La realtà virtuale potrebbe incoraggiare ad essere empatici

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Virtual Reality (Wilmer Aderbert)

Secondo uno studio della Stanford University, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, la realtà virtuale potrebbe essere uno strumento utile per incoraggiare l’empatia, comportamenti utili e atteggiamenti positivi verso gruppi emarginati. L’empatia, la capacità di condividere e comprendere le emozioni degli altri, incoraggia comportamenti altruistici o utili. Tradizionalmente, i ricercatori hanno indotto l’empatia nei compiti di presa di prospettiva: chiedere ai partecipanti allo studio di immaginare come sarebbe essere qualcun altro in circostanze specifiche. Gli autori di questo studio hanno studiato se i sistemi di realtà virtuale (VR) potrebbero aiutare tale presa di prospettiva. Nei loro esperimenti, che hanno coinvolto più di 500 partecipanti, un gruppo di controllo di partecipanti ha letto solo le informazioni sui senzatetto, mentre altri gruppi hanno completato un lavoro prospettico leggendo una narrazione sui senzatetto, sperimentando la narrazione in modo interattivo in 2D su un computer o sperimentando la narrativa usando VR. Gli autori hanno scoperto che i partecipanti a qualsiasi attività di presa di prospettiva dicevano di sentirsi più empatici rispetto a quelli che leggevano semplicemente le informazioni. Quando è stato chiesto di firmare una petizione per sostenere le popolazioni senzatetto, i partecipanti alla VR erano anche più inclini a firmare rispetto ai partecipanti alle attività di lettura narrativa o computer. I partecipanti al compito di lettura delle informazioni hanno anche firmato la petizione con la frequenza con cui i partecipanti alla VR hanno indicato che gli interventi guidati dai fatti possono anche avere successo nella promozione di comportamenti prosociali. Le indagini di follow-up hanno anche indicato effetti positivi più duraturi sull’empatia, fino a otto settimane, per i partecipanti al compito VR piuttosto che per quelli nel compito di lettura narrativa. Questa ricerca suggerisce che la VR potrebbe essere uno strumento utile per promuovere l’empatia e comportamenti utili, inoltre il principale punto di partenza di questa ricerca è che prendere la prospettiva degli altri nella realtà virtuale (VR), in questo caso la prospettiva di un senzatetto, produce più empatia e comportamenti prosociali immediatamente dopo l’esperienza VR e migliori attitudini verso il senzatetto nel corso di due mesi rispetto a un tradizionale compito di assunzione di prospettive.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Building long-term empathy: A large-scale comparison of traditional and virtual reality perspective-taking” by Fernanda Herrera , Jeremy Bailenson, Erika Weisz, Elise Ogle, and Jamil Zaki in PLOS ONE. Published October 17 2018.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. redbavon ha detto:

    Mi lascia meravigliato sempre dall’utilizzo scientifico dei dispositivi usualmente utilizzati nei videogiochi come in questo caso l’Oculus Rift DK2. Ho scritto di alcune applicazioni in campo scientifico e terapeutico dei videogiochi e, a mio avviso, questa in VR è davvero impressionante perché agisce sul fronte emotivo. Grazie anche per avere citato la fonte: e’ molto interessante.

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    1. La scienza deve far propria tutta la tecnologia possibile per arrivare la conoscenza e per tentare nuove strade terapeutiche. Grazie mille per il tuo commento (negli articoli scientifici inserisco sempre la fonte perché, da scienziato, lo trovo necessario)

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      1. redbavon ha detto:

        Anche io lo auspico, tuttavia spesso anche la ricerca scientifica (o meglio certi ricercatori) è preda di strumentalizzazioni e alimenta pregiudizi sopratutto nei confronti dei videogiochi. Chiaramente questi ultimi hanno subito eco sui media. A partire dalla fine degli anni Ottanta in poi è stata una costante (ne sto scrivendo in questo periodo). Qualcosa sta cambiando grazie all’approccio dei c.d “serious game” e ad applicazioni che hai appena descritto.
        Anche io inserisco le fonti, per me è un’opportunità è uno stimolo ad approfondire e a farsi un’opinione propria, anche differente dalla mia. E magari generatrice di uno scambio. Pochi apprezzano, ancora meno cliccano sui link alle fonti che inserisco.

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      2. L’unica raccomandazione che sono solito fare, rispetto a tutti dispositivi elettronici (smartphone, videogiochi, tv, ecc..) è non esagerare con le ore che si dedicano. Una passeggiata nel verde, magari in compagnia, resta sempre qualcosa di necessario. La tecnologia deve sempre andare avanti, mantenendo le sane abitudini ancestrali. Ritengo il tuo blog molto serio ed interessante e spero che avrai sempre più diffusione.

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      3. redbavon ha detto:

        Il buon senso e l’equilibrio come in tutte le cose, sembra banale ricordarlo ma a guardare le statistiche di utilizzo degli smartphone sembra che dopotutto non siano così banali. Tanto che si affacciano nuove malattie o disturbi collegate all’utilizzo degli smartphone. È già successo con i videogiochi come la “Motion sickness” e l’epilessia fotosensibile, per citarne due specifiche.
        Grazie per l’apprezzamento per la mia webbettola. È solo una taverna in cui si incrociano storie e persone. Alcune volte ne nascono interessanti scambi come il nostro. Ciao.

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