La potenza dei toni bassi

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Double Bass (Fernanda Cataldo)

Quando ascoltiamo la musica, spesso picchiettiamo i piedi o muoviamo la testa a tempo – ma perché lo facciamo? Una nuova ricerca condotta dall’istituto MARCS della Western Sydney University suggerisce che la ragione potrebbe essere correlata al modo in cui il nostro cervello elabora i suoni a bassa frequenza. Lo studio, pubblicato su PNAS, ha registrato l’attività elettrica dei cervelli dei volontari mentre ascoltavano i pattern ritmici eseguiti a toni bassi o acuti. Lo studio ha rilevato che durante l’ascolto, le attività cerebrali del volontario e la struttura ritmica del suono sono state sincronizzate, in particolare alla frequenza del ritmo. Queste scoperte suggeriscono fortemente che il basso sfrutta un meccanismo neurofisiologico nel cervello – essenzialmente costringendolo a bloccarsi sul battito. Ci sono prove crescenti a sostegno dell’ipotesi che la sincronizzazione selettiva di grandi pozze di neuroni del cervello alla frequenza del battito possa supportare la percezione e il movimento del ritmo musicale. Mentre questa ricerca è un passo importante nel rispondere al mistero del perché “danziamo al ritmo del tamburo”, queste scoperte potrebbero rivelarsi importanti anche nella riabilitazione clinica. La musica viene sempre più utilizzata nella riabilitazione clinica dei disturbi cognitivi e motori causati da danni cerebrali e questi risultati, e una migliore comprensione della relazione tra musica e movimento, potrebbero aiutare a sviluppare tali trattamenti. Il gruppo di ricerca suggerisce che mentre questa ricerca è un passo importante nella comprensione della relazione tra basso e movimento, ci sono ancora molte domande aperte sui meccanismi alla base di questo fenomeno. La ricerca futura sarà necessaria per chiarire quali reti di aree cerebrali sono responsabili di questa sincronizzazione al ritmo e di come si sviluppa sin dalla prima infanzia.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Neural tracking of the musical beat is enhanced by low-frequency sounds” by Tomas Lenc, Peter E. Keller, Manuel Varlet, and Sylvie Nozaradan in PNAS Published August 7 2018.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. zoon ha detto:

    siamo tutti sull’onda del ricordo degli sciamani ancestrali.

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    1. I suoni ancestrali vanno a stimolare le corde più primitive del nostro corpo.

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  2. Tiziana ha detto:

    Il sollievo che dà la musica è certo. Credo anche con il canto, non solo con l’ascolto.

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    1. Assolutamente è così, cara Tiziana. Un po’ di tempo fa pubblicai un articolo sugli effetti positivi dell’essere parte di un coro. Infatti fare un coro riabilitativo resta un obiettivo a breve termine di Orme Svelate.

      Piace a 1 persona

      1. Tiziana ha detto:

        Una bella iniziativa. Se ti ricordi, metti il link per leggere quel post.

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