Se scatti cancelli: Condividere sui social potrebbe rimuovere i ricordi

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Social Media (Vinnie Nauheimer)

Quanto ci tieni ai tuoi ricordi? Abbastanza per rinunciare alla prossima fantastica foto di Instagram? Lo studio dei ricercatori dell’università di Santa Cruz ha trovato prove convincenti che l’atto di fotografare altera i ricordi della gente dell’evento. La gente pensa che fare una foto possa aiutarli a ricordare qualcosa in modo migliore, ma in realtà è il contrario. In una serie di esperimenti, hanno invitato le persone nel loro laboratorio per un tour virtuale del museo in cui guardavano i dipinti sugli schermi dei computer, sapendo che sarebbero stati testati su ciò che hanno visto. Hanno confrontato il modo in cui i partecipanti hanno ricordato i dipinti seguendo tre scenari: quando hanno solo guardato le immagini; quando guardavano e facevano foto usando un telefono con fotocamera; e quando hanno scattato foto usando Snapchat. I fotografi ottengono costantemente un punteggio peggiore – fino al 20% – in test a scelta multipla su ciò che hanno visto. Il risultato potesse essere attribuito al fenomeno noto come “scarico cognitivo”: cioè, non ricordi anche perché sai che la fotocamera è lì per ricordare per te. Anche le persone che scattano foto usando Snapchat – in cui le immagini durano solo 10 secondi – si ricordano di meno. Le persone a cui è stato chiesto di scattare una foto e poi di eliminare l’immagine, hanno anche fatto peggio. Ogni volta che utilizzavano una fotocamera, era meno probabile che la ricordassero come quando osservavano. Quindi cosa c’è dietro? Uscendo dal momento per scattare una foto, le persone diventano meno focalizzate su ciò che è di fronte a loro, un fenomeno chiamato “disimpegno attenzionale”. Scattare fotografie potrebbe anche creare una falsa sensazione che conosciamo il soggetto meglio di quanto realmente ci sia noto – ciò che è definito una “illusione metacognitiva” – ci rende meno propensi a usare le strategie mentali che ci aiutano a ricordare. Ironia della sorte, la maggior parte dei fotografi erano sicuri che le foto avrebbero migliorato il loro ricordo. Questi risultati dovrebbero far riflettere due volte su quando, e quanto spesso, si fotografa. Non è che le persone non debbano mai fare fotografie, ma dovrebbero essere maggiormente consapevoli di decidere quando farlo.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Forget in a Flash: A Further Investigation of the Photo-Taking-Impairment Effect” by Julia S. Soares and Benjamin C. Storm in Journal of Applied Research in Memory and Cognition. Published March 2018.

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria ha detto:

    Interessantissimo! Scattare foto, in fondo, diventa una cosa automatica… senza pensare realmente a contemplare, prima, l’oggetto dell’obbiettivo.

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    1. Esatto ed il ricordo diventa sfocato

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  2. Giuliana ha detto:

    Uffa! Io ne faccio poche e non fotografo le cose da mangiare … che ho vinto? 😎

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      1. Giuliana ha detto:

        Pfui! Li ho tutti dentro la testa 😉

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      2. Dici poco, mica è da tutti!!! 😊😁

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  3. Sara Provasi ha detto:

    Infatti le foto per me più preziose non le condivido sui social, e le scatto anche con parsimonia 🙂
    Solo così mi possono piacere da usare Instagram e Facebook, come un semplice momento creativo o divertente 😊

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    1. Non avevo dubbi che tu facessi così… 😊

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  4. redbavon ha detto:

    Ho sempre avuto l’impressione che, sopratutto, riprendere con la telecamera, faccia perdere molto dell’esperienza reale. Con il fine di ricordare per sempre grazie al filmato un momento importante, se ne perde un quid indefinito e indefinibile attraverso anche la necessità di inquadrarlo nell’obiettivo. Si perde la visione laterale, la percezione più ampia e impalpabile. Non so se riesco a spiegare questa mia sensazione.
    Di certo la memoria è anche una questione di esercizio: scattare foto a ripetizione e poi buttarle in qualche telefono o hard-disk è una sorta di accumulazione seriale di retaggio consumistico. Ogni anno stampo sempre un album di foto: metterle in ordine nell’album e – quando ho tempo – scrivendo delle didascalie rende la fotografia una scheggia di memoria.
    Questo vale per me, l’esperienza e la percezione può essere differente per altri.

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    1. È vero, costruire la memoria è fatto da particolari in primo piano, secondari e nascosti in più ci sono gli altri sensi. Concentrandosi nelle riprese si rischia di avere traccia solo di ciò che viene ripreso, oltre poi al discorso fatto nell’articolo.

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