Effetti dei traumi alla testa negli sport da contatto

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Non è raro che, facendo sport, ci si ritrovi all’ospedale perché vittima di una botta alla testa; in genere, dopo lo spavento, ci si fa una risata e si pensa che normalmente si possa ritornare a giocare di nuovo e magari prendere altri colpi. In realtà ci sono stati sempre più casi che confermano che colpi ripetuti alla testa hanno conseguenze per tutta la vita per i giocatori di football, ma un nuovo studio di Orlando Health in collaborazione con il Concussion Neuroimaging Consortium trova prove di effetti duraturi da lesioni alla testa ad un’età molto più giovane del previsto. Lo studio ha testato biomarcatori nel sangue chiamati microRNA e ha scoperto che i giocatori di football del college avevano livelli elevati di questi biomarcatori che indicano commozioni cerebrali prima dell’inizio della stagione. È stato piuttosto scioccante sapere che i biomarcatori erano alti prima ancora che fossero coinvolti in un colpo solo durante la stagione. Questo suggerisce che gli effetti delle lesioni alla testa passate persistono nel tempo. I ricercatori hanno anche condotto test cognitivi con ogni partecipante allo studio prima e dopo la stagione e hanno scoperto che coloro che avevano difficoltà con l’equilibrio e la memoria avevano livelli più alti di biomarcatori. Alcuni di questi giocatori non erano mai stati diagnosticati con una commozione cerebrale, ma avevano ancora livelli elevati di biomarker nel sangue, che indicavano probabilmente lesioni alla testa che non erano abbastanza gravi da essere diagnosticate clinicamente, ma causavano comunque danni. Queste ferite sono anche conosciute come lesioni subconcussive. Questi biomarcatori possono potenzialmente aiutare a identificare quelle ferite alla testa meno gravi in ​​modo che i giocatori possano ottenere il trattamento adeguato. Speriamo che i biomarcatori ci forniranno un numero sulla quantità di lesioni, piuttosto che dire se si tratti di una commozione cerebrale o meno. Si può dire a questi giocatori se sì può vedere che hanno avuto un trauma perché i livelli dei biomarcatori sono elevati, e quindi aiutarli. Mentre i protocolli di concussione e il miglioramento delle attrezzature hanno aiutato negli ultimi anni, questa nuova ricerca mostra quanto sia importante monitorare la salute del cervello dei giocatori e capire come i colpi continui possano portare a problemi cronici. C’è molta più consapevolezza riguardo agli infortuni alla testa di quanto non fosse una volta, e tocca a ciascun genitore fare la propria ricerca e parlare con allenatori e preparatori atletici. I ricercatori si stanno unendo per esaminare questo problema. Una volta che siamo consapevoli dei pericoli e dei rischi, possiamo prendere provvedimenti per ridurli al minimo e mantenere lo sport come dovrebbe, un’attività salutare per cui tutti possano partecipare. Le preoccupazioni per la salute facevano parte della decisione del giocatore di football americano Austen Rankin di appendere le scarpe al chiodo nel bel mezzo della sua carriera universitaria. E’ stato allarmato da una commozione cerebrale una volta all’università, ma dice che probabilmente ha avuto commozioni cerebrali mentre giocava a football da ragazzo che non erano stati diagnosticati. Essere feriti è stato visto come una parte del gioco. Quando prendi un duro colpo, ti alzi, ti scrolli e continui. Credi di non avere avuto niente, ma per la tua tuesta non è così. Austen ora è un allenatore ed aiuta ad educare gli altri giocatori a proteggersi e giocare in modo intelligente. Può essere davvero difficile mettere da parte il tuo amore per il gioco e mettere al primo posto la tua salute. In futuro, i test per questi biomarcatori di microRNA serviranno potenzialmente come misure di stato neurocognitivo e aiuteranno a identificare gli atleti a rischio per monitorarli più da vicino in modo da ottenere il trattamento di cui hanno bisogno in anticipo. Questo studio è applicabile a tutti gli sport di contatto ed è un chiaro invito a non sottovalutare i danni da traumi cranici, la vita vale più del divertimento in uno sport, o quantomeno attuare misure per tutelare la propria testa.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Elevations in MicroRNA Biomarkers in Serum Are Associated with Measures of Concussion, Neurocognitive Function and Subconcussive Trauma over a single NCAA Division I Season in Collegiate Football Players” by Dr. Linda Papa, Dr. Semyon Slobounov, Dr. Hans BreiterMs. Alexa WalterMr. Tim BreamDr. Peter SeidenbergDr. Julian E BailesDr. Stephen BravoDr. Brian JohnsonDr. David KaufmanDr. Dennis L. Molfese; Prof. Thomas M. Talavage, Prof. David C Zhu, Dr. Barbara Knollmann-Ritschel, and Dr. Manish Bhomia in Journal of Neurotrauma. Published October 20 2018.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Capita proprio a fagiuolo questo tuo articolo: nel mio paese un ragazzo giocando tra amici a calcio cadendo ha preso una botta in testa ed ha perso conoscenza; poco dopo si è ripreso ma non ricordava cosa fosse successo ma neppure come fosse arrivato lì e non era neppure in grado di utilizzare il proprio smartphone. Questo ragazzo è stato ricoverato dopo la TAC ma non è stato rilevato nulla se non una commozione cerebrale. Ecco, lui dopo una nottata non è ancora stato dimesso ma non so esattamente quali siano le sue condizioni attuali.

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    1. Succede molto spesso, purtroppo…il problema è che poi ci si riprende e si crede che non sia successo nulla, ma non è così!

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      1. Le perle di R. ha detto:

        E come bisognerebbe comportarsi invece, Daniele?

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      2. Continuare a monitorare la situazione e fare indagini più approfondite e soprattutto fare di tutto per evitare altri urti alla testa.

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      3. Le perle di R. ha detto:

        Grazie mille 😊

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  2. Rain ha detto:

    Questo non lo leggo, perdonami.. sono terrorizzata dai traumi cerebrali.. me ne sono fatti di monitoraggi a 3, 12, 24 e 72 ore per ogni minima caduta di mio figlio!

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    1. Scusami, mi dispiace se ti ho destabilizzata… Non leggerlo allora

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      1. Rain ha detto:

        Tranquillo.. passo oltre.. è una mia fobia, probabilmente perchè i miei erano fissati con questo timore!

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