Non tutto il sonno è uguale per il cervello

Una nuova ricerca mostra come la profondità del sonno possa influire sulla capacità del nostro cervello di lavare in modo efficiente rifiuti e proteine ​​tossiche. Poiché il sonno spesso diventa sempre più leggero e più disturbato man mano che si invecchia, lo studio rafforza e potenzialmente spiega i legami tra invecchiamento, privazione del sonno e aumento del rischio di malattia di Alzheimer. Il sonno è fondamentale per la funzione del sistema di rimozione dei rifiuti del cervello e questo studio dimostra che più profondo è il sonno, meglio è. Questi risultati aggiungono anche alla sempre più chiara evidenza che la qualità del sonno o la privazione del sonno possono predire l’insorgenza di Alzheimer e demenza. Lo studio, che appare sulla rivista Science Advances, indica che l’attività lenta e costante del cervello e cardiopolmonare associata al sonno profondo non-REM sono ottimali per la funzione del sistema glicinfatico, il processo unico del cervello di rimuovere i rifiuti. I risultati possono anche spiegare perché alcune forme di anestesia possono portare a deterioramento cognitivo negli anziani. Il sistema glicinfatico, precedentemente sconosciuto, è stato descritto per la prima volta nel 2012. Prima di questo, gli scienziati non avevano compreso appieno come il cervello, che mantiene il proprio ecosistema chiuso, potesse eliminare i rifiuti. Lo studio ha rivelato un sistema di tubature che trasporta sui vasi sanguigni e pompa il liquido spinale cerebrale (CSF) attraverso il tessuto cerebrale per lavare via i rifiuti. Uno studio successivo ha dimostrato che questo sistema funziona principalmente mentre dormiamo. Poiché l’accumulo di proteine ​​tossiche come la beta amiloide e la tau nel cervello sono associate alla malattia di Alzheimer, i ricercatori hanno ipotizzato che la compromissione del sistema glicinfatico dovuta al sonno interrotto potrebbe essere un fattore scatenante della malattia. Questo quadra con osservazioni cliniche che mostrano un’associazione tra privazione del sonno e aumento del rischio per l’Alzheimer. Nel presente studio, i ricercatori hanno condotto esperimenti con topi anestetizzati con sei diversi regimi anestetici. Mentre gli animali erano sotto anestesia, i ricercatori hanno monitorato l’attività elettrica cerebrale, l’attività cardiovascolare e il flusso di pulizia del liquido cerebrospinale attraverso il cervello. Il team ha osservato che una combinazione dei farmaci ketamina e xilazina (K/X) ha più strettamente replicato l’attività elettrica lenta e costante nel cervello e la frequenza cardiaca rallentata associata al sonno profondo non-REM. Inoltre, l’attività elettrica nel cervello dei topi somministrati con K/X sembrava essere ottimale per il funzionamento del sistema glicinfatico. Le onde sincronizzate dell’attività neurale durante il sonno profondo ad onde lente, in particolare i pattern di attivazione che si muovono dalla parte anteriore del cervello alla parte posteriore, coincidono con ciò che sappiamo del flusso di CSF nel sistema glicinfatico. Sembra che le sostanze chimiche coinvolte nella combustione dei neuroni, vale a dire gli ioni, guidino un processo di osmosi che aiuta a tirare il fluido attraverso il tessuto cerebrale. Lo studio solleva alcune importanti questioni cliniche. Rafforza ulteriormente il legame tra sonno, invecchiamento e malattia di Alzheimer. È noto che con l’avanzare dell’età diventa più difficile ottenere costantemente un sonno profondo non-REM, e lo studio rafforza l’importanza del sonno profondo per il corretto funzionamento del sistema glicinfatico. Lo studio dimostra anche che il sistema glicinfatico può essere manipolato migliorando il sonno, una scoperta che potrebbe indicare potenziali approcci clinici, come la terapia del sonno o altri metodi per aumentare la qualità del sonno, per le popolazioni a rischio. Inoltre, poiché molti dei composti utilizzati nello studio erano analoghi agli anestetici utilizzati in contesti clinici, lo studio mette anche in luce le difficoltà cognitive che i pazienti più anziani spesso subiscono dopo l’intervento chirurgico e suggerisce classi di farmaci che potrebbero essere utilizzati per evitare questo fenomeno. I topi nello studio che erano stati esposti ad anestetici che non inducevano una lenta attività cerebrale videro diminuire l’attività glicifatica. Il deterioramento cognitivo dopo l’anestesia e la chirurgia è un problema importante. Una percentuale significativa di pazienti anziani sottoposti a intervento chirurgico subisce un periodo postoperatorio di delirio o ha un peggioramento cognitivo nuovo o peggiorato alla dimissione.

Daniele Corbo

Bibliografia: The study will appear in Science Advances.

Immagine: Sweet Sleep (Michael King)

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonella Lallo ha detto:

    L’ha ribloggato su Antonella Lallo.

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  2. Laura Parise ha detto:

    E quondi? Quali sono in breve i comsigli per migliorare il nostro sonno? I lunghi pisolini pomeridiani possono essere deleteri sulla qualità del sonno notturno?

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    1. Assolutamente si! Per essere un sonno ristoratore bisogna scendere in una fase profonda quindi riposi pomeridiani brevi, non usare apparecchi elettronici prima di addormentarti, mangiare un pasto completo (carboidrati, grassi, verdure e proteine) ma leggero la sera e non fare sport la sera

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  3. redbavon ha detto:

    Sono praticamente un caso clinico: dormo poche ore e utilizzo il PC la sera per scrivere sul blog e leggere quello degli altri.
    Grazie per l’esaustiva spiegazione.

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    1. Non sei un caso isolato, ormai il sonno di qualità sta diventando un bene prezioso!

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