Come nascono gli stereotipi

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Stereotypes (rocko iremashvili)

Studi recenti su come gli esseri umani pensano ai membri di altri gruppi sociali rivelano che i pregiudizi a volte operano al di fuori del nostro controllo cosciente. Viene definito pregiudizio implicito, la tendenza ad essere sospettosi nei confronti di persone che percepiamo come estranei o “non come noi” e probabilmente si è evoluta presto nei nostri antenati, quando piccoli gruppi di esseri umani si sono sfidati l’uno contro l’altro per risorse preziose come cibo e acqua. Oggi, la tendenza intrinseca del nostro cervello allo stereotipo può portare a discriminazione, ingiustizia e conflitto. Orme Svelate che, tra le proprie missioni, ha anche quella di combattere lo stigma intorno a chi soffre di disagio mentale è molto sensibile a tale approfondimento. In una review pubblicata nella rivista Trends in Cognitive Science dei ricercatori di Harvard descrivono come la stimolazione cerebrale non invasiva – una tecnica che ha aperto la strada per svelare i segreti del cervello – potrebbe far luce sulla neurobiologia alla base dei pregiudizi impliciti. Inoltre, gli autori suggeriscono che la tecnica può essere utilizzata anche per valutare potenziali interventi comportamentali volti a ridurre stereotipi e pratiche discriminatorie. Nella stimolazione cerebrale non invasiva, una corrente elettrica applicata all’esterno del cranio influenza l’attività delle cellule cerebrali. I neuroscienziati applicano la corrente ai partecipanti della ricerca mentre svolgono compiti mentali – compilando un cruciverba, per esempio – per determinare se una determinata regione del cervello è coinvolta in quel compito. A differenza delle tecniche di brain imaging tradizionali, la stimolazione cerebrale non invasiva può avere un impatto direttamente sull’attività cerebrale e fornire la prova che le regioni specifiche del cervello sono collegate a comportamenti sociali specifici – in questo caso, atteggiamenti e stereotipi nei confronti di gruppi che variano per caratteristiche sociali, come razza ed etnia. Modulare l’attività cerebrale in queste regioni può produrre intuizioni rilevanti per le nostre società moderne e più diverse – in cui le nostre primitive alleanze di gruppo possono essere in conflitto anche con i propri standard di pari opportunità, equità e giustizia. Nella loro review, gli autori considerano le pubblicazioni degli investigatori che hanno somministrato il test di bias implicito ben convalidato, in cui i partecipanti ordinano rapidamente le parole relative alle caratteristiche sociali (“obesi” o “magro”, per esempio) con parole che esprimono un giudizio di valore (come ” pigro “o” buono “) mentre si sottopone a stimolazione cerebrale non invasiva. Uno di questi studi ha dimostrato che la stimolazione del lobo temporale anteriore del cervello riduceva l’associazione stereotipata dei partecipanti tra “arabo” e “terrorista”. Un altro esperimento riduceva le implicite associazioni cognitive tra “maschile” e “scienza” e “femmina” e “umanità”. Le credenze sociali riflettono associazioni fortemente radicate nei nostri cervelli, e il loro cambiamento probabilmente comporterà la riconfigurazione dei loro processi biologici sottostanti. Nessun intervento comportamentale progettato per spostare le convinzioni sociali finora – come l’addestramento all’empatia – ha prodotto effetti robusti e duraturi. Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva possono fornire intuizioni che possono aiutare a soddisfare il bisogno urgente nella nostra società di comprendere meglio il nostro comportamento sociale affinché le dinamiche interpersonali siano aderenti alla realtà e non restino intrappolate in schemi ancestrali.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Studying Implicit Social Cognition with Noninvasive Brain Stimulation” by Maddalena Marini, Mahzarin R. Banaji, and Alvaro Pascual-Leone in Trends in Cognitive Sciences. Published September 1 2018.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Articolo interessante, come tanti altri del resto. Però l’asserzione “la tecnica può essere utilizzata anche per valutare potenziali interventi comportamentali volti a ridurre stereotipi e pratiche discriminatorie” mi lascia un po’ perplessa: primo perché sarebbe una manipolazione che lederebbe la libertà umana (positiva o negativa che gfosse, ma chi lo può giudicare se è negativa o positiva?), secondo perché (secondo me) prefigura una forma di alienazione di fatto per la persona. Forse sono troppo pessimista?

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    1. Grazie per il commento e per i complimenti. Con quell’asserzione indicavo quelle convinzioni e comportamenti che non fanno parte realmente della persona. Lo stereotipo è qualcosa di acquisito, per paura, pigrizia mentale o superficialità nel giudizio, che appunto nasce ma non è insito in noi. La tecnica non deve violentare il pensiero o la psiche (tipo “Arancia meccanica” per intenderci) ma offrire la possibilità di vedere la realtà per quella che è e permettere decisioni più consapevoli.

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      1. Chiarito tutto! Grazie.

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