Perché i monitor distruggono il sonno

sleep in landfill (antonio mele)
sleep in landfill (antonio mele)

Per la maggior parte, il tempo trascorso a fissare gli schermi, su computer, telefoni, iPad, costituisce molte ore e può spesso interrompere il sonno. Ora, i ricercatori del Salk Institute hanno individuato il modo in cui certe cellule nel processo visivo si attivano e ripristinano i nostri orologi interni, i cicli giornalieri di processi fisiologici noti come ritmo circadiano. Quando queste cellule vengono esposte alla luce artificiale fino a tarda notte, i nostri orologi interni possono essere confusi, causando una serie di problemi di salute. I risultati, pubblicati in Cell Reports , possono aiutare a portare a nuovi trattamenti per l’emicrania, l’insonnia, il jet lag e i disturbi del ritmo circadiano, che sono stati legati a disfunzione cognitiva, cancro, obesità insulino-resistenza, sindrome metabolica e altro. Siamo continuamente esposti alla luce artificiale, sia dal momento dello schermo, passando la giornata in casa o rimanendo svegli a notte fonda. Questo stile di vita causa interruzioni ai nostri ritmi circadiani e ha conseguenze deleterie sulla salute. La parte posteriore dei nostri occhi contiene una membrana sensoriale chiamata retina, il cui strato più interno contiene una piccola sottopopolazione di cellule sensibili alla luce che funzionano come pixel in una fotocamera digitale. Quando queste cellule sono esposte alla luce, una proteina chiamata melanopsina si rigenera continuamente al loro interno, segnalando i livelli di luce ambientale direttamente al cervello per regolare la coscienza, il sonno e la vigilanza. La melanopsina gioca un ruolo fondamentale nella sincronizzazione dell’orologio interno dopo 10 minuti di illuminazione e, in condizioni di luce intensa, sopprime l’ormone melatonina, responsabile della regolazione del sonno. Rispetto ad altre cellule sensibili alla luce nell’occhio, le cellule di melanopsina rispondono fino a quando la luce dura, o anche qualche secondo più a lungo. Questo è fondamentale, perché i nostri orologi circadiani sono progettati per rispondere solo a un’illuminazione prolungata. Nel nuovo lavoro, i ricercatori di Salk hanno utilizzato strumenti molecolari per attivare la produzione di melanopsina nelle cellule della retina nei topi. Hanno scoperto che alcune di queste cellule hanno la capacità di sostenere le risposte di luce quando vengono esposte a ripetuti impulsi di luce lunghi, mentre altri diventano desensibilizzati. La saggezza convenzionale ha affermato che le proteine chiamate arrestine, che bloccano l’attività di alcuni recettori, dovrebbero arrestare la risposta fotosensibile delle cellule entro pochi secondi dall’accensione delle luci. I ricercatori sono rimasti sorpresi nel constatare che le arrestine sono infatti necessare per continuare a rispondere alla luce prolungata della melanopsina. Nei topi privi di entrambe le versioni della proteina arrestina (beta arrestina 1 e beta arrestina 2), le cellule retiniche che producono melanopsina non sono riuscite a sostenere la loro sensibilità alla luce in caso di illuminazione prolungata. Il motivo, si scopre, è che l’arrestina aiuta la melanopsina a rigenerarsi nelle cellule retiniche. Questo studio suggerisce che le due arrestine realizzano la rigenerazione della melanopsina in un modo particolare. Un’arrestina fa il suo lavoro convenzionale di arrestare la risposta, e l’altra aiuta la proteina melanopsina a ricaricare il suo co-fattore retinico sensibile alla luce. Quando questi due passaggi vengono eseguiti in rapida successione, la cellula sembra rispondere continuamente alla luce. Comprendendo meglio le interazioni della melanopsina nel corpo e di come gli occhi reagiscono alla luce, si spera di trovare nuovi bersagli per contrastare i ritmi circadiani distorti dovuti, ad esempio, all’illuminazione artificiale. In precedenza, il team di ricerca ha scoperto che le sostanze chimiche chiamate opsinamidi potrebbero bloccare l’attività della melanopsina nei topi senza comprometterne la visione, offrendo una potenziale via terapeutica per affrontare l’ipersensibilità alla luce sperimentata da chi soffre di emicrania. Successivamente, i ricercatori mirano a trovare modi per influenzare la melanopsina per ripristinare gli orologi interni e aiutare con l’insonnia.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Sustained Melanopsin Photoresponse Is Supported by Specific Roles of β-Arrestin 1 and 2 in Deactivation and Regeneration of Photopigment” by Ludovic S. Mure, Megumi Hatori, Kiersten Ruda, Giorgia Benegiamo, James Demas, and Satchidananda Panda in Cell Reports. Published November 27 2018.

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. annaecamilla ha detto:

    Grazie articolo utilissimo❤️

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    1. Grazie 😊buona giornata! 😘

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      1. annaecamilla ha detto:

        Grazie anche a te 😘

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  2. Antonella Lallo ha detto:

    L’ha ribloggato su Antonella Lallo.

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  3. Sara Provasi ha detto:

    Su ogni mio dispositivo ho impostato la luce giallina o rosina che protegge gli occhi, la tengo anche di giorno!
    Sul dormire invece è proprio vedere film o video che mi concilia il sonno! 😀

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  4. Sara Provasi ha detto:

    Però ripensandoci succede solo se li tengo a distanza e mi rilasso nel guardare qualcosa… se mi metto a scrivere al pc o telefono già mi attivo e stresso di più, infatti dopo cena di base smetto di usare il pc e scrivo il minimo al telefono!

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      1. Sara Provasi ha detto:

        Grazie! 😀😊

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