Dormire poco aumenta l’isolamento sociale

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Loneliness (Veronica Byers)

I ricercatori dell’Università della California, a Berkeley, hanno scoperto che le persone private del sonno si sentono più sole e meno inclini a interagire con gli altri, evitando lo stretto contatto più o meno allo stesso modo delle persone con ansia sociale. Peggio ancora, quell’atmosfera alienante rende gli individui privati ​​del sonno socialmente meno attraenti per gli altri. Inoltre, anche le persone ben riposate si sentono sole dopo un breve incontro con una persona privata del sonno, potenzialmente scatenando un contagio virale di isolamento sociale. I risultati,  pubblicati sulla rivista Nature Communications, sono i primi a mostrare una relazione a doppio senso tra la perdita del sonno e l’isolamento sociale, gettando nuova luce su un’epidemia globale di solitudine. Noi umani siamo una specie sociale. Tuttavia, la privazione del sonno può trasformarci in “lebbrosi sociali”. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che le scansioni cerebrali di persone private del sonno mentre guardavano videoclip di estranei che camminavano verso di loro hanno mostrato una potente attività di repulsione sociale nelle reti neurali che sono tipicamente attivate quando gli umani sentono che il loro spazio personale viene invaso. La perdita di sonno ha anche attenuato l’attività nelle regioni del cervello che normalmente incoraggiano l’impegno sociale. Meno dormi, meno vuoi interagire socialmente. A loro volta, le altre persone percepiscono che è più socialmente ripugnante, aumentando ulteriormente il grave impatto dell’isolamento sociale della perdita di sonno. Quel circolo vizioso può essere un fattore significativo che contribuisce alla crisi della salute pubblica che è la solitudine. Indagini nazionali suggeriscono che quasi la metà degli americani riferisce di sentirsi soli o esclusi. Inoltre, è stato riscontrato che la solitudine aumenta il rischio di mortalità di oltre il 45%, il doppio del rischio di mortalità associato all’obesità. Forse non è un caso che negli ultimi decenni si sia assistito a un marcato aumento della solitudine e una altrettanto drammatica diminuzione della durata del sonno. Senza sonno sufficiente arriviamo ad una svolta sociale, e presto la solitudine entrerà in azione. Da un punto di vista evolutivo, lo studio mette in discussione l’ipotesi che gli esseri umani siano programmati per nutrire membri socialmente vulnerabili della loro tribù per la sopravvivenza della specie. Non esiste una rete di sicurezza biologica o sociale per la privazione del sonno, come per esempio per la fame. Ecco perché la nostra salute fisica e mentale implode così rapidamente anche dopo la perdita di solo una o due ore di sonno. Per valutare gli effetti sociali del cattivo sonno, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti complessi utilizzando strumenti quali l’imaging cerebrale fMRI, misure standardizzate di solitudine, simulazioni videoregistrate e sondaggi tramite il mercato online di Amazon. In primo luogo, i ricercatori hanno testato le risposte sociali e neurali di 18 giovani adulti sani dopo una notte di sonno normale e una notte insonne. I partecipanti hanno visto videoclip di individui con espressioni neutre che camminavano verso di loro. Quando la persona sul video si è avvicinata troppo, ha premuto un pulsante per interrompere il video, che registrava quanto vicino permettevano alla persona di arrivare. Come previsto, i partecipanti privi di sonno hanno tenuto la persona che si avvicinava ad una distanza significativamente maggiore – tra il 18 e il 60 percento più indietro – rispetto a quando erano stati ben riposati. I partecipanti hanno anche esaminato il cervello mentre guardavano i video degli individui che si avvicinavano a loro. In cervelli privi di sonno, i ricercatori hanno scoperto un’attività intensificata in un circuito neurale noto come “rete dello spazio vicino”, che viene attivato quando il cervello percepisce potenziali minacce umane in arrivo. Al contrario, un altro circuito del cervello che incoraggia l’interazione sociale, chiamata rete della “teoria della mente”, è stato chiuso dalla privazione del sonno, aggravando il problema. Per la sezione online dello studio, oltre 1.000 osservatori reclutati tramite il mercato di Amazon hanno visionato videoregistrazioni di partecipanti allo studio discutendo opinioni e attività comuni. Gli osservatori non erano a conoscenza del fatto che i soggetti fossero stati privati ​​del sonno e valutassero ognuno di loro in base a quanto apparivano soli e se volevano interagire socialmente con loro. Di volta in volta, hanno valutato i partecipanti allo studio in stato di privazione del sonno come più solitari e meno socialmente desiderabili. Per verificare se l’alienazione indotta dalla perdita del sonno sia contagiosa, i ricercatori hanno chiesto agli osservatori di valutare i propri livelli di solitudine dopo aver visto i video dei partecipanti allo studio. Sono stati sorpresi di scoprire che osservatori altrimenti sani si sono sentiti alienati dopo aver visto solo una clip di 60 secondi di una persona sola. Infine, i ricercatori hanno esaminato se solo una notte di sonno buono o cattivo potesse influenzare il senso di solitudine del giorno successivo. Lo stato di solitudine di ogni persona è stato monitorato tramite un sondaggio standardizzato che ha posto domande quali “Quanto spesso ti senti isolato dagli altri” e “Pensi di non avere nessuno con cui parlare?” In particolare, i ricercatori hanno scoperto che la quantità del sonno che una persona ha ottenuto da una notte all’altra ha predetto con precisione quanto si sentissero solitari e non socievoli da un giorno all’altro. Tutto questo fa ben sperare se si dormono le sette-nove ore necessarie alla notte, ma non così bene se si continua a cambiare la durata del sonno. Ma c’è anche una nota positiva, ossia che basta solo una notte di buon sonno per farti sentire più estroverso e socialmente sicuro, e inoltre ti sentirai attratto dagli altri.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Sleep loss causes social withdrawal and loneliness” by Eti Ben Simon & Matthew P. Walker in Nature Comminications Published August 14 2018.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Iodel59 ha detto:

    molto interessante, grazie!!

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    1. Grazie a te! Buona giornata!!

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  2. Le perle di R. ha detto:

    E’ vero: quando dormiamo bene ci sentiamo meglio sia fisicamente che moralmente e, di conseguenza, interagiamo meglio con gli altri.

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    1. Il sonno è fondamentale per tutte le nostre funzioni!

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      1. Le perle di R. ha detto:

        Completamente d’accordo.

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  3. “è stato riscontrato che la solitudine aumenta il rischio di mortalità di oltre il 45%, il doppio del rischio di mortalità associato all’obesità.” Immagino che questo dato si riferisce soltanto alle persone che vivono in uno stato di solitudine non volontaria (e quindi vissuta come sofferenza) e non a coloro che scelgono di vivere in solitudine senza escludere il contatto sociale sporadico. Nella lingua inglese ci sono due parole per distinguere due stati completamente diversi: loneliness e solitude. La prima parola definisce uno stato di isolatamente vissuto come sofferenza; la seconda invece definisce uno stato di solitudine scelta, uno stato ideale per coltivare la propria creatività e quindi ha sempre una connotazione positiva. Purtroppo né la lingua italiana né la spagnola (la mia lingua madre) hanno una parola specifica per definire unicamente il lato luminoso della solitudine. Molto interessante questo studio. Complimenti.

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    1. La tua puntualizzazione era necessaria, grazie. Infatti sarebbe stato meglio se avessi parlato di isolamento piuttosto che di solitudine!

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