Imparare a dimenticare

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forget-me-not (Katrīna Gaile)

I ricercatori della Ruhr-Universität Bochum e dell’ospedale universitario di Gießen e Marburg, in collaborazione con colleghi di Bonn, Paesi Bassi e Regno Unito, hanno analizzato ciò che accade nel cervello quando gli umani vogliono dimenticare volontariamente qualcosa. Hanno identificato due aree del cervello – la corteccia prefrontale e l’ippocampo – i cui modelli di attività sono caratteristici del processo di rimozione dei ricordi. Hanno misurato l’attività cerebrale in pazienti con epilessia che avevano impiantato elettrodi nel cervello ai fini della pianificazione chirurgica. Nel secolo scorso, la ricerca sulla memoria si è concentrata principalmente sulla comprensione di come le informazioni possano essere ricordate con successo, ma in realtà dimenticare è fondamentale per il benessere emotivo e consente agli umani di concentrarsi su un compito. I ricercatori, nel loro studio pubblicato sulla rivista Current Biology, hanno registrato l’attività cerebrale di 22 pazienti, che avevano impiantato elettrodi nella corteccia prefrontale o in una struttura più profonda, l’ippocampo. Hanno presentato ai partecipanti un numero di parole, chiedendo loro di ricordare o di dimenticarli. Un test ha dimostrato che i partecipanti hanno effettivamente ricordato le parole che avrebbero dovuto dimenticare meno bene delle parole che avrebbero dovuto ricordare. Mentre conducevano l’analisi, i ricercatori hanno prestato molta attenzione all’attività ritmica sincrona nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale. I dati hanno mostrato che durante l’oblio attivo, l’attività nell’ippocampo, una regione importante per la memoria, è regolata dalla corteccia prefrontale. L’attività nell’ippocampo non è solo soppressa; piuttosto, è passato ad una frequenza diversa, in cui le informazioni attualmente elaborate non sono più codificate. Il team ritiene che la ricerca sull’oblio volontario possa costituire la base di potenziali nuove terapie del disturbo da stress post-traumatico, che inducono i pazienti a rivivere ancora e ancora ricordi emotivi negativi. La corteccia prefrontale, cioè la regione del cervello che esercita un controllo attivo sui processi di memoria, può essere attivata a scopi terapeutici attraverso stimolazione magnetica o elettrica non invasiva. Tuttavia, i benefici di questo trattamento dovranno essere testati in studi futuri. Nel frattempo ci tocca convivere con i nostri ricordi, brutti o belli che siano, e fare in modo di valorizzarli traendone esperienze per tracciare un futuro migliore.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Direct Electrophysiological Evidence for Prefrontal Control of Hippocampal Processing during Voluntary Forgetting” by Carina R. Oehrn, Juergen Fell, Conrad Baumann, Timm Rosburg, Eva Ludowig, Henrik Kessler, Simon Hanslmayr, and Nikolai Axmacher in Current Biology. Published September 6 2018.

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