Le persone sono più brave a ricordare i nomi piuttosto che i volti

17 Conjured Faces (Ian Summers)

Con l’avvicinarsi della stagione delle feste natalizie, ci saranno molte opportunità per rivivere la familiare, e terribilmente imbarazzante, situazione sociale di non essere in grado di ricordare il nome di un conoscente. Questa esperienza porta molti di noi a credere che siamo terribili nel ricordare i nomi. Tuttavia, una nuova ricerca ha rivelato che questa intuizione è fuorviante; in realtà siamo più bravi a ricordare i nomi che i volti. Gli autori dello studio, dell’Università di York, suggeriscono che quando ci critichiamo per aver dimenticato il nome di qualcuno stiamo ponendo richieste ingiuste sul nostro cervello. Ricordare il volto di una persona in questa situazione si basa sul riconoscimento, ma ricordare il loro nome è una questione di richiamo, ed è già noto che gli esseri umani sono molto più bravi nel primo rispetto al secondo. I ricercatori sottolineano anche che ci rendiamo conto solo di aver dimenticato un nome quando abbiamo già riconosciuto il volto. Raramente dobbiamo affrontare il problema di conoscere un nome, ma non un volto – rimanendo beatamente inconsapevoli delle innumerevoli facce che dovremmo riconoscere, ma passiamo direttamente sulla strada. Per lo studio, i ricercatori hanno progettato un “giusto test”, mettendo i nomi contro i volti su un piano di parità. Hanno messo in piedi un esperimento per mettere uguali richieste sulla capacità dei partecipanti di ricordare volti e nomi testando entrambi in un gioco di riconoscimento. I risultati hanno mostrato che i partecipanti hanno ottenuto punteggi costantemente più elevati nel ricordare i nomi rispetto ai volti – riconoscendo solo il 64% dei volti e fino all’83% dei nomi nei test. Il nostro studio suggerisce che, mentre molte persone possono essere meno brave nel ricordare i nomi, è probabile che siano ancora peggio nel ricordare i volti. Ciò sorprenderà molte persone in quanto contraddice la nostra comprensione intuitiva. Le nostre esperienze di vita con nomi e volti ci hanno fuorviato su come funziona la nostra mente, ma se eliminiamo i doppi standard che stiamo mettendo in memoria, iniziamo a vedere un’immagine diversa. Per lo studio, ai partecipanti è stato dato un periodo di tempo assegnato per memorizzare volti e nomi sconosciuti e quindi testato su quelli che pensavano di aver visto prima. I ricercatori hanno poi ripetuto il test, ma questa volta hanno complicato l’esperimento mostrando ai partecipanti diverse immagini delle stesse facce e dei nomi in caratteri tipografici diversi. Questo per rendere il test il più realistico possibile, poiché i volti reali appaiono in modo leggermente diverso, a causa di fattori come l’illuminazione e l’acconciatura, ogni volta che li vedi. In media, i partecipanti hanno riconosciuto il 73% dei volti quando hanno mostrato la stessa foto e il 64% quando hanno mostrato una foto diversa. D’altra parte, hanno riconosciuto l’85% dei nomi presentati nello stesso formato e l’83% in diversi tipi di carattere e dimensioni. Quando i ricercatori hanno presentato volti e nomi di personaggi famosi, i partecipanti hanno ottenuto un punteggio molto più equilibrato, riconoscendo più o meno lo stesso numero di volti dei nomi. I risultati mostrano che siamo particolarmente cattivi nel riconoscere volti sconosciuti, ma anche con volti e nomi che abbiamo incontrato prima, non otteniamo prestazioni migliori nel riconoscere i volti che i nomi in qualsiasi momento. Conoscere la faccia di qualcuno, ma non ricordare il loro nome è un fenomeno quotidiano. La nostra reazione istintiva consiste nel dire che i nomi devono essere più difficili da memorizzare dei volti, ma i ricercatori non sono mai stati in grado di trovare una spiegazione convincente sul perché possa essere così. Questo studio suggerisce una soluzione a questo problema dimostrando che in realtà è esattamente il contrario.

Daniele Corbo

Bibliografia: “I recognise your name but I can’t remember your face: an advantage for names in recognition memory” by Mike Burton, Rob Jenkins, and David J Robertson in Quarterly Journal of Experimental Psychology. Published November 14 2018.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    È una scoperta che inizialmente può sembrare strana ma, leggendo si fa più chiara: complimenti all’autore dell’articolo anche 😉

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    1. Grazie cara Rita🤗! È strana ma molto interessante, anche perché contraddice una convinzione comune.

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  2. Rain ha detto:

    E questo conferma che non sono un essere umano 😀

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    1. Ahahahah sempre esagerata! 😁

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      1. Rain ha detto:

        Allora spiega come mai io ricordo tutti i nomi e nessun volto 😂

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      2. E i nomi non li associ ai volti?

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      3. Rain ha detto:

        Si ma faccio il procedimento contrario… Ricordo i nomi ma i volti li associo solo successivamente… Comunque ho pensato parecchio al tuo post… interessante come si distorca la realtà in base a ciò a cui presentiamo attenzione: si crede di riconoscere un volto solo perché se ne ricorda l’immagine, ma è davvero conoscenza se non si sa altro di lui?

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      4. No, è una conoscenza soggettiva, dettata dall’interesse personale o dall’attenzione ad un dettaglio che si ritiene più significativo

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      5. Rain ha detto:

        Mi riferivo al fatto che si creda di conoscere una cosa, il volto, solo perché lo si trova familiare. Mentre conoscere implica ben altro, almeno il nome correlato appunto

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  3. auacollage ha detto:

    adesso gli stereotipi fan sembrare tutti uguali ( vedo in palestra i ragazzi con barbone e occhiali neri con montatura spessa. ce ne sono 3 tutti sul castano rossiccio….pressochè identici. li riconosco dai tatauggi.).
    Io mi ricordo i volti, la voce i nomi: mai!

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    1. Effettivamente l’omologazione sta impoverendo la nostra società, schiaccia le singole personalità

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