Perché ci immedesimiamo nei personaggi di una storia?

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Storyteller (Apostolis Itskoudis)

Capita di leggere dei romanzi e di restare talmente invischiati nella storia che sentiamo sulla nostra pelle le emozioni dei protagonisti, quasi come se fossimo noi a vivere le vicende narrate. Per migliaia di anni, gli umani hanno fatto affidamento sul racconto di storie per coinvolgere, condividere emozioni e relazionare esperienze personali. Ora, gli psicologi della McMaster University stanno esplorando i meccanismi profondi del cervello per capire meglio cosa succede quando comunichiamo. Una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Cognitive Neuroscience, suggerisce che indipendentemente da come si esprime una narrazione – attraverso parole, gesti o disegni – i nostri cervelli si riferiscono meglio ai personaggi, concentrandosi sui pensieri e le sensazioni del protagonista di ogni storia. Raccontiamo storie in conversazione ogni giorno ed assomigliano molto alle storie letterarie, ci impegniamo con i personaggi e siamo pronti a creare storie orientate alla gente. Una domanda importante a cui i ricercatori hanno cercato di rispondere è come, esattamente, le idee narrative sono comunicate usando tre diverse forme di espressione e per identificare un cosiddetto hub narrativo nel cervello. Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato il cervello dei partecipanti usando l’fMRI a cui hanni mostrato titoli brevi. Ad esempio, “Il chirurgo trova le forbici all’interno del paziente” o “Il pescatore salva il ragazzo dal lago ghiacciato”. A loro è stato poi chiesto di trasmettere le storie usando il linguaggio, i gesti o il disegno, come si farebbe in un gioco di Pictionary. Le illustrazioni sono state create utilizzando una tavoletta grafica compatibile con MRI che ha permesso ai partecipanti di vedere i loro disegni. I ricercatori hanno scoperto che non importa quale sia la forma della storia che i partecipanti hanno usato, le reti cerebrali attivate sono state la rete della “teoria della mente”, che è influenzata dalle intenzioni, dalle motivazioni, dalle convinzioni, dalle emozioni e dalle azioni del personaggio. Aristotele ha proposto 2.300 anni fa che la trama è l’aspetto più importante della narrativa e che il personaggio è secondario. I risultati dello studio mostrano che le persone affrontano la narrativa in modo fortemente incentrato sui personaggi e psicologico, focalizzato sugli stati mentali del protagonista della storia. Successivamente, i ricercatori sperano di confrontare la narrazione e la recitazione per determinare cosa succede quando raccontiamo storie in terza persona o interpretiamo personaggi in prima persona.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Storytelling Is Intrinsically Mentalistic: A Functional Magnetic Resonance Imaging Study of Narrative Production across Modalities” di Ye Yuan, Judy Major-Girardin e Steven Brown in Journal of Cognitive Neuroscience . Pubblicato settembre 2018.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Molto bello questo articolo 😊

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    1. Grazie cara Rita, sono contento che tu l’abbia apprezzato!😊

      Piace a 1 persona

  2. loredana ha detto:

    Credevo che fosse atteggiamento tipico di bambini ed adolescenti.

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    1. Forse viene represso quando si perde la spontaneità dell’infanzia, ma è sempre presente

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