Due fratelli

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Brothers Miladinov (Miroslav Damevski)

Conosco profondamente due fratelli ultraottantenni. Stanno insieme da quasi tutta la vita in una casa ormai troppo grande. La loro convivenza iniziò quando Mario, il più anziano, si sposò e andò a vivere con moglie, suocera, e fratello Umberto scapolo convinto. Dal matrimonio di Mauro nacque Fabio portando gioia e allegria a tutta la famiglia, per tanti anni una piccola comunità serena dove ciascuno copriva il proprio ruolo: mamma e papà lavoravano e crescevano il piccolo con il prezioso aiuto di nonna Gianna che, oltre ad occuparsi del bimbo, sbrigava le faccende di casa felice di sentirsi utile e amata.
Umberto lavorava come artigiano autonomo guadagnando abbastanza per vivere decorosamente in quella che era la sua famiglia di fatto e godersi la libertà di single senza impegni. Spesso in giro a divertirsi con amici, beneficiando della fortuna di trovare sempre il calore dei suoi affetti quando tornava a casa.
Ma, si sa, la vita corre, e la prima a lasciare per sempre gli altri fu Gianna. Lo fece quando Fabio aveva ormai trent’anni e s’era già sposato andando a vivere in un paese vicino per restare sempre a stretto contatto con madre, padre e zio che continuarono a vivere insieme mantenendo i medesimo ruoli, con la variante del caso: mamma e papà di Fabio diventarono nonni di Patrizia e Ubaldo prozio, occupandosi della nipote come un tempo faceva Gianna con Fabio.
Precocemente e a causa di un tumore fulminante nel 2008 morì Gloria la moglie di Mario, così i due fratelli ormai in pensione iniziarono la convivenza facendosi compagnia, continuando a sentirsi una famiglia che guardava il futuro attraverso la nipote Patrizia.
Umberto continuava la sua vita da scapolo più pacatamente poiché gli anni avevano acchetato la sua voglia di svago continuo.
Mario invece si strinse maggiormente alla famiglia di Fabio che comunque era sempre vigile verso entrambi i parenti.
Oggi Mario, il più anziano, è un po’ acciaccato fisicamente però ha la mente perfettamente lucida, nutre interessi per l’arte e la musica, legge molto e, con qualche difficoltà esce ogni giorno per l’irrinunciabile giretto a salutare i commercianti della zona in cui vive. Tutti lo conoscono e attendono la sua visita quotidiana per scambiare due parole di simpatia.
Umberto, di due anni più giovane, è piazzato come un toro, fisico potente e sano come un pesce. Purtroppo la sua mente funziona male, soffre di depressione profonda, è ansioso, paranoico, fobico, comportandosi, con una discreta dose di egoismo, come se il fratello fosse al suo servizio. Mario lo accontenta in tutto, cucina, lava i piatti, tiene in ordine la casa coadiuvato da un collaboratrice famigliare, e si preoccupa costantemente per lui soprattutto quando esce di casa senza dire dove va.
Da un paio d’anni Umberto rifiuta di trascorrere i giorni di festa a casa del nipote come hanno iniziato a fare da quando Mario è rimasto vedovo. Dice che quella ormai è la nuova famiglia di Mario con la quale lui non c’entra nulla e si sente ospite invadente. E’ una delle sue tante paranoie, ma non c’è ragione di convincerlo del contrario.
Quattro mesi fa Umberto esce e, dopo qualche ora torna a casa accompagnato da un conoscente che lo aveva fermato mentre stava per buttarsi dal ponte del torrente che scorre vicino alla città.
Viene ricoverato in un ospedale psichiatrico per qualche tempo e, dopo aver ricevuto le dovute cure, torna a casa stabilizzato mentalmente e apparentemente sereno.
Quando sono andata a fare loro visita, ho trovato un’atmosfera tranquilla, Mario ha preparato il caffè da bere con la torta che avevo portato, e abbiamo trascorso qualche ora chiacchierando serenamente.
Umberto mi ha spiegato che il suo gesto è stato un atto stupido che non si ripeterà più. Io gli ho detto che tutti gli vogliamo bene, che Mario senza di lui rimarrebbe solo e sentirebbe molto la sua mancanza. Ho aggiunto che sono fortunati entrambi ad avere una bella casa tutta per loro dove poter trascorrere insieme il resto della vita.
Lui mi ha abbracciata contento di sentirsi compreso.
Il 30 di agosto Umberto è uscito di casa alle 9 del mattino. All’ora di pranzo non è ancora tornato. Mario telefona al figlio dicendosi preoccupato per la lunga assenza del fratello. Fabio va a cercarlo, prende la moto perché conosce bene i luoghi dove Umberto va a passeggiare: la collina dove ci sono ancora le vecchie mura della città e tante stradine di ghiaia con alberi che proteggono la frescura.
Impiega più di mezzora per trovarlo dentro una grotta delle antiche vestigia cittadine, seduto tra terra e polvere, coperto di sangue che usciva dalle vene di braccia e gambe che aveva reciso. Era ancora vivo, ma aveva perso troppo sangue.
Elisoccorso, polizia, carabinieri prontamente intervenuti per soccorrere l’uomo.
Umberto arriva vivo in ospedale, resta cinque giorni in rianimazione e ancora una volta la morta lo rifiuta.
Ora è ricoverato in una struttura psichiatrica specializza, potrà restare per quaranta giorni, intanto Mario e Fabio si stanno interrogando sul da farsi perché è ovvio che non potrà più vivere in casa col fratello.
Che ne sarà di loro? La piccola famiglia composta da due anziani fratelli ormai è in frantumi. Probabilmente Umberto verrà sistemato in una struttura adeguata dove resterà fino alla fine dei suoi giorni e Mario andrà a vivere con Figlio.
Umberto andrà totalmente fuori di senno e Mario, benché ben accetto, comincerà a sentirsi di troppo in una casa non sua dove non avrà più nessuno per cui cucinare e discutere.
Qualcuno si domandava che cosa passa per la testa di un ottuagenario che vuole suicidarsi.
Io lo so.

N.M.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Evaporata ha detto:

    L’ha ribloggato su Evaporata.

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  2. La fine della vita non è mai come immaginavamo.

    Piace a 1 persona

  3. olgited ha detto:

    Che triste storia!

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