Dieta e peso possono influenzare la risposta al trattamento bipolare

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Bipolar (Michael Alvarez)

I dati di uno studio clinico hanno dimostrato che il modo in cui le persone rispondono al trattamento per il disturbo bipolare può essere influenzato dal loro peso e dalla qualità generale della loro dieta, compreso se si nutrono con una dieta ad alto contenuto di alimenti che si ritiene contribuiscano all’infiammazione generale. Questi sono i primi risultati, ma se replicati possono significare che il trattamento di alcuni problemi di salute mentale potrebbe beneficiare dell’inclusione di consigli dietetici. Il disturbo bipolare (che si chiamava “depressione maniacale”) è caratterizzato da episodi di oscillazioni dell’umore, con picchi di up e down e periodi tra i due estremi. Il fatto che ci siano due serie opposte di sintomi significa che trovare un trattamento efficace è difficile. Mentre gli attuali farmaci sono utili, sono più adatti a indirizzare i sintomi della mania (la fase “in alto”), lasciando una mancanza di trattamento efficace per le persone che hanno episodi depressivi. Ora un gruppo di scienziati australiani, tedeschi e americani ha dimostrato che chi ha una dieta di alta qualità, una dieta meno infiammatoria e/o un BMI basso (indice di massa corporea) può rispondere meglio ad un trattamento nutraceutico (quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute) aggiuntivo fornito come parte di una sperimentazione clinica. Questa è una buona notizia per le persone con disturbo bipolare, in quanto vi è un grande bisogno di trattamenti migliori per la fase depressiva del disturbo bipolare. Un totale di 133 partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a prendere una combinazione di nutraceutici (composti derivati ​​da alimenti come vitamine o minerali che trattano o prevengono una malattia o disordine) tra cui l’amminoacido antinfiammatorio n-acetilcisteina (NAC), o NAC da solo o un placebo (una pillola fittizia) per 16 settimane. I partecipanti hanno ricevuto il farmaco in studio oltre a qualsiasi trattamento stabile che stavano già ricevendo. I ricercatori hanno misurato il BMI all’inizio dello studio, quindi hanno misurato la depressione e il modo in cui una persona è in grado di funzionare nella vita di tutti i giorni. I ricercatori hanno valutato anche se un partecipante stava migliorando e, in tal caso, quanto, nelle successive 20 settimane. I partecipanti hanno compilato un questionario su ciò che di solito mangiano durante l’anno e i ricercatori hanno calcolato un punteggio di qualità della dieta, dove le diete buone includevano una dieta sana con tanta frutta e verdura, mentre diete di qualità inferiore avevano più grassi saturi, carboidrati raffinati e alcol. Questi tipi di diete sono stati quindi classificati come anti-infiammatori o pro-infiammatori a base di alimenti che influenzano l’infiammazione. Hanno scoperto che le persone che avevano una dieta di qualità migliore, una dieta con proprietà anti-infiammatorie o un BMI inferiore, hanno mostrato una risposta migliore al trattamento nutraceutico aggiuntivo rispetto a coloro che hanno riportato una dieta di bassa qualità, o una dieta che includa alimenti che promuovono l’infiammazione o che erano in sovrappeso. Questo significa che il trattamento per il disturbo bipolare dovrebbe tenere conto di ciò che una persona mangia e del peso. Questo risultato è statisticamente significativo, ma poiché lo studio non è stato specificamente progettato per testare l’effetto della qualità della dieta, diete infiammatorie e BMI sulla risposta ai farmaci in generale, è necessario vedere il lavoro replicato in uno studio più ampio prima che si possano formare conclusioni definitive. Questo è un lavoro interessante, che offre la possibilità che i pazienti con disturbo bipolare possano beneficiare di una dieta equilibrata. Tuttavia, è uno studio preliminare per cui c’è bisogno di ulteriori ricerche prima di poter pensare se ciò possa influire sulla pratica clinica.

Daniele Corbo

Bibliografia: The study will be presented at the 31st Congress of the European College of Neuropsychopharmacology.

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