La co-dipendenza

co-dipendenza«Ciao Vale! Come va?»
«Bene, tu? Novità?»
«Mi sono messo con una pazza».
«Be’, questa non è una novità per te».
«No Valeria, dico sul serio». Le ho raccontato di quanto mi stesse accadendo.
Ho sentito Valeria cambiare tono di voce: «Guarda Leonardo che la situazione è molto seria».
«Dimmi».
«Persone come Francesca trascorrono la vita in uno stato di estrema confusione e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto od ora. Hanno non poche distorsioni di comportamento e pensieri assurdi, circolari. I rapporti sono destinati a fallire o sono comunque distruttivi per quelli che entrano in contatto intimo con loro».
«A me pare che lei sia innocua, direi molto affettuosa».
«È normale all’inizio della relazione. Però da un momento all’altro tutto potrebbe cambiare. Attacchi d’ira violenta a cui seguono momenti depressivi molto profondi. Molti di quelli che sono vicini a donne come Francesca si sentono in colpa per l’atteggiamento della persona disagiata. Ci si mette in discussione perché inconsciamente ci si sente responsabili del dolore. È importante invece che tu abbia sempre presente che non devi prenderti carico di Francesca: lei è l’unica responsabile delle proprie azioni e dei propri comportamenti. Tu non ne sei la causa, non puoi curarla, non puoi controllarla».
«Questo mi aspetta. La vedo dura…»
«… però vuoi salvarla».
«Non è questione di salvarla Valeria. È che non riesco a trovare un motivo valido per lasciar perdere questa storia. Penso che mollare tutto ora non sia da me».
«Insomma lei ti piace».
«Sì…»
«Stai attento alla co-dipendenza».
«Alla che?»
«La co-dipendenza. Non la sottovalutare Leonardo. Persone come Francesca nel tempo mettono in mano all’altro l’intera propria esistenza e poi lo puniscono e lo incolpano violentemente se qualcosa non va. È probabile che tu possa sentirti usato e manipolato. Potrebbe accaderti di venire isolato dal contesto sociale e vivere chiuso in cicli assurdi che possono durare per anni: ti sentiresti tradito e preso in giro, proveresti rabbia, poi perdoni ed il ciclo riparte. Questa è la co-dipendenza. Ora voglio chiederti una cosa».
«Dimmi Valeria».
«Se per un qualsiasi motivo nel tempo tu non ce la facessi e fossi costretto a lasciarla come affronteresti l’evenienza di un atto estremo da parte sua?»
«Non voglio neanche pensarci Valeria, non lo voglio proprio immaginare».
Questo il senso di una conversazione che si è tenuta un paio di anni fa, tra me e Valeria. Lei è una psicologa, oltre che amica d’infanzia. Ha esercitato al Sert di Milano ed era forse l’unica persona con la quale parlare di quanto mi stesse accadendo.
A quel tempo mi ero appena messo insieme con Francesca, scoprendo poco dopo che lei era affetta da disturbo Borderline della personalità. D’un colpo mi sono trovato immerso in un vortice fatto di autolesionismo, psicofarmaci, tentativi di suicidio, un oceano oscuro dal quale ero totalmente avulso. In prima battuta la tentazione di fuggire è stata fortissima, non lo nego, poi alla fine sono rimasto.
Convivere con lei mi ha fatto raggiungere un traguardo che all’inizio ritenevo impossibile: capirla.
Ho capito che lei si trova immersa in un pozzo profondo, che vi è una forza che talvolta le impedisce di fare qualsiasi cosa, persino pensare.
Ho capito che lei non ha alcuna colpa per la propria patologia, che si è sviluppata a causa di una famiglia di origine violenta e disfunzionale.
Ho capito che bisognava restituirle la dignità, e che bisognerebbe restituirla a tutte quelle persone, quelle donne che come lei hanno subito inaudite violenze psicologiche, oltre che fisiche, senza essere colpevoli di nulla.
Rimane la co-dipendenza, certo, lo riconosco, co-dipendenza che forse subisco. Quel sottile ricatto non scritto che suona così, sinistramente: “Se tu mi lasci io mi ammazzo”.
Penso che nessuno mi creda quando sostengo che non è vero che io non la lascio perché ho paura che lei si suicidi. Penso che nessuno mi creda quando affermo che sto con lei perché Francesca mi piace così com’è, con le sue fiammate improvvise ed i suoi echi malinconici.
Ma è così. E vada a quel paese la co-dipendenza, senza paura.

 

Leonardo Guerriero

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana ha detto:

    Urca! E questo è amore

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  2. Lucy the Wombat ha detto:

    Bellissimo pezzo.

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  3. Le perle di R. ha detto:

    La forza dell’amore. Complimenti al protagonista del racconto, davvero sentiti.

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