualità dell’esperimento. I ricercatori hanno scoperto che gli individui affamati hanno riportato maggiori emozioni spiacevoli come sentirsi stressati e odiosi quando non erano esplicitamente concentrati sulle proprie emozioni. Questi individui pensavano anche che il ricercatore che conduceva l’esperimento fosse più critico o severo. I partecipanti che hanno passato il tempo a pensare alle proprie emozioni, anche se affamati, non hanno riportato questi cambiamenti nelle emozioni o nelle percezioni sociali. Questa ricerca sottolinea la connessione mente-corpo: i nostri corpi giocano un ruolo importante nel plasmare le nostre esperienze, percezioni e comportamenti momento per momento – se siamo affamati o pieni, stanchi o riposati o malati rispetto a quelli sani. Ciò significa che è importante prendersi cura dei nostri corpi, prestare attenzione a quei segnali corporei e non ridurli, perché sono importanti non solo per la nostra salute mentale a lungo termine, ma anche per la qualità quotidiana del nostro psicologico esperienze, relazioni sociali e prestazioni lavorative. Sebbene questo studio si concentri sulla fame, questi risultati possano estendersi ad altri stati corporei che inducono emozioni negative, come affaticamento o infiammazione, ma ulteriori ricerche devono essere fatte per confermarlo.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Feeling hangry? When hunger is conceptualized as emotion” by MacCormack, Jennifer K., and Lindquist, Kristen A. in Emotion. Published June 11 2018

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Credo anch’io ci possa essere questo collegamento, a causa di esperienze personali.

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    1. io da pochi anni ho imparato a controllare questa cosa…

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  2. Daniel Kahneman, nel suo libro Pensieri lenti e veloci, racconta che ricercatori israeliani hanno realizzato uno studio sulle sentenze dei giudici prese nell’arco di una giornata. Le sentenze post pranzo (a parità di delitto, si sottintende) erano più benigne o meno dure rispetto a quelle prese negli orari in cui la fame tende a incidere nel cattivo umore. Purtroppo non ho il libro a portata di mano, quindi posso sbagliare in qualche dettaglio (i ricordi, si sa, sono fragili). Se qualcuno/a vuole approfondire in questo argomento il libro è quello citato sopra. Buon lavoro!

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    1. Ecco un link per approfondire l’argomento:

      https://www.romolocapuano.com/per-un-pugno-di-glucosio-fini-in-galera/

      Come sospettavo, i miei ricordi non erano molto fedeli alla realtà. Ma in sostanza nulla cambia: le nostre decisioni dipendono dal nostro umore, e il nostro umore è condizionate dalla percentuale di glucosio nel sangue.

      Buon appetito!

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      1. grazie mille per lo spunto, profondamente vero. Sarebbe meglio se le nostre decisioni fossero condizionate dal glucosio nell’anima, cercando di averlo sempre!

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      2. Le perle di R. ha detto:

        Una cosa del genere l’avevo letta anch’io un po’ di tempo fa.

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