Il disagio

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Disease Culture (Marisabel Lavastida)

Avete presente quella scomoda sensazione in cui vi sentite diversi e soli rispetto gli altri e vi sembra di non far parte di alcun gruppo, anzi avete l’impressione che forse è esattamente quel gruppo a respingervi? Il disagio avviene proprio quando siete voi stessi sentirvi sbagliati o percepire come sbagliato un qualcosa in cui credete perché sentite il bisogno di far parte di un qualcosa. Esso si può definire anche come una situazione psicologica di imbarazzo nella quale non ci si sente preparati ad agire e si è consapevoli che le cose sono fuori posto, ma non si può far nulla per cambiarle.
Una cosa importante da tenere a mente è che non siete gli unici e non accade sempre perché siete sbagliati; anzi è bene precisare che nel corso della storia vi sono stati nell’arte e nella letteratura molti artisti che si sono sentiti a disagio: Franz Kafka (famoso per Le metamorfosi) si sentiva a disagio quando era vicino a suo padre perché non percepiva il suo corpo abbastanza virile; Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray) il quale essendo omosessuale, ma pur sempre rispettando la moglie e figli ed in comune accordo con lei di poter avere altre relazioni extraconiugali, è stato imprigionato e per tutto questo provava un senso di disagio a riguardo; Bertol Brecht (La vita di Galileo Galilei) egli emigrò negli Stati Uniti perché, a causa della Germania nazista i suoi scritti non erano ben voluti e condannavano il suo pensiero oppure anche Vincent Van Gogh il quale si è sempre sentito a disagio rispetto al resto della gente o Charlotte Bronte che si sentiva inadeguata rispetto alle altre donne sposate; eppure nessuno di loro è stato dimenticato, anzi siamo persino arrivati a studiare i loro pensieri eretici!
Andando però più sullo specifico riguardo questo tema, che a parer mio è davvero intrigante e complesso, si dovrebbero distinguere le diverse tipologie di disagio ovvero quello giovanile, quello interiore e quello esistenziale.
Quello giovanile normalmente avviene durante la fase adolescenziale in cui la persona è alla ricerca del proprio ruolo nel mondo così come anche nella famiglia, nella scuola e in ogni gruppo in cui esso è inserito. In questo periodo sarebbe bene lasciare il giovane sperimentare la propria presenza in diversi contesti dato che questo permetterebbe e faciliterebbe al ragazzo, la formazione della propria individualità (chi sono io? E cosa voglio nella vita?). Un esempio che potrebbe calzare a pennello sarebbe il romanzo di formazione Il giovane Holden scritto da J. Salinger. IN questo scritto si può notare come il ragazzo, che sta vivendo una fase di transito tra l’essere un ragazzo e il diventare un adulto, nega, si contraddice, cerca delle risposte, scappa perché sperimentando vuole capire chi è lui, assume comportamenti poco ortodossi e molto altro; il tutto ovviamente per comprendere cosa vuole fare della sua vita.
Per quanto concerne il disagio interiore è quello che seppur provato anche durante l’infanzia a causa del bullismo o dell’isolamento, viene in realtà vissuto maggiormente tra i 17-25 anni. In questo caso la persona non cerca più il suo ruolo nel mondo, ma chi è lui/lei per se stesso ovvero, tralasciando la parte professionale, io che genere di persona sono? Che immagine hanno gli altri di me e io come vorrei apparire agli altri? Un esempio che potrebbe spiegare meglio quanto detto sarebbe il romanzo Il gabbiano Jonathan Livingstone scritto da Richard Bach nel quale Jonathan pur sapendo qual’ era il suo ruolo nello stormo, non sapeva ancora chi era lui per se stesso. Gli piaceva volare e affinare la tecnica di atterraggio, non gli interessava pescare e cibarsi come tutti gli altri; infatti lui non veniva visto di buon occhio tanto da esser stato respinto come membro dello stormo. Egli ovviamente ci rimase male e si sentì a disagio, ma con quella esperienza capì chi era lui, dato che dopo un po’ Jonathan venne a contatto con dei gabbiani che non appartenevano al suo stormo e ai quali interessava il volo. In seguito incontrò un altro gabbiano che gli spiegò che l’amore verso il volo non era sbagliato, ma semplicemente un modo superiore di condurre la propria esistenza. Così Jonathan si unì al nuovo stormo e alla morte del capo, fu lui che iniziò a istruire le nuove generazioni e non solo affinando le tecniche di volo, ma anche fornendogli degli insegnamenti morali. Eppure per lui non era abbastanza e più il tempo passava più egli capiva che lui doveva tornare al vecchio stormo e persuadere gli altri ad unirsi al suo perché si poteva condurre una vita migliore. Alla fine l’altro stormo si unì al suo e lui si sentì realizzato. Tutto ciò sta a significare che il disagio interiore quando compreso, ci permette di capire cosa davvero conta per noi; infatti per Jonathan non importava affinare le tecniche, avere il ruolo di capo, ma persuadere e salvare il suo stormo d’origine dalla noia che portava quel genere di esistenza.
Il disagio esistenziale invece riguarda il comprendere il senso della propria vita e generalmente accade quando una persona è matura e cosciente delle proprie azioni ed inizia a chiedersi “che senso ha fare questo? Dove mi portano queste azioni?”. Quindi non si tratta più di cercare il proprio ruolo nel mondo o chi sono io, ma dopo aver fatto tutto questo, cosa avrò raggiunto? Cosa mi riserva il futuro? Che meta avrò raggiunto dopo aver terminato questa cosa? E’ molto complesso da spiegare questo genere di disagio perché accade soprattutto quando la gente, dopo aver riposto molto sudore e speranza nel raggiungimento di un obiettivo per loro importante, si ritrova a non ottenere nulla e quindi si sente spiazzata perché per tutto quel tempo aveva creduto che fosse quello lo scopo della sua esistenza. Un esempio lampante è il romanzo Il grande Gatsby di Scott Fitzgerald in cui il protagonista prima della guerra conobbe una nobildonna di cui se ne innamorò follemente quando era ancora povero. Dopo la guerra, quando finalmente fece fortuna, venne a scoprire che lei si era sposata con un uomo ricco, ma comunque egli investì tutta la sua esistenza ed energia e in cinque anni comprò un castello e iniziò ad organizzare feste sfavillanti pur di ritrovarla perché secondo lui anche lei non aveva mai smesso di amarlo. Quando la ritrovò inizialmente andò tutto come egli sperava: lei aveva iniziato ad intrattenere una relazione amorosa segreta con Gatsby, ma quando lui le chiese di lasciare il marito e andare a vivere con lui le cose andarono diversamente. Lei confessò di aver amato entrambi gli uomini, seppur alla fine avesse scelto il marito piuttosto che Gatsby. A questo punto Gatsby capì di aver impegnato il suo corpo e mente per tanti anni in un qualcosa che credeva essere il senso della sua esistenza, che però alla fine non si è rivelato tale e ha portato Gatsby a nascondere il suo disagio esistenziale dietro a una speranza che ormai si era estinta.
Per comprendere bene il motivo per cui il disagio si va a creare sarebbe bene analizzare in maniera olistica iniziando dall’antropologia; disciplina che studia cosa significa essere un essere umano.
L’essere umano è un animale sociale e come tale cerca di unirsi ad altri esseri umani affinché egli possa condurre un’esistenza dignitosa; immaginiamo di avere e fare tutto ciò che abbiamo e facciamo quotidianamente, ma da soli. Quanto di quello che avete e quello che fate (e quindi di cui siete stati istruiti) sareste riusciti a costruire o a progettare? Meno della metà, vero? Ecco allora l’importanza di unirsi e collaborare tra di noi, di una società.
Gli esseri umani ovviamente sono creature complesse a cui non basta sopravvivere e riprodursi come le altre specie viventi, ma hanno la necessità di trovare un gruppo le cui passioni siano simili e compatibili alle loro; perciò si può ben dire che nella società vengano sancite regole e leggi, mentre nei gruppi, più spesso, delle mode di passaggio. Chi quindi sta leggendo questo articolo può definirsi: essere umano, italiano (o la nazionalità a cui appartiene), la regione, la provincia, la città in cui vive, studente del liceo Manzoni, studente della classe 3^C, membro del gruppo di teatro e del suo gruppo di amici. Normalmente le appartenenze che potrebbero dare più problemi sono la nazionalità, soprattutto se la persona possiede un pensiero differente dalla maggior parte dei cittadini di quella nazione e la classe, la quale come detto prima, può causare disagio se il ragazzo in questione non è interessato alle mode o non si può permettere di seguirle. Cambiare la situazione sarebbe troppo complicato.
Esiste però una storia la quale spiega il concetto di libertà. Vi sono questi due palloncini ad elio i quali possono fare quel che vogliono (gonfiarsi, volare a destra o sinistra, scendere o salire, etc), il tutto però, affinché non manchino di rispettino l’uno all’altro, magari dimostrandosi troppo invadenti. Ma che cosa centra il concetto di libertà con il disagio? Si potrebbe dire che è, a dir il vero, molto collegato dato che ogni essere umano, dovrebbe essere libero di esprimere se stesso dalle sue passioni ed interessi alla sua essenza in completa libertà senza sentirsi giudicato dagli altri e vedendo unicità nella sua individualità; questo però dovrebbe essere la scuola ad insegnarlo per prima. La scuola infatti sarebbe il secondo gruppo di persone, dopo la famiglia, in cui un bambino viene a contatto e comunque il rapporto che intrattiene a scuola è completamente diverso da quello in casa; questo perchè in casa è consapevole della sua libertà di espressione e di poter fare le cose come meglio crede, a scuola invece, non essendo visto come individuo unico nel suo genere, ma come classe, si ritrova invece costretto a trattenere il suo metodo, le sue idee e pensieri a se stesso perchè, se fossero troppo divergenti dalla classe egli proverebbe disagio davanti a coloro che sono in disaccordo o che proprio non sono in grado di comprenderlo. Tutto questo ovviamente si trasporta anche all’età adulta arrivando a mettere in dubbio tutto; iniziando a diffidare persino di se stessi perchè si è sempre sentiti inadeguati rispetto agli altri.
Ma quindi come si potrebbe superare questo senso di disagio senza sviscerare le varie tipologie di esso? Come prima cosa, sarebbe bene, mettersi sempre alla prova e avere fiducia e amore verso se stessi o più precisamente su “chi sono io!” Poi, una volta identificato cosa si vuole raggiungere e le proprie caratteristiche, tentare di trovare una mediazione tra ciò che sono gli altri (mi riferisco a chi ha una visione e concezione diversa del mondo e uno stile di vita differente dal nostro) e chi siamo noi, senza però cambiare la propria essenza; quindi fare un po’ come il proverbio cinese che dice che ognuno di noi ha tre maschere, una che usiamo con gli amici e conoscenti, una che indossiamo con la famiglia e una con noi stessi; dobbiamo sempre rimanere integri a chi noi siamo e non sentirsi a disagio perchè si è diversi, dato che è proprio questo che ci rende speciali. La creatività, l’apertura mentale, una visione periferica e più estesa così come un pensiero divergente e fuori dal comune, nella storia hanno permesso grandi cambiamenti e ha fatto si che persone che si sentivano a disagio siano, in seguito, divenute persone famose per il loro talento o le loro invenzioni straordinarie. Il disagio quindi è un qualcosa che può diventare tuo eterno nemico o tuo amico, se capisci come sfruttarlo.

Stella- Guardian of life

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria ha detto:

    Bell’articolo! Non condivido solo il termine “animale” sociale, dato all’uomo, ma questo deriva dalla mia personale visione.
    Ecco, a me piacerebbe che la mia persona diventi uguale nei confronti di tutti 👍

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  2. annaecamilla ha detto:

    Quante volte mi sono sentita inadeguata. Ancora mi succede spessissimo perché sono insicura di me stessa e di quello che sono.

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  3. Le perle di R. ha detto:

    Mi è piaciuto davvero tanto questo articolo: complimenti! 😊

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  4. silvia1947 ha detto:

    Bellissimo articolo | Importantissimo per me ! Grazie .

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  5. 0000giada ha detto:

    🌹🐝

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