Lingua nativa e memoria di lavoro

Un gruppo di ricerca, che include psicologi, linguisti e biologi di cinque paesi diversi, ha viaggiato in tutto il mondo per eseguire test della memoria in otto diverse culture umane che parlano lingue diverse.

the word- memory (petros batsiaris)

La parte migliore di questo progetto è stata quella di attraversare deserti e mari per raggiungere persone straordinarie che parlano le lingue più meravigliose di sempre e sanno che queste lingue possono offrire loro una visione unica di il mondo. La relazione tra linguaggio e pensiero è controversa. Un’ipotesi è che il linguaggio promuova le abitudini di elaborazione delle informazioni che vengono mantenute anche in domini non linguistici. Le lingue, per esempio, variano nella loro direzione di ramificazione. Nei tipici linguaggi RB (right-branching), come in italiano, la testa della frase di solito viene prima, seguita da una sequenza di modificatori che forniscono informazioni aggiuntive sulla testa (ad esempio “l’uomo che era seduto alla fermata dell’autobus”). Al contrario, nelle lingue con branching a sinistra (LB), come il giapponese, i modificatori generalmente precedono le teste (ad esempio “chi era seduto alla fermata dell’autobus, l’uomo”). Nei linguaggi RB, i relatori potrebbero elaborare le informazioni in modo incrementale, dato che le teste vengono presentate per prime e i modificatori raramente influenzano le decisioni di analisi precedenti. Al contrario, le strutture LB possono essere altamente ambigue fino alla fine, perché i modificatori iniziali acquisiscono spesso un significato chiaro solo dopo che la testa è stata analizzata. Pertanto, gli oratori LB potrebbero aver bisogno di conservare i modificatori iniziali nella memoria di lavoro fino a quando non si incontra la testa per comprendere la frase. Fornendo ai partecipanti una serie di compiti classici di memoria, il team di ricerca potrebbe confrontare le loro prestazioni quando richiama parole, numeri e stimoli spaziali. La scoperta principale dello studio è che gli oratori di ramificazione sinistra erano più bravi a ricordare gli stimoli iniziali attraverso compiti di memoria di lavoro verbale e non verbale, probabilmente perché la comprensione della frase in tempo reale si basa pesantemente sul mantenimento delle informazioni iniziali in linguaggio LB, ma non nelle lingue RB lingue. La principale novità di questo studio è che il collegamento tra linguaggio e pensiero potrebbe non essere solo limitato alle rappresentazioni concettuali e ai pregiudizi semantici, ma piuttosto estendersi alla sintassi e al suo ruolo nel nostro modo di elaborare le informazioni sequenziali. La lingua che parliamo influisce sul modo in cui elaboriamo, memorizziamo e recuperiamo informazioni. Il fatto che la ramificazione e l’ordine delle parole possano essere collegati a un processo cognitivo così fondamentale come la memoria apre nuove vie eccitanti per la ricerca psicolinguistica verso l’espansione del pool di lingue e popolazioni indagate. Che dire della memoria di lavoro degli oratori di lingue con branching misto o ordine di parole libero? Troveremmo persone ugualmente brave a ricordare gli articoli iniziali e finali? E forse a ricordare gli oggetti nel mezzo? Con oltre 7000 lingue nel mondo, esiste uno strumento unico per studiare la relazione tra linguaggio e cognizione. Preservare e indagare la ricchezza di questa diversità non è solo etico, ma anche scientificamente cruciale per capire in ultima analisi quali fattori modellano il nostro modo di pensare e comprendere meglio la relazione tra linguaggio e pensiero.

Daniele Corbo

Bibliografia: “The word order of languages predicts native speakers’ working memory” by Federica Amici, Alex Sánchez-Amaro, Carla Sebastián-Enesco, Trix Cacchione, Matthias Allritz, Juan Salazar-Bonet & Federico Rossano in Scientific Reports. Published February 4 2019.

19 commenti Aggiungi il tuo

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Com’è interessante!

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  2. Rain ha detto:

    Un’altra cosa ho notato a proposito delle lingue: cambio umore a seconda della lingua in cui penso.. suggestione o realtà?

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    1. La suggestione è una realtà mentale… Credo che la lingua in cui pensi ti faccia fare percorsi mentali differenti che ti portano a cambiare umore.

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      1. Rain ha detto:

        A istinto lo penso anch’io.. ma ho anche il dubbio che semplicemente riaccenda sensazioni felici

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      2. Si, certamente è anche questo. La mente è complessa per cui non bisogna mai essere riduzionisti

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      3. Rain ha detto:

        Io sono il contrario del riduzionismo, direi!

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      4. Forse a volte esageri😅

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      5. Rain ha detto:

        Perchè? La realtà è così molteplice…

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      6. Per questo a volte modellizzarla un pochino la rende più comprensibile. Altrimenti rischia di essere inaccessibile

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      7. Rain ha detto:

        La preferisco inaccessibile ma non artefatta

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      8. Se si è consapevoli del fatto che una raffinata modellizzazione non è comunque la realtà, ma solo un modo per avvicinarsi alla sua conoscenza, non è artefatta

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      9. Rain ha detto:

        Ma se non è reale perché dovrebbe interessarmi?

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      10. Non è che non sia reale, è una parte della realtà

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      11. Rain ha detto:

        Non mi basta, lo sai

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      12. Bisogna partire da qualcosa

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      13. Rain ha detto:

        Sono già partita, ma in un’altra direzione

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